Quattordici anni tra i rivani, Don Dario. Cosa le hanno dato? Questo è il momento dei bilanci, dei ricordi

«Una città assai chiacchierona ma la solidarietà non manca mai»

15/09/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Quat­tordi­ci anni tra i rivani, Don Dario. Cosa le han­no dato? Questo è il momen­to dei bilan­ci, dei ricordi.«Mi sono trova­to subito bene. Anche carat­te­rial­mente: i rivani sono molto chi­ac­cheroni, qualche vol­ta dis­per­sivi, e qualche vol­ta si avvic­i­nano alla soluzione dei prob­le­mi sen­za mai toc­car­la. Ma nel momen­to del bisog­no san­no rim­boc­car­si le maniche. Anch’io sono fat­to un po’ così, non sono tan­to di rap­p­re­sen­tan­za. Ma mi pren­do come sono e agli altri mi offro così. Non ho molto ha inseg­nare, ma ho cer­ca­to di capire, di ascoltare la gente ed i suoi prob­le­mi. Le per­sone rap­p­re­sen­tano le mille maniere diverse per real­iz­zare quel­l’In­car­nazione in cui cre­do e che professo».Un’opera che riesce meglio in una cit­tà appar­ente­mente ric­ca come Riva?«Probabilmente sì, ma io mi sono ben guarda­to dal­l’adu­lare i poten­ti. Infat­ti me ne vado povero così come povero sono arriva­to. Ho chiesto sol­di soltan­to per l’O­ra­to­rio e mi han­no rispos­to con gen­erosità. Ma tut­ti, pro­prio tut­ti. Anche quel­li che non nav­igano nell’oro».Per questo abbi­amo defini­to Riva «appar­ente­mente ric­ca». In effet­ti ci risul­ta che non manchi­no i cosid­det­ti prob­le­mi sociali, l’emarginazione…«E’ vero. Però ci sono le risposte adeguate. Ed anche le isti­tuzioni fan­no bene la loro parte, cran­do un rap­por­to costrut­ti­vo con il mon­do eccle­si­as­ti­co. Mi viene in mente il sem­pre profi­c­uo inter­scam­bio tra Car­i­tas, Comune e Comprensorio».Lei ha attra­ver­sato l’es­pe­rien­za di tre sin­daci, Enzo Bas­set­ti, Clau­dio Moli­nari ed infine Cesare Mal­ossi­ni. Cosa ci può dire al riguardo.«Forse con Moli­nari mi ha un po’ fre­na­to la pre­oc­cu­pazione di sfruttare trop­po l’oc­ca­sione, data la vic­i­nan­za di con­vinzioni. Ma con tut­ti, nel­la chiarez­za dei rec­i­pro­ci ruoli, ho offer­to ed ottenu­to col­lab­o­razione. Chiaro che il par­ro­co non è il sin­da­co e viceversa».Ma comunque le sue idee, sul­la realtà polit­i­ca e sociale, anche il par­ro­co finisce per averle.«In quat­tordi­ci anni ho vis­to un con­tin­uo miglio­ra­men­to del­la cit­tà. Le sue ric­chezze sono il tur­is­mo e le indus­trie. E’ dif­fi­cile equi­li­brar­le, ma nel com­p­lesso ci sono rius­ci­ti molto bene. Altri­men­ti non ci sarebbe sta­to questo progresso»Una cit­tà da gustare, insomma.«Sicuramente. E’ bel­la Riva, anche se io, a dire il vero, non ho mai mes­so un piede nel lago e, per via del­la staz­za, non sono nem­meno mai sal­i­to sul Bastione».Altri ram­marichi da confessare?«Avrei volu­to essere più sin­odale, ma non ci sono rius­ci­to abbas­tan­za per lim­i­ti per­son­ali. Sono dis­or­di­na­to di carat­tere, pren­do dap­per­tut­to, forse troppe cose insieme. Ma con l’O­ra­to­rio, per esem­pio, mi pare d’aver sem­i­na­to bene. Adesso ci sono le con­dizioni per­chè la vita par­roc­chiale progredisca».Ricominciare per la terza vol­ta a ses­san­t’an­ni, a tessere rap­por­ti ed impara­re una realtà nuo­va, può essere problematico.«In questi giorni, sapen­do che par­to, mi fer­mano e mi salu­tano anche per­sone con cui in pas­sato ho avu­to poco a che fare. Voglio sper­are sia il riconosci­men­to di aver las­ci­a­to un segno».