Un innovativo sistema fitoterapico

Una flebo per curare malattie delle piante

Di Luca Delpozzo
Luigi Del Pozzo

Si potrebbe pen­sare di trovar­si di fronte ad un’esibizione fuori luo­go nel vedere 7 gran­di alberi di tiglio ai quali è appe­sa una sac­ca di plas­ti­ca uti­liz­za­ta di nor­ma per l’applicazione di fle­bo a per­sone ammalate. Poi, seguen­do alcu­ni tubici­ni con tan­to di con­tagoc­ce, si nota che in effet­ti questi van­no a con­fic­car­si nel tron­co dell’albero ad un altez­za di cir­ca un metro da ter­ra. Curiosità e stu­pore. Poi la doman­da d’obbligo: cosa sta succe­den­do? «Niente di stra­no — ci rispon­dono alcune per­sone intente a sorveg­liare la serie di alberi anti­s­tante il ris­torante Ten­e­si di Maner­ba del Gar­da -. Sti­amo sem­plice­mente curan­do la pianta, ali­men­tan­dola e preser­van­dola da even­tu­ali attac­chi di malat­tie trasmet­tibili anche per via aerea». Niente più irro­razioni con neb­u­liz­zazioni peri­colose per l’uomo. Niente più attac­chi di pro­ces­sion­ar­ie, niente più afi­di ed altre infes­tazioni fungine. A pro­por­le è una soci­età di Cre­mona esclu­sivista per Bres­cia e Berg­amo di un «brevet­to Usa/Europa rel­a­ti­vo al trat­ta­men­to endoter­api­co ad assor­bi­men­to nat­u­rale pas­si­vo su verde orna­men­tale ad alto fus­to come pla­tani, aceri, tigli, piop­pi, ecc.». Un brevet­to Usa, anche se nato in Italia, gra­zie alle sper­i­men­tazioni di Bruno Cor­ra­di di Fiden­za (Par­ma). Un meto­do che por­ta il nome del suo inven­tore «Cor­ra­di» e che, sper­i­men­ta­to ed appli­ca­to ora­mai da diver­si anni, sta for­nen­do lus­inghieri risul­tati per la dis­in­fes­tazione da «Cory­t­bu­ca cil­i­a­ta» su alber­a­ture di pla­tani, da «Canèmer­aria obridel­la» su ippocas­tani ed altre forme paras­si­tarie. Un meto­do che, sec­on­do lo stes­so inven­tore Cor­ra­di, pre­sente a Maner­ba, «riduce notevol­mente i rischi per la salute umana per­me­t­ten­do trat­ta­men­ti mirati e sen­za inquinare l’ambiente cir­costante. Un sis­tema selet­ti­vo, che colpisce solo gli inset­ti che si nutrono del­la pianta, a ciclo chiu­so con un prodot­to che migra con la cor­rente lin­fat­i­ca ascen­den­tale evi­tan­do anche l’eventuale inquina­men­to delle acque sot­ter­ra­nee e super­fi­ciali». In questo momen­to l’«Aria», l’Agenzia per la riduzione dell’impatto ambi­en­tale sta effet­tuan­do una cam­pagna infor­ma­ti­va ver­so tutte le Ammin­is­trazioni pub­bliche, Comu­ni ed Enti, cer­can­do di far conoscere questo meto­do e soprat­tut­to dimostrarne la valid­ità con prove pratiche, ogni appli­cazione, una per ogni albero e sen­za even­tu­ali «richi­a­mi» nel tem­po, dura cir­ca mezz’ora ed il cos­to può vari­are indica­ti­va­mente dalle 50 alle cen­tomi­la lire per albero.