Sul passaggio da Sant’Emiliano. Un’ordinanza alla parrocchia che «blocca la pista ciclabile»

Una sbarra alla Pieve: sindaco contro parroco

25/08/2006 in Attualità
A Affi
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Di Luca Delpozzo
ma.to.

Un sequel di «Don Camil­lo e Pep­pone» va in sce­na a Padenghe. A dividere i due con­tenden­ti, il sin­da­co Gian Car­lo Alle­gri e il par­ro­co don Bruno Negret­to, è una stra­da vic­i­nale alla pieve di Sant’Emiliano, sito di grande val­ore artis­ti­co, che il sac­er­dote ha fat­to chi­ud­ere con una sbar­ra, inter­rompen­do anche una pista real­iz­za­ta dal­la Provin­cia. La costruzione del­la pieve di Sant’Emiliano risale all’XI sec­o­lo, la sua pri­ma men­zione doc­u­men­taria è dell’anno 1145.Il sin­da­co Alle­gri non è comu­nista come Pep­pone. Ma gli ingre­di­en­ti del­la for­tu­na­ta serie di film con Fer­nan­del e Gino Cervi ci sono comunque. L’altro giorno, a fir­ma del seg­re­tario comu­nale, è sta­ta noti­fi­ca­ta al par­ro­co un’ordinanza, per lo sgombero imme­di­a­to del­la stra­da. Il sin­da­co ordi­na la rimozione «delle sbarre posizion­ate sen­za le pre­scritte autor­iz­zazioni, al fine di garan­tire il pub­bli­co tran­si­to su una stra­da che da tem­po immem­o­re è uti­liz­za­ta dal­la col­let­tiv­ità e che pone in comu­ni­cazione due pub­bliche vie». La vicen­da rischia di aprire uno scon­tro sen­za prece­den­ti tra munici­pio e par­roc­chia, anche per­ché il par­ro­co don Bruno è uomo deciso e osti­na­to, capace di andare fino in fon­do se ritiene di avere le sue buone ragioni. E le buone ragioni di don Bruno, stan­do alla sua ver­sione, con­sistono nel fat­to che non sarebbe sta­to infor­ma­to sul pas­sag­gio del­la pista cicla­bile, e non avrebbe avu­to la planime­tria det­tagli­a­ta di un per­cor­so anom­alo in via Sant’Emiliano. Inoltre il par­ro­co riven­di­ca la pro­pri­età del­la zona e del­la stra­da vic­i­nale, e mette in dis­cus­sione la real­iz­zazione di una pista cicla­bile nei pres­si di una Pieve, bisog­nosa sem­mai di essere tute­la­ta da tran­si­ti di qual­si­asi tipo; e le cer­i­monie sul sagra­to ver­reb­bero dis­tur­bate. Infine la par­roc­chia sarebbe disponi­bile a cedere un’altra porzione di ter­reno, nel­la zona con­fi­nante alla pro­pri­età, ipote­si che è sta­ta rap­p­re­sen­ta­ta anche ad un fun­zionario del­la Provin­cia. C’è sta­to un incon­tro nei giorni scor­si, ma sen­za alcun esi­to. Dal can­to suo il sin­da­co ril­e­va che il Comune e la Regione han­no spe­so qua­si 400 mila euro, divisi a metà, per la sis­temazione del­la casci­na e dell’intero com­p­lesso roman­i­co. E’ sta­ta poi sot­to­scrit­ta una con­ven­zione con la par­roc­chia per «l’uso pub­bli­co di tut­ta l’area anti­s­tante, da adibire, con­corde­mente, all’utilizzo del­la stes­sa casci­na». «Non è pens­abile chi­ud­ere una stra­da — aggiunge Alle­gri — per impedire la real­iz­zazione del­la pista cicla­bile, che dovrà col­le­gare il bas­so lago con l’alto lago, e la vis­itabil­ità del com­p­lesso di Sant’Emiliano. Noi abbi­amo approva­to il prog­et­to del­la Provin­cia, l’uso del­la stra­da in ques­tione è pub­bli­co da sem­pre e il Comune ci ha spe­so nel pas­sato fior di quattrini».

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