Si inaugura alle 18 un nuovo e prestigioso spazio civico. L’11 aprile si scopre il monumento dedicato a quei martiri del passato

Una sala nel ricordodella strage dimenticata

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Con l’in­au­gu­razione del­la nuo­va sala civi­ca e con­sil­iare, pre­vista per domani alle 18, il Comune apre uffi­cial­mente il cal­en­dario di even­ti per per com­mem­o­rare il 160° anniver­sario del­la strage dell’11 aprile 1848.«Il nos­tro ter­ri­to­rio mer­i­ta­va una adegua­ta sede in cui svol­gere le sue più impor­tan­ti man­i­fes­tazioni», dice il sin­da­co Mau­r­izio Bernar­di pre­sen­tan­do la man­i­fes­tazione nelle sale del­l’Ac­cad­e­mia di Agri­coltura, Scien­ze e Let­tere a Verona. «Il luo­go più ido­neo ci è sem­bra­to l’ed­i­fi­cio che ospi­ta­va l’asi­lo del Comune e il cui tet­to venne com­ple­ta­mente dis­trut­to nel 2000 da un incen­dio. Abbi­amo pen­sato a qual­cosa di val­ore: ecco il per­ché del dip­in­to ideato e prog­et­ta­to dal­l’artista Ful­vio Tes­ta ed ese­gui­to a quat­tro mani con la dec­o­ra­trice Maria Girelli Bruni».«E a sot­to­lin­eare il val­ore di rap­p­re­sen­tan­za e il legame di ques­ta sala con il ter­ri­to­rio di Castel­n­uo­vo è sta­to real­iz­za­to un pavi­men­to in sem­i­na veneziana con mosaici che dis­eg­nano lo stem­ma del Comune e quel­li delle frazioni. Questi ulti­mi», sot­to­lin­ea, «sono sta­ti recu­perati con l’aiu­to di cul­tori di sto­ria locale».L’inaugurazione del­la sala civi­ca sarà segui­ta dagli inter­ven­ti di Tes­ta, Girelli Bruni e del­l’ar­chitet­to Pao­lo Zop­pi che illus­tr­eran­no il grande dip­in­to real­iz­za­to e tut­to il lavoro di recu­pero del­l’ex asi­lo. Alle 19 sarà invece l’ar­chitet­to Gior­gio For­ti a par­lare del prog­et­to di restau­ro del­la Torre vis­con­tea, sim­bo­lo del Comune di Castel­n­uo­vo. Alle 20.30 con­cer­to del quin­tet­to di archi e flau­to «I vir­tu­osi i italiani».«Il risalto dato alla nuo­va sala civi­ca non è solo per l’im­por­tan­za del­l’­opera», riprende Bernar­di, «ma anche per­ché sarà ques­ta la sede che ospiterà i con­veg­ni orga­niz­za­ti dal pro­fes­sor Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la l’11, 12 e 13 aprile per il 160° anniver­sario del­la strage dell’11 aprile 1848». La rap­pre­saglia fu dec­re­ta­ta dal coman­do aus­tri­a­co per punire il ter­ri­to­rio in cui si era­no accam­pati i volon­tari di Man­ara, appro­dati qui dopo le Cinque gior­nate di a cac­cia di armi e munizioni. È assoda­to che gli abi­tan­ti non pre­sero parte agli even­ti mil­i­tari, ma ciò non servì a risparmi­ar­li. Nel­l’ec­cidio, tra i più pesan­ti del Risorg­i­men­to ital­iano, morirono soprat­tut­to donne, bam­bi­ni e anziani. «Un episo­dio tal­mente brut­to”, dice Bernar­di, «che è con­venu­to a tut­ti che venisse dimen­ti­ca­to. Infat­ti la sto­ri­ografia uffi­ciale lo ignora».Molte le inizia­tive nel pro­gram­ma del­la ricor­ren­za real­iz­za­ta con il patrocinio di Regione, Provin­cia e del­la stes­sa Accad­e­mia scalig­era: i con­veg­ni, che appro­fondi­ran­no il quadro stori­co e mil­itare del­l’e­poca sof­fer­man­dosi su alcune fig­ure, come il par­ro­co don Anto­nio Oliosi. Vi pren­der­an­no parte numerosi docen­ti del­l’ veronese, tra cui il pres­i­dente del­la Provin­cia, Elio Mose­le; pre­vista anche la parte­ci­pazione del vesco­vo. E poi spet­ta­coli teatrali, con­cer­ti e mostre.«Abbiamo anche fat­to stam­pare una serie di car­to­line sulle quali dall’11 al 13, negli orari delle man­i­fes­tazioni, sarà pos­si­bile fare l’an­nul­lo postale», spie­ga l’asses­sore alla Cul­tura Ilar­ia Tomez­zoli. «Inoltre abbi­amo fat­to fare una ristam­pa anasta­t­i­ca del “Miseran­do eccidio di Castel­n­uo­vo oper­a­to dal­la bar­barie aus­tri­a­ca”: è il rac­con­to dei “pochi abi­tan­ti super­sti­ti” edi­to nel 1848 e servì per rac­cogliere fon­di per un mon­u­men­to e per aiutare sopravvis­su­ti e famil­iari delle vit­time. Ver­rà dato a tutte le famiglie».Ultima paro­la all’arte con l’in­au­gu­razione, alle 17 dell’11 aprile, del «nuo­vo mon­u­men­to ai mar­tiri di Castel­n­uo­vo. Una scul­tura real­iz­za­ta su prog­et­to di Pao­lo Zop­pi dal­l’artista ita­lo argenti­na Veron­i­ca Fonzo».

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