Prestigioso riconoscimento al professor Vittorio Bozzini, reduce dalla Russia

Una medaglia d’oro all’alpino-scrittore

11/03/2004 in Attualità
A Lazise
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Vit­to­rio Bozzi­ni, il reduce del­la Rus­sia, pre­side e scrit­tore, ora por­ta appun­ta­ta sul pet­to la medaglia d’oro del­la sezione provin­ciale degli per il con­trib­u­to che ha dato con i suoi rac­con­ti a ten­er vivo il ricor­do del­la trage­dia di Niko­la­jev­ka. Una medaglia volu­ta da tut­to il con­siglio del­l’Ana per sot­to­lin­eare l’im­por­tan­za dei suoi scrit­ti, rac­colti nel libro «Neve rossa», da poco ristam­pa­to a cura degli alpi­ni di Lazise, che sta con­qui­s­tan­do l’in­ter­esse delle penne nere non solo verone­si. La con­seg­na del­la medaglia, come antic­i­pa­to nell’edizione di ieri, è avvenu­ta domeni­ca al cin­e­ma K2 di Verona, durante l’assem­blea annuale del­la sezione dell’Associazione nazionale alpi­ni. Ad accogliere sul pal­co il pro­fes­sor Bozzi­ni è sta­to il capogrup­po sezionale Alfon­si­no Ercole alla pre­sen­za di un folto parterre di autorità, fra cui il sin­da­co di Verona Pao­lo Zan­ot­to, e davan­ti a una platea di penne nere rap­p­re­sen­tan­ti i grup­pi del­la provin­cia. Gli applausi all’ind­i­riz­zo del­l’alpino Bozzi­ni sono sta­ti calorosi e lunghissi­mi. La com­mozione del pro­fes­sore era evi­dente. Da uomo schi­vo e tut­to d’un pez­zo non ha pro­fer­i­to paro­la por­tan­do con sé, nel suo inti­mo, ogni emozione, analoga­mente a quan­to vis­su­to nell’immane trage­dia rus­sa. Solo la sua abile pen­na è rius­ci­ta a far trasparire parte dei ricor­di più inti­mi rac­con­tan­do le pagine del­la guer­ra, la sto­ria vis­su­ta fra i ghi­ac­ci e nel­la step­pa. «Avre­mo volu­to che Vit­to­rio Bozzi­ni — spie­ga il capogrup­po Car­lo Paroli­ni — fos­se l’alpino del­l’an­no. Il con­siglio provin­ciale ha invece prefer­i­to grat­i­fi­care l’ex sin­da­co di Lazise, autore di “Neve rossa”, con una medaglia d’oro real­iz­za­ta apposi­ta­mente a tito­lo di perenne riconoscen­za per il pro­prio sac­ri­fi­cio nel­la tremen­da avven­tu­ra rus­sa e per la tes­ti­mo­ni­an­za che lo stes­so ha las­ci­a­to ai pos­teri a ricor­do dei tan­tis­si­mi alpi­ni che pro­prio in quel­la ter­ra han­no las­ci­a­to la loro vita per la Patria». «Ques­ta medaglia la dedi­co con tut­to il mio ani­mo e la mia infini­ta riconoscen­za — sot­to­lin­ea Bozzi­ni — a quan­ti non sono più tor­nati e han­no col­orato di rosso la neve con il loro sangue e con il loro più alto sac­ri­fi­cio». «Non è una riconoscen­za alla mia umile per­sona — con­tin­ua Bozzi­ni — per­ché non amo onori, ma rib­adis­co, al ricor­do perenne dei tan­ti alpi­ni che nel­la mor­sa del gelo rus­so sono “andati avanti”».

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