Mentre l’azienda è impegnata in un progetto di trasferimento dell’intera unità produttiva a Pratomaggiore, tra Villa e Cunettone. «Dopo l’incendio del 4 febbraio ci avevano dato 100 giorni di blocco, ce l’abbiamo fatta in un mese»

Una ripresa a tempo di record per la Tavina

11/03/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

L’incendio del 4 feb­braio ha rischi­a­to di com­pro­met­tere seri­amente l’attività del­la di Salò, che invece ieri mat­ti­na è ripar­ti­ta alla grande, dopo il ral­len­ta­men­to di queste set­ti­mane. A causa di un cor­to cir­cuito era­no bru­ciati il lun­go nas­tro trasporta­tore, dieci quadri elet­tri­ci, un’etichettatrice, un’imbottigliatrice e materie prime per il con­fezion­a­men­to. I muri, anner­i­ti dal fumo; il pavi­men­to, soll­e­va­to da ter­ra. L’intera lin­ea C, dove l’acqua min­erale viene mes­sa nelle bot­tiglie di plas­ti­ca (ne escono 22mila all’ora), com­ple­ta­mente k.o. Dan­ni lim­i­tati per la D, che ha una capac­ità di 17mila, e per il mag­a­zz­i­no vici­no. Nes­sun prob­le­ma, invece, per il capan­none riguardante le bot­tiglie di vetro.«Quella domeni­ca mat­ti­na – ricor­da l’amministratore del­e­ga­to, — sem­bra­va di entrare in un cimitero. Si era sal­va­ta solo una sof­fi­atrice. Un dis­as­tro che soll­e­va­va inter­rog­a­tivi e tan­ti cat­tivi pen­sieri. Alle 9 i dipen­den­ti si sono pre­sen­tati spon­tanea­mente, molti ave­vano le lacrime agli occhi. Ma tut­ti si sono rim­boc­cati le maniche, dan­do una dimostrazione di attac­ca­men­to all’azienda, di gen­erosità e disponi­bil­ità che mi ha stupi­to. Luisa Bonomet­ti, in nome e per con­to delle orga­niz­zazioni sin­da­cali Cgil-Cisl-Uil di Bres­cia, si è mes­sa a dis­po­sizione per qual­si­asi neces­sità. Come, ad esem­pio, la richi­es­ta di cas­sa inte­grazione. Ma non c’è sta­to bisog­no, non abbi­amo dovu­to ricor­rere a provved­i­men­ti stra­or­di­nari. La San­i­taria di Gavar­do ha provve­du­to a effet­tuare le pulizie; in tre giorni la multi­nazionale Mun­ster ha boni­fi­ca­to la lin­ea D, smon­tan­do i motori, rimet­ten­do in piena effi­cien­za ogni parte, ria­dat­tan­do le etichette, ecc. E abbi­amo ricom­in­ci­a­to la pro­duzione su questo nastro».«Per ripristinare la lin­ea C – pros­egue Fontana, che par­la a fian­co di Beni­amino Pater­li­ni, rap­p­re­sen­tante sin­da­cale inter­no — ave­va­mo inizial­mente pen­sato di sos­ti­tuire i macchi­nari inter­pel­lan­do in fret­ta e furia imp­rese sia ital­iane che straniere. Ma non c’era nul­la che facesse al caso nos­tro. Abbi­amo allo­ra deciso di recu­per­are e ricostru­ire quel­li esisten­ti, andati bru­ciati. La Pro­co­mac di Par­ma ci ha chiesto 120 giorni di tem­po. Trop­pi. Nel nos­tro set­tore non è pos­si­bile rimanere fuori dal mer­ca­to così a lun­go. Si corre il ris­chio di perdere i cli­en­ti. Da qui la deci­sione, con­cor­da­ta con l’azienda emil­iana, di sud­di­videre il lavoro tra varie dit­ta. Una si è occu­pa­ta dei nas­tri trasporta­tori e due dei quadri elet­tri­ci. Altre han­no sezion­a­to la sci­ac­qua­trice e la riem­pitrice, assem­b­land­ole. I macchi­nari sono sta­ti smon­tati, trasfer­i­ti nel par­mense, sis­temati (da un’ottantina di per­sone, che han­no lavo­ra­to a turni per tre set­ti­mane con­sec­u­tive), ripor­tati a Salò, ricol­lo­cati. I miglio­ra­men­ti fun­zion­ali dovreb­bero aumentare la capac­ità pro­dut­ti­va oraria. In ogni caso cre­do sia sta­ta com­pi­u­ta un’autentica impre­sa. I vig­ili del fuo­co, inter­venu­ti il 4 feb­braio, ave­vano par­la­to di almeno 100 giorni di tem­po. Noi siamo rius­ci­ti a farcela in un mese. Con un inves­ti­men­to che si aggi­ra sui tre mil­ioni di euro».Per ringraziare i dipen­den­ti, Fontana ha invi­ta­to tut­ti i dipen­den­ti (incluse le mogli) a un pran­zo, domeni­ca 25 mar­zo. L’occasione per fes­teggia­re la ripresa. Ram­men­ti­amo che la Tavina sta gio­can­do un’altra par­ti­ta su un cam­po diver­so. Da alcu­ni mesi è fini­ta nell’occhio del ciclone per la richi­es­ta di trasferir­si a Pratomag­giore, la piana sit­u­a­ta tra le frazioni di Vil­la e Cunet­tone, e di ricon­ver­tire l’attuale sta­bil­i­men­to (19mila mq. cop­er­ti, più 4mila su un piano sopras­tante, 65 operai, 200 mil­ioni di bot­tiglie all’anno, di cui il 70% di plas­ti­ca e il 30% di vetro, una quan­tità gior­naliera che oscil­la dalle 700 mila nel peri­o­do inver­nale al mil­ione e 600 mila in estate, quan­do la gente è asse­ta­ta, e i con­su­mi aumen­tano) in 120 mila metri cubi di vol­ume­tria residenziale.

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