Una divulgatrice della cultura italiana: Marthe Yvonne Lenoir

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Di Redazione
Giorgio Maria Cambié

Il sec­o­lo scor­so, nel­l’in­ter­val­lo fra le due guerre, la fre­quen­tazione del Gar­da subisce un cam­bi­a­men­to. Spari­ta la nobiltà mit­teleu­ro­pea, tra­vol­ta dal­la cadu­ta del Doppia Monar­chia, si ver­i­fi­ca una stasi di quel­lo che anda­va delin­e­an­dosi come il movi­men­to tur­is­ti­co ante lit­ter­am sul Gar­da. Spar­i­ti i nobili, le principesse, gli scrit­tori, i pit­tori mit­teleu­ropei che ave­vano cos­ti­tu­ito un’a­van­guardia di tur­isti di altissi­ma qual­ità che sog­gior­na­va al . Si speg­ne­va una gior­na­ta che non tornerà più.

Qualche ripresa del­l’in­ter­esse per il lago si ha da parte di let­terati france­si trasci­nati sul Bena­co dall’am­mi­razione per Gabriele d’An­nun­zio, allo­ra sog­gior­nante-reclu­so a Gar­done.

Un poeta e scrit­tore trenti­no-veronese, Lionel­lo Fiu­mi, che sog­giornò anche a Pari­gi facen­dosi stra­da nel milieu cul­tur­ale del­la cap­i­tale francese, oltre ad essere un vero press-agent del lago nel mon­do francese delle let­tere, volle chiedere agli autori suoi ami­ci che era­no sta­ti sul Gar­da i com­men­ti su queste vis­ite, che pub­blicò in tre arti­co­lesse sul­la riv­ista “il Gar­da” tra il 1927 e il 1928. Va nota­to che tut­ta ques­ta legione di scrit­tori è affas­ci­na­ta da d’An­nun­zio e molti sono quel­li che si recano in “pel­le­gri­nag­gio laico” alla dimo­ra del loro vate al Vit­to­ri­ale Tra questi “sco­pri­tori del Gar­da” una let­ter­a­ta: Marthe Yvonne Lenoir. Fiu­mi ne enu­mera le ben­e­meren­ze del­l’I­talia nei suoi lavori. Oltre ad essere tradut­trice “fedele e vivace” dei romanzi di Ada Negri, di A. Borgese, di Mil­ly Dan­do­lo, ella ave­va illus­tra­to al pub­bli­co francese i clas­si­ci del­la pit­tura ital­iana: dal Carpac­cio al Belli­ni, dal Ghib­er­ti al Del Sar­to e descrit­to le nos­tre cit­tà nel suo roman­zo “De la Dog­a­resse du Lys Rouge e fu a suo tem­po una vera divul­ga­trice delle let­tere ital­iane nel mon­do fran­co­fono che, si noti, al tem­po era quel­lo che tene­va ban­co nel­l’am­bi­ente delle let­tere.

Poco si conosce del­la sua biografia, non altret­tan­to nel­la sua opera che fu vas­ta: dalle traduzioni di autori ital­iani, di cui si è det­to, a numerosi lavori di teatro, romanzi e nov­el­le; “Chants d’ Apulie”, traduzione dei “Can­ti di Puglia” con pre­fazione di Man­ara Val­gimigli ed un vol­ume di sto­ria polit­i­ca che potrebbe pre­sentare inter­es­si anche oggi: “L’ Ital­ie con­tre l’Eu­rope”, tradot­to dal­l’i­tal­iano nel 1927.

Una vas­ta pro­duzione che si estende fino ad oltre la metà del sec­o­lo scor­so.

Ad un’ap­pas­sion­a­ta del­l’I­talia non pote­va man­care la conoscen­za de visu dei luoghi che descrive­va nelle sue opere: è in visi­ta ai laghi pre­alpi­ni ver­so la metà degli anni’20. Il suo com­men­to al Gar­da per Fiu­mi: , il più ameno dei tre gran­di spec­chi annidati nel girone del­l’Alpe ital­iana, il più indi­men­ti­ca­bile blu, più che azzur­ro, meglio che acciaio, mis­to inau­di­to di inda­co e di sole, io respiro anco­ra pen­san­do a te, l’aria viv­i­f­i­cante che dan­za ai pie­di dei mon­ti che ti cin­tu­ra­no di vio­lette e di rose.

Del­i­ca­to ricor­do liri­co delle sponde del Bena­co.

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