Canale navigabile da Milano al Mincio e ramale per il Garda

Una fila di bettoline a san Nicolò

17/02/2001 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo

«Al canale nav­i­ga­bile, in quegli anni, io ci cre­de­vo». L’avvo­ca­to Rena­to Bal­lar­di­ni, all’e­poca ascolta­to dep­u­ta­to del Psi, argo­men­ta ques­ta con­vinzione, per­al­tro larga­mente con­di­visa. «Nei pae­si indus­tri­ali più evo­lu­ti d’Eu­ropa, Ger­ma­nia, Fran­cia, Inghilter­ra, il trasporto flu­viale era larga­mente uti­liz­za­to. I van­tag­gi sono rap­p­re­sen­tati da un bassis­si­mo cos­to d’e­ser­cizio.» Quel­la era l’Eu­ropa del car­bone e del­l’ac­ciaio, affama­ta di ener­gia per ali­menta­re la cresci­ta indus­tri­ale che sta­va decol­lan­do dopo i dis­as­tri immani del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, anco­ra vis­i­bili nelle case e negli uomini.Per restare nel pic­co­lo del­la nos­tra ter­ra, la Edi­son ave­va appe­na fini­to di intubare il Sar­ca, rib­al­tan­done cicli nat­u­rali e por­tate per pro­durre ener­gia elet­tri­ca: ed i comu­ni, inter­preti del­la povertà atavi­ca d’u­na ter­ra che ave­vano pati­to l’e­mor­ra­gia del­l’em­i­grazione, era­no più che sod­dis­fat­ti dei sol­di che i Bim elar­gi­vano, a ris­arci­men­to di dan­ni che pochi sape­vano bene quali fos­sero. Nel­la (rel­a­ti­va­mente) ric­ca Riva, quan­do sulle ceneri del­la faleg­name­ria Zon­ti­ni s’era prospet­ta­ta l’even­tu­al­ità di costru­ire una cartiera in viale Rovere­to, in un ter­reno palu­doso di pro­pri­età Man­del­li, nes­suno ave­va eccepi­to su pos­si­bili rumori, ecces­sivi con­su­mi d’ac­qua, intasa­men­to da traf­fi­co. L’im­pre­sa Lot­ti ave­va assun­to centi­na­ia e centi­na­ia di mura­tori ed era pane garan­ti­to; e poi sareb­bero state centi­na­ia di paghe per gli operai. In questo cli­ma pote­va star­ci anche un por­to indus­tri­ale a san Nicolò: un pos­to fuori dal mon­do, ver­so cui s’al­lun­ga­va uno dopo l’al­tro una fila di alberghi costru­iti a metà di sper­anze ed il resto a cam­biali. D’al­tro can­to come por­to indus­tri­ale era nato, con sfog­gio di ger­ar­chi e cam­i­cie nere il giorno del­l’i­nagu­razione. «Dove­va diventare un grande por­to, il por­to più set­ten­tri­onale del Mediter­ra­neo. Dal cuore del­l’I­talia indus­tri­ale, , Dalmine, Bres­cia, una teo­ria di bet­to­line cariche di con­tain­er avreb­bero risal­i­to il Min­cio ed il Gar­da. A San Nicolò era pre­vis­to il trasfer­i­men­to, su gom­ma o rota­ia. Una sel­va di gru, una teo­ria di camion arrivati fin sul­la spon­da del lago cor­ren­do sulle quat­tro cor­sie del ramale bena­cense del­l’au­tostra­da del Bren­nero (in costruzione per tut­ti gli anni Ses­san­ta) avrebbe car­i­ca­to i con­tanier dis­per­den­dosi poi per i mer­cati del­l’Eu­ropa set­ten­tri­onale». Rien­tra­va nei prog­et­ti l’even­tu­al­ità d’un tron­co fer­roviario a scar­ta­men­to nor­male: nipote pos­sente del beato treni­no del­la Rovere­to Riva. Alla fine degli anni Ses­san­ta la con­tes­tazione pose fine alla certez­za che fos­se tut­to oro quel che luc­ci­ca­va, forse ingen­ua, sicu­ra­mente con­di­visa. Ricor­da anco­ra l’avvo­ca­to Bal­lar­di­ni: «Il pro­gram­ma del­la «Com­mis­sione tec­ni­ca per la prog­et­tazione del canale nav­i­ga­bile Min­cio-Tici­no» avviz­zì nei labir­in­ti romani. Per noi rivani, anche a me per­sonal­mente, pesò molto lo spet­tro delle chi­azze di idro­car­buri che inevitabil­mente avreb­bero accom­pa­g­na­to il viavai delle bet­to­line. Spun­tò lo spau­rac­chio d’un trasporto di greg­gio». Il prog­et­to venne defin­i­ti­va­mente abban­do­na­to nel cor­so d’u­na assem­blea in Roc­ca, nel vec­chio Audi­to­ri­um dalle sovrap­porte affres­cate da Gia­co­mo Vit­tone a vele latine. Alcu­ni soloni del­l’ di Milano ven­nero a dimostrare incofutabil­mente, con­ti alla mano, che la rot­tura del cari­co avrebbe reso trop­po oneroso il viag­gio. E sic­come era impens­abile di arrivare col canale nav­i­ga­bile fino a Mona­co o Stoc­car­da, non se ne pote­va far niente. Gli stes­si soloni, o loro par­en­ti stret­ti, ave­vano dimostra­to quindi­ci anni pri­ma, con­ti alla mano, che i sol­di risparmiati nel pri­mo trat­to del tragit­to, quel­lo che si pote­va fare su acqua, avrebbe comunque remu­ner­a­to larga­mente l’in­ves­ti­men­to. Intan­to era nata l’e­colo­gia che finì comunque per incro­cia­re con san Nicolò. Durante l’am­min­is­trazione San­ti nei pri­mi anni Set­tan­ta, Riva si dotò del­la pri­ma rete fog­nar­ia com­ple­ta del­la sua sto­ria: e ai pie­di del Brione, dove anco­ra si tro­va, finì il depuratore.

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