Tra scienza ed economia. Provincia e pescatori controllano la salute delle varie specie, intanto si punta a far apprezzare il prodotto. Calano paurosamente le alborelle nel lago ma il gamberetto killer è innocente

Una Dop per rilanciare il pesce

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

«Il pesce di lago non è a ris­chio di estinzione e non è sci­en­tifi­co col­le­gare la pre­sen­za del gam­beret­to Dikerogam­marus vil­lo­sus con il calo del pesca­to, in par­ti­co­lare del core­gone (o lavarel­lo), il cui trend in questi ulti­mi anni è anzi in cresci­ta». È ques­ta la con­vinzione di Ivano Con­for­ti­ni, itti­ol­o­go respon­s­abile del servizio cac­cia pesca del­la Provin­cia, pron­to a speg­nere l’allarme soll­e­va­to da uno stu­dio por­ta­to avan­ti dall’ di Pado­va e dal Museo civi­co di Verona in cui si par­la del­la peri­colosa azione pre­da­trice che sarebbe svol­ta anche da altri mol­luschi e crosta­cei, come la Dreis­se­na Polimor­pha, l’Orconectes Limo­sus e la Cor­bun­co­la Fulin­ea. Emerge comunque che se luc­ci e core­go­ni sono specie non a ris­chio, pre­oc­cu­pa molto, invece, la “perdi­ta” dell’alborella (l’aola), che incide moltissi­mo sul­la dimin­uzione del pesca­to. Quan­to allo stu­dio por­ta­to avan­ti a liv­el­lo di tesi di lau­rea, la Provin­cia pre­cisa di avervi con­tribuito a liv­el­lo orga­niz­za­ti­vo. Con­for­ti­ni, comunque, che di pesci sa prati­ca­mente tut­to, for­nisce una serie di dati estrap­o­lati sul­la base di quel­li for­ni­ti dal­la Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori di Gar­da. «In mer­i­to a quan­to appar­so nell’articolo sul cosid­det­to gam­beret­to killer, ci ten­go a pre­cis­are che si trat­ta di un pic­co­lo crostaceo del­la dimen­sione di cinque cen­timetri, che è sta­to seg­nala­to nel lago di Gar­da per la pri­ma vol­ta nel 2002, la cui pre­sen­za è mag­giore nel bas­so lago. È cer­ta­mente peri­coloso», spie­ga Con­for­ti­ni, «ma ha appe­na inizia­to la sua espan­sione dall’Europa dell’est e non siamo in gra­do di val­utare l’impatto che può avere sul­la nos­tra ittio­fau­na. Ques­ta è la pri­ma seg­nalazione in Italia, abbi­amo dati prove­ni­en­ti dall’America e dall’Europa e non è det­to siano ricon­ducibili alla nos­tra situ­azione. In ogni caso ques­ta specie non è nota in maniera suf­fi­ciente per pot­er fare una cor­re­lazione diret­ta con la pesca». «Il trend di decre­men­to del pesca­to, nell’ordine del 20 per cen­to cir­ca rispet­to agli anni ‘90 e anteceden­ti», pros­egue l’ittiolog, «è ril­evabile soprat­tut­to in con­seguen­za del­la perdi­ta dell’alborella, specie ormai di fat­to non più pesca­bile, quan­do un tem­po da sola rap­p­re­sen­ta­va più del 30 per cen­to del pesca­to totale. Tale decre­men­to, inizia­to a par­tire dal 2001, non sem­br­erebbe però imputabile alla pre­sen­za del gam­beret­to killer, in quan­to tale fenom­e­no risul­ta seg­nala­to ovunque, nei mag­giori laghi pre­alpi­ni. Purtrop­po le cause del­la scom­parsa dell’alborella, che pre­oc­cu­pa molto, non sono state indi­vid­u­ate. Si sono tenu­ti con­veg­ni su questo tema, si sa che fat­i­ca a ripro­dur­si, ma questo potrebbe essere dovu­to sia alla pre­sen­za dei tur­isti vici­no alle rive, sia alla pre­sen­za delle ana­tre, sia all’aumento del cari­co organ­i­co nel Gar­da». Poi Con­for­ti­ni pas­sa al core­gone: «Per quan­to riguar­da il pesca­to di ques­ta specie, a fronte delle notevoli quan­tità del­la sec­on­da metà degli anni ’90, si han­no val­ori medi in questi ulti­mi anni infe­ri­ori di cir­ca il 50 per cen­to. Ma il trend è in aumen­to. Occorre ril­e­vare che, a par­tire dal 2004, la specie risul­ta in ripresa con val­ori di 720 quin­tali nel 2004 e 908 nel 2005 (rispet­to ai 1.866 quin­tali del 1996). Va seg­nala­to però che ques­ta specie è sogget­ta a flut­tuazioni notevoli. Alla fine degli anni ‘80 il pesca­to era addirit­tura tra i 40 e gli 80 quin­tali all’anno». Con­for­ti­ni pas­sa dunque al luc­cio, altra specie lacus­tre. «Per quan­to riguar­da il luc­cio, in questi ulti­mi anni le cat­ture risul­tano numerose, pari medi­a­mente a 80 quin­tali nel 2004 e 60 nel 2005, con un mas­si­mo di 110 nel 1999». Si ril­e­va un calo pro­gres­si­vo: «Sono val­ori ele­vati e sem­pre mag­giori rispet­to a quel­li reg­is­trati in pas­sato, negli anni ’80 si sono rag­giun­ti al mas­si­mo i 20 quin­tali. Ci sen­ti­amo dunque di dire che il luc­cio non risul­ta affat­to in estinzione, quan­to piut­tosto in costante espan­sione. E questo anche gra­zie agli inter­ven­ti di ripopo­la­men­to effet­tuati dal­la Provin­cia». Luca Colet­to, asses­sore provin­ciale alle politiche del set­tore fau­nis­ti­co, aggiunge: «La Provin­cia com­pen­sa la mor­tal­ità e la predazione delle uova di pesci intro­ducen­do larve e avan­not­ti prodot­ti all’incubatoio di Bar­dolino. Le specie qui prodotte sono in par­ti­co­lare la tro­ta lacus­tre, il core­gone, il lavarel­lo e il luccio».

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