Restaurato l’«Hotel Washington», la struttura acquistata da D’Annunzio nel 1925

Una foresteria al Vittoriale

24/04/2004 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ieri mat­ti­na, a Gar­done Riv­iera, è sta­ta inau­gu­ra­ta la nuo­va foreste­ria del Vit­to­ri­ale. La palazz­i­na è chia­ma­ta «Hotel Wash­ing­ton». All’inizio del ‘900 era infat­ti un alber­go. Nel 1925, dopo una lun­ga trat­ta­ti­va, venne acquista da Gabriele D’An­nun­zio per la cifra di 140 mila lire, e annes­so alla «cit­tadel­la». L’ar­chitet­to trenti­no Gian­car­lo Maroni lo restau­rò, redis­tribuen­do gli spazi, in modo da con­sen­tire l’u­ti­liz­zo imme­di­a­to da parte del­la guardia del poeta. Suc­ces­si­va­mente lo uni­for­mò allo stile razion­al­ista del­l’in­tero com­p­lesso, ridi­men­sio­n­an­do il ter­zo piano con un’ampia ter­raz­za in luo­go del tet­to a falde. Ma col pas­sare degli anni l’ed­i­fi­cio, usato come abitazione, è sta­to abban­do­na­to. «Era in sta­to di grave degra­do — spie­ga l’ar­chitet­to Gio­van­ni Scud­elet­ti, che ne ha cura­to il restau­ro -. I muri di sosteg­no, i pilas­tri, gli archi, le scale e i per­cor­si esterni dan­neg­giati dal­l’u­mid­ità e dal­la man­can­za di manuten­zione, gli intonaci dis­tac­cati, le travi di cemen­to con lesioni dif­fuse, soglie e scale scon­nesse, e le pavi­men­tazioni lesion­ate. Il recu­pero, inizia­to nel set­tem­bre 2002, si è basato sul risana­men­to e sul­la nuo­va sud­di­vi­sione inter­na». Così nel sem­i­nter­ra­to sono sta­ti stu­diati due bilo­cali. Il prob­le­ma mag­giore: la man­can­za di luce nel­la parte ret­rostante, dovu­ta al muro di con­teni­men­to del­la stra­da che, da Gar­done Riv­iera, sale ver­so San Michele. Da qui la neces­sità di sfruttare al mas­si­mo le aper­ture esisten­ti. Nel pri­mo piano è sta­to cre­ato un appar­ta­men­to con acces­so indipen­dente dal­la ter­raz­za, attra­ver­so una scala di nuo­va prog­et­tazione, intera­mente con­tenu­ta nel locale lavan­de­ria. Nel­la parte alta ci sono altri due monolo­cali. «Dato l’el­e­va­to val­ore stori­co-architet­ton­i­co, il vin­co­lo del­la Soprint­en­den­za impone­va la con­ser­vazione del­l’in­tera strut­tura muraria ester­na, e per­me­t­te­va di inter­venire solo sul­la dis­po­sizione delle tramezze interne, e sul risa­men­to delle par­ti in sta­to di degra­do — pros­egue Scud­elet­ti -. Poichè i dan­ni mag­giori li ave­vano provo­cati le infil­trazioni d’ac­qua mete­or­i­ca, abbi­amo elim­i­na­to questi prob­le­mi uti­liz­zan­do tec­niche di imper­me­abi­liz­zazione». Real­iz­zate nel­la parte ret­rostante le sot­to­mu­razioni man­can­ti, e cre­ato un cor­do­lo di con­sol­i­da­men­to, si è provve­du­to a inserire un canale per far defluire l’even­tuale con­den­sa. Man­tenu­ta la strut­tura ester­na orig­i­nar­ia, l’in­ter­ven­to inter­no non è sta­to trop­po inva­si­vo. Nel­la scelta dei col­ori, rispet­tate le volon­tà di Maroni e D’An­nun­zio, che vol­e­vano lo sta­bile di un «bian­co etereo», con imposte in leg­no ver­di. Il gia­rdi­no, di cir­ca 600 mq., è orga­niz­za­to in ter­raz­za­men­ti, con scale, per­cor­si di col­lega­men­to, quinte di pilas­tri e archi. Due appar­ta­men­ti­ni ospit­er­an­no dipen­den­ti del Vit­to­ri­ale; uno la pres­i­dentes­sa Anna Maria Andreoli, che lascerà il Casseret­to; gli altri due monolo­cali saran­no uti­liz­za­ti dagli ospi­ti del Vit­to­ri­ale. Ieri, ad esem­pio, ci ha dor­mi­to Ernesto Gal­li Del­la Log­gia, che era pre­sente all’in­au­gu­razione, con Dante Isel­la, Anto­nio Spa­da (ha cura­to l’alles­ti­men­to del del­la Guer­ra), Rober­to Chiari­ni (docente uni­ver­si­tario, pres­i­dente del con­siglio di ammin­is­trazione del Cen­tro stu­di di Salò sul­la Repub­bli­ca sociale ital­iana di Ben­i­to Mus­soli­ni), con il coman­dante dei Umber­to Sbarai­ni e la stes­sa Andreoli. L’in­ter­ven­to è costa­to qua­si un mil­iar­do di vec­chie lire, finanzi­a­to con mezzi propri.