Tunnel lungo o corto? Nessuno ne parla più, ma ad Arco, sotto sotto, si sta lavorando per la prima soluzione. Gamba: «La Provincia decida, la pazienza è ormai al limite»

Una patata «bollente» messa in frigo

05/02/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Gianluca Marcolini

Dopo aver reg­na­to incon­trasta­ta sulle pagine dei gior­nali per un’in­tera estate, costrin­gen­do a fiu­mi d’in­chiostro e parole, la ques­tione del col­lega­men­to tra la Busa e Rovere­to, l’or­mai famoso «tun­nel lun­go o tun­nel cor­to», è diven­ta­ta, da qualche mese a ques­ta parte, una sor­ta di tabù. A cui han­no deciso di oppor­si, a modo loro, gli impren­di­tori del C9 e l’am­min­is­trazione arcense.I pri­mi han­no deciso di rompere la spes­sa coltre di silen­zio che ha avvolto sia l’Al­to Gar­da sia i palazzi del­la Provin­cia (pas­san­do dal­la qua­si iste­ria pub­bli­ca al mene­freghis­mo). Ad uscire allo scop­er­to è il pres­i­dente del Coor­di­na­men­to Impren­di­tori del C9 Fran­co Gam­ba. «Par­lo a nome delle 3500 aziende che rap­p­re­sen­to — com­men­ta Gam­ba — e non pos­so far altro che esternare una grande pre­oc­cu­pazione. Dopo aver dibat­tuto a lun­go, tenu­to riu­nioni, con­feren­ze e trat­ta­tive ci ritro­vi­amo, ora, in una situ­azione di stal­lo. In Provin­cia nul­la si muove e questo non può che creare, nel mon­do eco­nom­i­co del­la Busa, for­tis­sime pre­oc­cu­pazioni. Quel­lo del col­lega­men­to viario con Rovere­to è uno dei prob­le­mi più grossi del­la nos­tra zona. Vor­rem­mo sapere quali sono le inten­zioni del­la giun­ta provin­ciale in mer­i­to. Nei mesi scor­si non abbi­amo forza­to la mano rite­nen­do di dover con­cedere agli uffi­ci com­pe­ten­ti il tem­po per esam­inare le varie ques­tioni tra cui le richi­este avan­zate dal mon­do impren­di­to­ri­ale, con­di­vise dal­l’in­tera comu­nità del Bas­so Sar­ca, e con­tenute in quel doc­u­men­to in cui evi­den­zi­ava­mo la neces­sità di pro­cedere con il tun­nel lun­go anziché quel­lo cor­to. Questo pro­l­un­ga­to silen­zio ci pre­oc­cu­pa molto, doppi­a­mente se pen­si­amo che siamo in sca­den­za di leg­is­latu­ra». Men­tre gli impren­di­tori lan­ciano gri­da d’al­larme, c’è chi opera sot­to­cop­er­ta, lavo­ran­dosi ai fianchi la giun­ta trenti­na. I più attivi in ques­ta «guer­ra sporca», come viene defini­to in ger­go mil­itare il lavoro dei servizi seg­reti, sono gli espo­nen­ti del­l’am­min­is­trazione arcense, i più strenui sosten­i­tori del­l’ipote­si di tun­nel lun­go. Un lavoro che sem­bra sor­tire effet­ti, sep­pur celati. Nelle scorse set­ti­mane, infat­ti, la giun­ta provin­ciale ave­va in cal­en­dario, tra i vari pun­ti all’or­dine del giorno, anche il via lib­era al tan­to con­tes­ta­to tun­nel cor­to. La dis­cus­sione è sta­ta rin­vi­a­ta in seg­no di lut­to per la scom­parsa del sin­da­co di Riva Cesare Mal­ossi­ni ma poi ulte­ri­or­mente riman­da­ta e sen­za pre­cisi motivi. La sper­an­za di una comu­nità intera è che a Tren­to ci stiano ripen­san­do.