Protagonisti nel libro usi e costumi delle genti rivierasche

Una guida speciale per i turisti Vedovelli svela le magie del lago

02/09/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Chissà se qual­cuno si è pre­so la briga di con­tar­le tutte le guide tur­is­tiche ded­i­cate al che sono state pub­bli­cate nel cor­so degli anni. Sono tal­mente tante che è dif­fi­cile essere orig­i­nali. E invece ele­men­ti di orig­i­nal­ità ne affio­ra­no nell’ultima «gui­da stori­co-artis­ti­ca» a sogget­to bena­cense giun­ta sug­li scaf­fali delle librerie. L’ha scrit­ta Gior­gio Vedovel­li, pres­i­dente del del castel­lo scaligero di Tor­ri , già autore di numerosi volu­mi ded­i­cati a molti aspet­ti del­la cul­tura garde­sana. L’edizione è inter­re­gionale: la fir­mano infat­ti insieme la veronese Cierre Edi­zioni, la bres­ciana Grafo e l’associazione trenti­na Il Som­mo­la­go. Qual è il taglio inno­v­a­ti­vo del­la gui­da di Vedovel­li? La rispos­ta è: l’uomo. Nel sen­so che nelle pagine del libro tra­spaiono con buona con­ti­nu­ità gli aspet­ti del­la «garde­san­ità» più legati alle tradizioni, agli usi, agli stili di vita delle popo­lazioni delle opposte riv­iere bena­cen­si. Una sorta,dunque, di mini enci­clo­pe­dia del lago di Gar­da, agile ma ric­ca di con­tenu­ti. La strut­tura è quel­la clas­si­ca delle guide tur­is­tiche. Eppure in ogni capi­to­lo c’è quel­la visione uman­is­ti­ca di cui si dice­va. Si com­in­cia ovvi­a­mente con la descrizione gen­erale del lago di Gar­da, ma accan­to alla trat­tazione di geolo­gia, cli­ma, veg­e­tazione, fau­na e sto­ria c’è spazio per un capi­to­let­to ded­i­ca­to a «popo­lazioni e tradizioni», qua­si ad indi­care la via segui­ta nei suc­ces­sivi testi descrit­tivi delle sin­gole local­ità del Gar­da veronese, del trenti­no e del Gar­da bres­ciano. «Le popo­lazioni bena­cen­si», scrive Vedovel­li,« in pas­sato era­no note per la loro bel­li­cosità»: gente indus­triosa e anche per cer­ti ver­si gen­erosa, ma dai «cervel­li alquan­to ete­ro­cli­ti», cioè biz­zarri, come ebbe a osser­vare Sil­van Cat­ta­neo nel Cinque­cen­to. Ed anche in pieno Otto­cen­to il Solitro anno­ta­va come persi­no le feste popo­lari non di rado fos­sero segui­te da «risse e sparg­i­men­to di sangue». «A parte qualche esager­azione, det­ta­ta dal deside­rio di aggiun­gere un po’ di col­ore alla mate­ria » dice però Vedovel­li «le più sig­ni­fica­tive carat­ter­is­tiche umane dei bena­cen­si era­no la rudez­za e la fierez­za, dovute all’ambiente ostile in cui vive­vano soprat­tut­to nell’alto lago, tra l’altro zona di con­fine al tem­po del­la Serenis­si­ma e a lavori forte­mente autono­mi, come quel­li dei pesca­tori, dei pas­tori e dei con­ta­di­ni stes­si. La sec­o­lare tradizione delle cor­po­razioni di pesca ha con­tribuito, poi, a raf­forzare ancor di più lo spir­i­to di indipen­den­za degli abi­tan­ti, i quali spes­so inserivano nei loro statu­ti la clau­so­la che i zen­tilu­o­mi­ni, i nobili cioè, rimanessero esclusi dalle loro asso­ci­azioni, per non cor­rere il ris­chio di dover subirne le pre­poten­ze». E si ammet­terà che sim­ili note di cos­tume non sono comu­ni alle guide tur­is­tiche gen­eral­mente in commercio.

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