Non è una scuola o una colonia estiva ma una famiglia un po' particolare, con trenta ragazzi di età compresa dai due ai 32 anni e con una mamma e papa, i coniugi Germana e Giampaolo Brizzolari.

Una famiglia di 30 ragazzi

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Non è una scuo­la o una colo­nia esti­va ma una famiglia un po’ par­ti­co­lare, con trenta ragazzi di età com­pre­sa dai due ai 32 anni e con una mam­ma e papa, i coni­u­gi Ger­mana e Giampao­lo Briz­zo­lari, che abi­tano a Cavri­ana, nel Man­to­vano e han­no un pan­i­fi­cio nel cen­tro del paese lacus­tre. In uri momen­to in cui la famiglia è in crisi e le nascite sono zero, i coni­u­gi Briz­zo­lari han­no scel­to una vita che sem­bra usci­ta dal pas­sato, attor­nan­dosi di trenta ragazzi e sceglien­do una stra­da di dedi­zione all’in­seg­na del­la nor­mal­ità e tran­quil­lità, di tem­pi scan­di­ti dal sor­riso di uno dei tan­ti bam­bi­ni, cap­i­tati nel­la casa dei Brizzolari.Un’avventura com­in­ci­a­ta molti anni fa, per il deside­rio, o il sen­so di respon­s­abil­ità, di con­di­videre con gli altri ciò che si ha e mag­a­ri in abbon­dan­za: così Ger­mana e Giampao­lo deci­dono, pur aven­do già dei figli, di ren­der­si disponi­bili all’affido.«Tutto è com­in­ci­a­to con il pri­mo sì», rac­con­ta Ger­mana, «l’af­fi­do è la cosa più facile al mon­do; ne ave­vo par­la­to io per pri­ma ma non avrei potu­to fare niente sen­za l’ap­pog­gio e la parte­ci­pazione di mio manto».Ha inizio così, qua­si per caso, questo stra­or­di­nario viag­gio di vita sup­por­t­a­to cer­ta­mente dal­la pos­si­bil­ità di affrontare le sue numerose tappe ma anche, e soprat­tut­to, dal­la disponi­bil­ità a non tirar­si mai indietro.«Si può dire che la nos­tra vita sia sta­ta let­teral­mente stra­vol­ta dal­l’af­fi­do, me ne io ne mio mar­i­to cam­bierem­mo nul­la di quel­lo che abbi­amo fat­to e vis­su­to», con­tin­ua la sig­no­ra che, in questi giorni si tro­va al mare, in Puglia, con ven­tisette dei suoi trenta ragazzi.La stam­pa e i media nazion­ali, si sono occu­pati, in questi giorni, del­la famiglia Briz­zo­lari: un’at­ten­zione che com­in­cia a pesare e che i diret­ti inter­es­sati com­pren­dono sino ad un cer­to punto.«Non c’è niente di eccezionale in quan­to è sta­to fat­to, se non il numero dei ragazzi; ma uno o dieci non han­no importanza;quello con­ta, poi, è come vivi e l’am­bi­ente in cui ti muovi. E nel­la nos­tra famiglia non c’è niente di particolare».Cinque figli nati dal mat­ri­mo­nio, cinque adozioni e ven­ti in affi­do; alcu­ni di questi ulti­mi, negli anni, si sono con­clusi con il rien­tro in seno alle famiglie d’origine.«Un dis­tac­co accom­pa­g­na­to anche dal dolore, come è nor­male che sia», rac­con­ta Ger­mana, «ma è anco­ra più nor­male che i ragazzi ritro­vi­no, quan­do è pos­si­bile, i loro genitori;con tut­ti, comunque, sono rimasti gran­di rap­por­ti di ami­cizia e di con­fi­den­za e niente è anda­to perduto».Poco pri­ma del­la nasci­ta del suo ulti­mo figlio, ora undi­cenne, Ger­mana ha scel­to defin­i­ti­va­mente la famiglia: una deci­sione tut­t’al­tro che rimpianta. «Le donne che rin­un­ciano a ved­er crescere i loro figli, quan­do le con­dizioni eco­nomiche lo per­me­t­tono, pen­so non sap­pi­ano cosa si per­dono. In con­tin­uo movi­men­to, dover essere sem­pre belle e in for­ma. A me ques­ta non pare indipen­den­za e poi ci si doman­da mai se ne vale davvero la pena, per­ché e per dove si deb­ba cor­rere così»?Germana rac­con­ta di quan­to le abbiano inseg­na­to sui rit­mi del­la vita i suoi figli, inclusi quel­li por­ta­tori d’handicap.«Ho una bam­bi­na down. Da lei e dai suoi tem­pi ho impara­to ad ascoltare gli altri, a guardare le cose in altro modo. Noi siamo cresciu­ti insieme ai nos­tri ragazzi e il bel­lo di ques­ta grande lezione è che ci aspet­tano anco­ra tante cose».Il cel­lu­lare fa cadere ogni tan­to la lin­ea ma la voce cal­ma di ques­ta mam­ma trasmette più di ogni tec­nolo­gia. Al mare ci sono ven­tisette ragazzi dai due ai ven­tisette anni;la vita e il suo evolver­si cor­rono e ridono sulle coste del­la Puglia, uno spet­ta­co­lo cui Ger­mana non rin­uncerebbe mai per­ché, spie­ga acco­mi­atan­dosi. «Guardare cosa fan­no è la cosa più bel­la; la vacan­za ti con­cede il tem­po per osser­vare e così capire negli occhi chi sono i tuoi ragazzi. Guai a non approfittarne».Giuditta Bolog­ne­si

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