A Lonato la prima fiera dell’anno, che si riqualifica puntando sui valori locali. Una vetrina per una zona di qualità non solo alimentare

Una rassegna per il Garda

Di Luca Delpozzo
Lonato

«Dopo le cure ecco i pri­mi seg­nali di ripresa». La diag­nosi è del sin­da­co Moran­do Peri­ni che si è assun­to il com­pi­to assieme ad un grup­po di lonate­si, di rilan­cia­re la tradizionale fiera di S. Anto­nio abate. «Quan­do lo scor­so anno l’Amministrazione ha deciso di affrontare la real­iz­zazione del­la fiera con un comi­ta­to locale anziché ricor­rere a soci­età pri­vate spe­cial­iz­zate, sape­va di fare un’operazione in con­tro­ten­den­za — spie­ga il pri­mo cit­tadi­no — In realtà la fiera ave­va bisog­no di cure e pas­sione che solo chi vera­mente crede nell’iniziativa le pote­va dare. Le cure ci sono state. Il mala­to ha dato un pic­co­lo seg­nale di ripresa. Lo scor­so anno si è rius­ci­ti a ricreare la ragione stes­sa dell’esistenza del­la fiera in rispos­ta all’idea di quan­ti non vor­reb­bero più sen­tir par­lare di fiera. Cer­to bisogna inten­der­si su quale fiera può esser­ci a Lona­to. A mio avvi­so serve una fiera che pos­sa fare da pal­cosceni­co per l’economia locale, agri­co­la ma anche arti­gianale e com­mer­ciale e che pre­sen­ti talu­ni prodot­ti del mon­do agri­co­lo e quin­di con­nes­si al ciclo ali­menta­re. Per tale ragione il cen­tro del­la fiera è sta­to sposta­to nel cen­tro stori­co. Le frazioni saran­no pre­sen­ti in cor­so Garibal­di chiu­so al traf­fi­co, in piaz­za Mar­tiri ci saran­no le novità cos­ti­tu­ite dai prodot­ti ali­men­ta­ri di qual­ità com­pre­si quel­li locali e garde­sani. Nel fare tut­to ciò occorre prestare atten­zione anche ai costi». Dunque la 44ª edi­zione del­la rasseg­na lonatese (nata tan­ti anni fa all’insegna dell’ottocentesco mer­ca­to del suino) vive una fase assai del­i­ca­ta di rilan­cio guardan­do all’economia locale e garde­sana. Non è una novità, ma fa bene sapere dove si vuol andare, quali sono gli obi­et­tivi. Infat­ti già tan­ti anni fa Lona­to ospi­ta­va il salone dei vini bres­ciani, pun­ta­va sul floro­vi­vais­mo garde­sano, sul­la qual­ità di colti­vazioni e pro­duzioni tipiche. Se ques­ta è la stra­da da seguire indi­ca­ta dal sin­da­co, gli spazi di ripresa e rilan­cio non man­cano. Prob­a­bil­mente occor­rerà scegliere: puntare solo su alcu­ni set­tori guardan­do alla spe­cial­iz­zazione. Una scelta obbli­ga­ta anche se oggi appare pre­matu­ra. La fiera, scadu­ta in anni recen­ti a mer­cati­no o poco più, pri­ma deve risoll­e­var­si, ricon­quistare spazio e fidu­cia. Poi arriverà il resto. La rasseg­na, aper­ta infor­mal­mente ven­erdì, sarà inau­gu­ra­ta ques­ta mat­ti­na, occu­pa il cen­tro stori­co. I cor­tili e gli spazi adi­a­cen­ti le scuole medie sono invasi dagli espos­i­tori di macchi­nari e attrez­za­ture agri­cole. Gli stand sono in costante aumen­to e il set­tore potrebbe tornare a essere uno dei pun­ti di forza del­la fiera. L’esposizione di mer­ci e prodot­ti (che dan­no vita alla mini­cam­pi­onar­ia) è allinea­ta nelle ten­sostrut­ture che occu­pano i viali e gli spazi adi­a­cen­ti. In piaz­za Mar­tiri un’altra ten­sostrut­tura fa da casa al salone dei prodot­ti enogas­tro­nomi­ci di alta qual­ità. Si va dall’aceto bal­sam­i­co di Mod­e­na al lar­do di Colon­na­ta, al pro­sciut­to di Par­ma e Mod­e­na, Parmi­giano reg­giano, le arance di Rib­era, olio e vini del Gar­da, grappe e dis­til­lati, prodot­ti apis­ti­ci e molti prodot­ti bio­logi­ci nat­u­rali. Il salone accoglierà anche lo stand del­la sezione locale dell’istituto pro­fes­sion­ale per l’agricoltura e l’ambiente «Dan­do­lo». Queste le scelte. Il pub­bli­co con la sua affluen­za e i com­men­ti dirà in questi giorni se si sta andan­do nel­la gius­ta direzione.