Tra qualche mese avranno inizio i lavori di restauro e consolidamento dell’edificio simbolo economico del paese. All’interno spazio per congressi spettacoli e iniziative turistiche

Una fabbrica di cultura alla Dogana

08/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

A gran­di linee il ruo­lo e la fun­zione che la assumerà nel prossi­mo futuro. La «Grande Fab­bri­ca», un tem­po sim­bo­lo dell’economia lacisiense, con il nuo­vo ambizioso prog­et­to pun­ta a rin­verdire quel­la fama, sep­pure sot­to aspet­ti diver­si, che ha accom­pa­g­na­to la strut­tura per diver­si sec­oli: diventare cen­tro di rifer­i­men­to per l’intera zona del bas­so lago per man­i­fes­tazioni e spet­ta­coli, nonché inizia­tive tur­is­tiche e cul­tur­ali. Per l’edificio tre­cen­tesco un ritorno quin­di ai fasti di un tem­po, a quel­la cen­tral­ità eco­nom­i­ca assun­ta come arse­nale sot­to gli Scaligeri; ad arse­nale, tezone e infine dogana al tem­po del­la Serenis­si­ma Repub­bli­ca vene­ta. Com­pi­to suc­ces­si­va­mente venu­to meno con l’avvento delle fer­rovia e di strade più sicure tan­to che Lazise perse il ruo­lo di «chi­ave del lago» per il traf­fi­co com­mer­ciale e la Dogana ridot­ta a depos­i­to di leg­na e car­bone. A far riv­i­vere la Grande Fab­bri­ca furono inutili i ten­ta­tivi di adibir­la a sta­bil­i­men­to per la filatu­ra del cotone subito dopo la grande guer­ra. Nem­meno una vol­ta diven­ta­ta «una delle più belle case del “Fas­cio di tut­ta la provin­cia”», alla fine degli anni Trenta, riuscì a decol­lare. Un oblio pro­l­un­gatosi fino ai giorni nos­tri, a parte la breve par­ente­si di vital­ità riscon­tra­ta alla fine dei lavori di restau­ro ulti­mati all’inizio degli anni Settanta.

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