A Castellaro si regalano suggestioni. Lo splendido borgo mantovano ospita da domani la sesta edizione della Rassegna internazionale

Una invasione di artisti di strada

Di Luca Delpozzo
se.za.

Lo splen­di­do bor­go medio­e­vale in provin­cia di Man­to­va a pochi pas­si dal con­fine col ter­ri­to­rio bres­ciano, si accen­derà con l’allegria e i col­ori di acro­bati, gio­col­ieri, poeti e musi­can­ti. Per questo fine set­ti­mana è pre­vista, infat­ti, la «Rasseg­na inter­nazionale degli artisti per stra­da», giun­ta alla ses­ta edi­zione, orga­niz­za­ta dal comune di Mon­zam­bano, dal­la Pro Loco, dal­la Asso­ci­azione tur­is­ti­ca delle colline moreniche e dal­la in col­lab­o­razione col «Fer­rara buskers fes­ti­val». Domani, a par­tire dalle 21, saba­to pri­mo set­tem­bre (dalle 18) e domeni­ca due (dalle 16.30) gli artisti diver­ti­ran­no bam­bi­ni e gran­di. Il cartel­lone pre­sen­ta numerosi per­son­ag­gi (e altri se ne potran­no aggiun­gere). L’italiana Lau­ra Kibel, ad esem­pio, ha lavo­ra­to nel cin­e­ma e nel teatro, come scenografa e cos­tu­mista. Dal ’98 si ded­i­ca al cabaret. Ha lavo­ra­to in Ger­ma­nia, Inghilter­ra, Turchia, Egit­to, Argenti­na, Slove­nia, Svezia, Roma­nia, Olan­da e Bel­gio, dove ha con­quis­ta­to il pri­mo pre­mio al «Figuero» di Gand. In Svizzera col­lab­o­ra sta­bil­mente al pro­gram­ma «Peo» del­la tele­vi­sione di lin­gua ital­iana. Ha parte­ci­pa­to a diver­si fes­ti­val: «Arrivano dal mare» (Cervia), «Inter­nazionale fig­ure ani­mate» (Peru­gia), «La luna è azzur­ra» (San Mini­a­to), «Macchi­na dei sog­ni» (Paler­mo). I pro­tag­o­nisti dei bre­vi rac­con­ti sono i pie­di, le gambe, le mani e le ginoc­chia di Lau­ra: si trasfor­mano in fan­tas­tiche crea­ture che amano, sof­frono e divertono. Pic­cole sto­rie ironiche, poet­iche, tal­vol­ta dis­sacran­ti, accom­pa­g­nate da brani di grande sug­ges­tione. Saeed Fekri è un mimo ira­ni­ano di stra­or­di­nar­ia bravu­ra. Un incan­ta­tore di folle, per la capac­ità di calamitare l’attenzione di vaste pla­tee. Arma­to solo di un cap­pel­lo e di un pal­lon­ci­no, offre al pub­bli­co 40 minu­ti di grande arte e di pura emozione. E’ sta­to più volte ospite al «Mau­r­izio Costan­zo show» (Canale 5) e a «Sol­leti­co» (Rai 1). Il grup­po francese «Ginko­bilo­ba», dal nome dell’unico albero sopravvis­su­to dopo l’esplosione atom­i­ca di Hiroshi­ma, si è for­ma­to nel ’97, a Mont­pel­li­er. Le musiche si ispi­ra­no alle calde armonie afro­l­a­tine e mediter­ra­nee, tradotte in per­son­alis­sime e affasci­nan­ti com­po­sizioni dal­la chi­tar­rista Mar­i­anne. I testi, ric­chi di con­tenu­ti, sono can­tati in francese, inglese e spag­no­lo. Chiara Maio, in arte Wan­da, dal ’91 lavo­ra come reg­ista, com­i­ca e sputa­fuo­co. A fian­co di Enzo Jan­naci, è in teatro con «La scommes­sa». Dal pal­co alla stra­da (ha parte­ci­pa­to a «Cer­tal­do Mer­can­tia», alle rasseg­ne di Lione, Pari­gi e Avi­gnone), Wan­da è un’esplosione di ener­gia, capace di coin­vol­gere la gente in un crescen­do di bat­tute, con­dite di lingue di fuo­co. Sil­ve­stro Sen­tiero, un po’ scapiglia­to, un po’ bohemien, avverte che, con lui, puoi appro­pri­ar­ti di due dita di poe­sia, orig­i­nali, uniche e irripetibili. Alza la tes­ta, poi via: rapi­di gesti, un pic­co­lo fogli­et­to bian­co, pochi ver­si scrit­ti con grafia min­u­ta. Spes­so pro­tag­o­nista al «Mau­r­izio Costan­zo show». Rob & Jer­ri, vale a dire Rober­to Formigo­ni (chi­tar­ra) e Jer­ry Dug­ger, bassista e can­tante di col­ore, con­sid­er­a­to tra i musicisti più inci­sivi e ricer­cati di New York. Ha una voce potente, in gra­do di esprimer­si in qual­si­asi tonal­ità e genere. La Ban­da Bram­bil­la è com­pos­ta da Ste­fano Bas­salti (trom­ba), Giuseppe Boron (sax tenore), Fabio Karyu Cal­abrò (voce e per­cus­sioni), San­dro Di Pisa (chi­tar­ra) e Gilber­to Taroc­co (sax baritono). Un viag­gio, il loro, den­tro le musiche dei car­toni ani­mati più famosi. Vesti­ti da Bas­sot­ti o in borgh­ese, i cinque (che si definis­cono «uomi­ni da mar­ci­apiede») pro­pon­gono con­cer­ti jazz con scon­fi­na­men­ti nel rap, nel blues e persi­no nel lis­cio. Han­no parte­ci­pa­to al Capo­dan­no ’97 del Palfenice di Venezia con e Fran­ca Rame, alla trasmis­sione tele­vi­si­va di Italia 1 «Fac­ciamo cabaret». Pron­ti a sep­pel­lire il pub­bli­co di gag, dialoghi, monologhi e buon­u­more. Gli «Hod­madod­dery» (Steve e Tony) sono ingle­si. Si esi­bis­cono per le strade e nei bar d’Europa ormai da dieci anni. Li unisce la pas­sione per la musi­ca celti­ca e un’amicizia solidis­si­ma. Tony lavo­ra in stra­da a tem­po pieno, spes­so gira l’Italia con la sua com­pagna e la loro bam­bi­na. Steve, gior­nal­ista, scrit­tore e pro­mot­er di man­i­fes­tazioni, suona abit­ual­mente con un grup­po stru­men­tale e come solista. Il nome del tan­dem deri­va da «hod­madod» (il ser­pente dal­la coda argen­ta­ta del­la mitolo­gia celti­ca) e «dod­dery» (i movi­men­ti incer­ti e deboli degli ubri­achi). Che il ser­pente abbia alza­to un po’ trop­po il gomi­to? Se quel­li citati han­no garan­ti­to la loro pre­sen­za per tutte e tre le gior­nate, «The incred­i­bile jash­gawron­sky broth­ers» ci saran­no domani e domeni­ca. Suren, Tomash e Pavel, tre clown dell’Est, gio­col­ieri, mimi, musicisti, intrat­ten­i­tori e attori, suo­nano un rock stram­pala­to, uti­liz­zan­do pen­tole, barat­toli di lat­ta e bot­tiglie di plas­ti­ca. Le bac­chette del­lo xilo­fono diven­tano fer­ri da calza per con­fezionare maglionci­ni da neonati. I «Tata­ma­ta» e i «Teatro Magro» com­par­i­ran­no saba­to e domeni­ca. I pri­mi, Alek­san­dar e Ser­e­na, slavi, ten­gono spet­ta­coli di improvvisazione sui tram­poli. Gli altri por­tano in giro un asi­no di 300 chili, lun­go tre metri e mez­zo, altro qua­si tre. A un cer­to pun­to l’animale si fer­ma, e otto bam­bi­ni per vol­ta ven­gono fat­ti entrare nel sedere, dove un attore nar­ra sto­rie. I «Jab­ber­wocky», invece, arriver­an­no saba­to. Otto neo-buskers che, con per­cus­sioni, fiati, chi­tarre acus­tiche e altre diav­o­lerie, pro­pon­gono brani sudamer­i­cani e filas­troc­che in dialet­to berga­m­as­co. Castel­laro ha con­ser­va­to le carat­ter­is­tiche di bor­go medievale: la cin­ta muraria con mer­latu­ra guelfa, il castel­lo del Due­cen­to con torre e bas­tioni, il palaz­zo dei march­esi Tacoli, che fu quarti­er gen­erale di Napoleone Bona­parte, i bassi caseg­giati. Con gli artisti da stra­da, sem­bra di tornare ai tem­pi di giullari e menestrelli.

Commenti

commenti