La rassegna sarà inaugurata nel pomeriggio al palazzetto delle esposizioni e resterà aperta fino al 6 gennaio E le liriche di Giuliano Sala accompagnano le opere dell’artista scomparso in aprile

Una mostra per ricordare Tomezzoli

23/12/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

La sin­te­si di tut­to è forse nell’ultima opera pub­bli­ca­ta sul cat­a­l­o­go: col­ori piat­ti, volu­ta­mente sen­za più alcu­na pro­fon­dità, depu­rati da quel­la ner­vosa, sol­i­da strat­i­fi­cazione che gli è sta­ta cara nei lunghi decen­ni di vita artis­ti­ca. Prob­a­bil­mente, quan­do mise mano a quel quadro, Ben­i­to Tomez­zoli sen­ti­va che il male sta­va vin­cen­do, che gli sta­va ruban­do la vita. E questo suo gri­do sof­fo­ca­to lo vol­e­va esprimere in un cam­bio di rot­ta sostanziale e dram­mati­co del suo modo di dialog­a­re con la tela. Agli inizi d’aprile di quest’anno Tomez­zoli se n’è anda­to per sem­pre. Ora lo ricor­da a Gar­da da oggi (l’inaugurazione è alle 18) al 6 gen­naio una mostra allesti­ta al palazzet­to delle espo­sizioni da Giu­liano Sala, pres­i­dente del Cen­tro stu­di per il ter­ri­to­rio bena­cense, ma soprat­tut­to suo ami­co e col­lab­o­ra­tore. Insieme han­no dato vita nell’ultimo decen­nio ad una fas­ci­nosa serie di even­ti in cui pit­tura e poe­sia viag­gia­vano di pari pas­so. Anche sta­vol­ta le liriche di Sala accom­pa­g­nano le opere dell’artista scom­par­so. In espo­sizione e sul­la car­ta, su un quader­no di una trenti­na di pagine intime, rac­colte, per­son­ali. La rasseg­na, che por­ta il tito­lo di «Dieci poe­sie e ver­si sci­olti e una can­zone di con­ge­do», è sta­ta idea­ta col fat­ti­vo con­trib­u­to dell’amministrazione comu­nale nell’ambito del Natale tra gli Olivi ed è aper­ta tut­ti i giorni feri­ali dalle 17 alle 19, men­tre nei giorni fes­tivi, Natale e esclusi, si accede anche dalle 10.30 alle 12.30. «Il ricor­do di questo grande artista garde­sano», sot­to­lin­ea il vicesin­da­co Gian-Pao­lo Rossi, «rap­p­re­sen­ta uno dei momen­ti più sig­ni­fica­tivi di quest’edizione del­la nos­tra man­i­fes­tazione natal­izia». «L’edizione di testi poet­i­ci corre­dati di una breve nota intro­dut­ti­va, di immag­i­ni che ne ren­dessero la let­tura più con­sapev­ole e partecipe», scrive Giu­liano Sala, «fu l’ultima idea con Ben­i­to con­di­visa. Poi lui se ne andò. Ripren­der­la ora è risveg­liare dolorosa­mente la percezione del­la sua man­can­za, ma a ques­ta non voglio sot­trar­mi ché è quan­to di Ben­i­to mi rimane». E se inti­ma­mente sof­fer­ti sono i ver­si ed i testi di Sala, altret­tan­to dis­per­ata­mente inno­v­a­tivi sono gli ulti­mi quadri di questo ragaz­zo ribelle di ottant’anni che, con la morte ormai nelle ossa, cer­ca­va anco­ra nuove forme espres­sive. Anzi: forse mai come negli ulti­mi mesi di vita, finché la malat­tia non l’ha costret­to a deporre il pen­nel­lo, Tomez­zoli ha espres­so vitale ricer­ca, accan­to­nan­do sen­za rin­negar­la la ruvi­da plas­tic­ità dei rossi esplo­sivi e dei neri pro­fon­di strat­i­fi­cati sul­la tela, qua­si suoi «marchi di fab­bri­ca» apprez­za­ti da collezion­isti di mez­zo mon­do, per pen­e­trare invece giorno dopo giorno i mis­teri di un col­ore che si fa lieve, di forme che diven­gono ele­men­tari. Era la nuo­va fron­tiera intrav­ista da Tomez­zoli, ma non c’è sta­to il tem­po di var­care ques­ta nuo­va soglia: quel che res­ta sono poche opere, in cui il tragit­to è appe­na abboz­za­to. Alle per­p­lessità di chi si inter­ro­ga­va sul val­ore di queste opere di inusuale taglio, rispon­de­va che rap­p­re­sen­ta­vano il futuro, veden­dovi prob­a­bil­mente già oriz­zon­ti che a noi restano sconosciuti.

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