La cantante Giuliana Bergamaschi farà rivivere le atmosfere del cantautore scomparso due anni fa

Una serata con le canzoni di De Andrè

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Il con­cer­to ded­i­ca­to a Fab­rizio De Andrè e orga­niz­za­to per domani alle 21 al teatro Smer­al­do dall’Associazione Amadeus, dall’Associazione com­mer­cianti e dal­la Pro Loco, con il con­trib­u­to dell’Amministrazione comu­nale, non sarà solo l’occasione di ascoltare alcu­ni brani trat­ti dal­la vastis­si­ma pro­duzione del can­tau­tore gen­ovese (scom­par­so l’11 gen­naio del 1999), ma anche il ten­ta­ti­vo di ricreare l’atmosfera in cui essi sono nati. Così lo spet­ta­co­lo-prog­et­to, inti­to­la­to «Potesse nascere un giorno una rosa…», del­la can­tante veronese Giu­liana Berga­m­aschi (che da oltre dieci anni si occu­pa di musi­ca con radi­ci etni­co-popo­lari e che con il suo ex-grup­po, La Ratatu­ja, ha vin­to il pre­mio nazionale Grin­zane Cavour nel ’96 ed Arez­zo Wave nel 1997), cercherà di far riv­i­vere l’ambiente del por­to e al tem­po stes­so di intrec­cia­re diver­si appor­ti artis­ti­ci. «Sul pal­co», dichiara Giu­liana Berga­m­aschi, per la quale De Andrè è sta­to il prin­ci­pale pun­to di rifer­i­men­to, «vi saran­no non solo alcu­ni bravi musicisti (Ste­fano Bersan e Francesco Pal­mas alla chi­tar­ra, Anto­nio Can­teri all’armonica e alle per­cus­sioni etniche, Ottavio Gia­cop­uzzi alla fis­ar­mon­i­ca e al sax, Macam­bi­ra alle per­cus­sioni), ma anche la dan­za­trice brasil­iana Doral­ice Fer­reira De San­tana e i quadri dell’Associazione Spazio Libero». Per il pres­i­dente del­la Pro Loco, Mar­ileno Brente­gani, si trat­ta di una scommes­sa: «È uno spet­ta­co­lo godi­bile e pure ric­co di con­tenu­ti e di momen­ti comu­nica­tivi. Per questo mi aspet­to sia la pre­sen­za degli appas­sion­ati di De Andrè, sia quel­la di chi vor­rà assis­tere ad un avven­i­men­to par­ti­co­lare». Sul­la stes­sa lin­ea Fiorel­la Marango­ni, la pres­i­dentes­sa dell’Associazione Amadeus che soli­ta­mente orga­niz­za con­cer­ti di musi­ca clas­si­ca. «Mi aspet­to un teatro pieno per questo che sarà anche un momen­to di aggregazione per i gio­vani» dice. In fon­do De Andrè era uno di loro nel­la sua ricer­ca di goder­si la vita e al tem­po stes­so di val­oriz­zare le cose di tut­ti i giorni: man­gia­re, bere, etc. Ma soprat­tut­to è sta­to uno dei can­tau­tori più ascoltati da gen­er­azioni di per­sone, a par­tire dagli anni ses­san­ta, per arrivare agli anni ottan­ta (con «Creuza de ma», forse il suo album più bel­lo) e poi al suo ulti­mo album («Mi innamora­vo di tut­to») nel quale riv­ela il momen­to del­la svol­ta nel­la sua vita: «Se una voce mira­colosa (quel­la di Mina, n.d.r. ) non avesse inter­pre­ta­to nel 1968 “La can­zone di Marinel­la”, con tut­ta prob­a­bil­ità avrei ter­mi­na­to gli stu­di in legge per dedi­car­mi all’avvocatura». Alessan­dro Foroni