Il maniero che è stato fatto edificare da Antonio della Scala nel 1383 venne acquistato dal Comune dopo quasi sei secoli. L’avvocato Gino Bonetti fu il primo cittadino del paese per ben 25 anni

Una targa per il sindaco del castello

30/03/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Una tar­ga ricor­do per l’avvocato Gino Bonet­ti, il sin­da­co di Tor­ri che acquistò il castel­lo scaligero, ora sim­bo­lo del paese. Sarà posa­ta e inau­gu­ra­ta uffi­cial­mente domani alle 16.30, nel­la sala delle adunanze del castel­lo, la tar­ga-ricor­do che il grup­po «Gli ami­ci di Gino Bonet­ti» ha prepara­to in occa­sione del ven­tes­i­mo anniver­sario del­la morte del pri­mo cit­tadi­no che, per ben 25 anni, resse le sor­ti del pic­co­lo cen­tro lacus­tre. Una deci­na i mem­bri del grup­po che ha deciso di trib­utare questo «ricor­do perenne» al «sin­da­co-giurista», come lo han­no defini­to in un libret­to, prodot­to pro­prio in questi giorni da due dei suoi più gran­di ami­ci ed esti­ma­tori: Nereo Maf­fez­zoli ed il pro­fes­sor Giuseppe Pimaz­zoni, ex sin­da­co di Gar­da. E, pro­prio dal pro­fes­sor Pimaz­zoni, già pre­side del liceo Maf­fei a Verona, parte l’idea di scri­vere un libret­to per ricor­dare l’avvocato Bonet­ti. Elet­ti entram­bi pri­mi cit­ta­di­ni nel 1951, Pimaz­zoni a Gar­da e Bonet­ti a Tor­ri, i due sin­daci diven­nero ami­ci, tan­to da ren­der­si poi pro­mo­tori del­la «cor­diale inte­sa», tra tut­ti i sin­daci dei comu­ni riv­ieraschi del Gar­da scaligero. «Era un peri­o­do quel­lo», ha illus­tra­to l’ora ottan­tot­tenne Giuseppe Pimaz­zoni nel libret­to «in cui tut­ti i pae­si riv­ieraschi verone­si, ad eccezione di Peschiera e di Mal­ce­sine, dove venne elet­to sin­da­co il gen­erale in pen­sione fascista Alber­to Par­i­ani, era­no ret­ti da sin­daci del­la Democrazia Cris­tiana. Di qui, l’idea del­la “cor­diale inte­sa”, una sor­ta di accor­do tra sin­daci per indi­vid­uare e risol­vere uni­tari­a­mente i prob­le­mi dei pae­si, assai urgen­ti e gravosi nell’immediato dopo guer­ra. La “cor­diale inte­sa” per­mise l’ammodernamento dei comu­ni, indis­pens­abile per super­are l’arretratezza e la mis­e­ria che la spon­da veronese ave­va, anche nei con­fron­ti delle già più pro­gred­ite par­ti bres­ciana e trenti­na». Tra le molte opere pub­bliche di cui, nei 25 anni in cui Gino Bonet­ti guidò il Comune di Tor­ri, le cronache par­lano, anche numerosi inter­ven­ti urban­is­ti­ci, fon­da­men­tali per il capolu­o­go e le frazioni di Pai ed Albisano. Dal­la costruzione dell’asilo, agli acque­dot­ti, alle strade per Pai di Sopra, Ca’ Tron­coni, Ca’ Bar­celle, la Caset­ta, l’acquisto dell’area del cam­po sporti­vo e molto altro anco­ra. Il tut­to in un’epoca in cui, a dif­feren­za di oggi, gli sposta­men­ti, il denaro e la cul­tura scarseg­gia­vano. Ma il «rega­lo» più «grosso», anche nel vero sen­so del ter­mine, che il sin­da­co scom­par­so per un tumore nel 1981 fece a Tor­ri fu l’acquisto del castel­lo scaligero, il 19 dicem­bre 1973. Il maniero, fat­to edi­fi­care da Anto­nio del­la Scala nel 1383, era pas­sato di mano in mano a pri­vati, finché il comune, per volon­tà di Bonet­ti, riuscì a ren­der­lo pro­prio, acqui­s­tan­do­lo dal­la pro­pri­etaria Giusep­pina Ardui­ni in Cristo­fori. «Con la cer­i­mo­nia di domani», affer­ma l’attuale sin­da­co di Tor­ri Alber­to Vedovel­li «vogliamo ren­dere un omag­gio doveroso a una per­sona che ha dato davvero moltissi­mo a ques­ta comu­nità. Anche se purtrop­po non l’ho conosci­u­to per­sonal­mente, restano a noi oggi molte delle opere che han­no dato benessere e pos­si­bil­ità di svilup­po sociale ed eco­nom­i­co, attra­ver­so il tur­is­mo, a Tor­ri». Infine, un ulti­mo «rega­lo» per la comu­nità tor­re­sana, con­seg­na­to pro­prio in questi giorni dal­la moglie di Gino Bonet­ti, sig­no­ra Ellis Vin­ci, al pri­mo cit­tadi­no Vedovel­li; quar­an­tanove lib­ri di giurispru­den­za, degli anni ’50, ’60 e ’70, su cui l’avvocato ave­va stu­di­a­to, da porre nel­la comunale.

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