Ricordata nel corso di una tavola rotonda la figura di Benedetta Bianchi Porro, dichiarata venerabile. Presentato durante la serata il libro «Ero di sentinella» del fratello Corrado

Una vita dedicata all’amore e all’altruismo

23/10/2002 in Religione
Di Luca Delpozzo
Sirmione

Ritor­na sem­pre a splen­dere il sole per chi non si dis­pera. Dopo qua­si quarant’anni dal­la sua morte, è anco­ra vivo il mes­sag­gio che ha las­ci­a­to al mon­do: ha inseg­na­to l’amore e l’altruismo con cui ha spez­za­to la sua soli­tu­dine; ha can­ta­to attra­ver­so l’indicibile sof­feren­za le mer­av­iglie del­la vita; ha dimen­ti­ca­to se stes­sa per gli altri; ha vis­su­to il dolore come mis­tero d’amore e fonte di grazia. Ha dona­to a tut­ti la sper­an­za. La figu­ra del­la gio­vane sirmionese è sta­ta al cen­tro di una tavola roton­da al di Sirmione. Pre­sente anche il min­istro per le Politiche comu­ni­tarie Roc­co Buttiglione. Per la dio­ce­si veronese c’era il vic­ario gen­erale mon­sign­or Giuseppe Zen­ti. Lo spun­to che ha indot­to l’associazione di «Per Benedet­ta» (con il patrocinio del­la soci­età e l’amministrazione comu­nale) ad orga­niz­zare il con­veg­no pro­prio sulle rive del , dopo Milano, Rim­i­ni e Verona, è il libro fres­co di stam­pa «Ero di sen­tinel­la» di Cor­ra­do Bianchi Por­ro, gior­nal­ista e scrit­tore, fratel­lo di Benedet­ta. «L’ho scrit­to», rac­con­ta l’autore, «con l’intento di decifrare il seg­no del­l’amore divi­no in mez­zo alle nos­tre quo­tid­i­ane e affat­i­cate esi­gen­ze». Una vita breve quel­la di Benedet­ta: morì all’età di soli 27 anni. A 15 anni si trasferì da For­lì a Sirmione. Fu subito col­pi­ta da un mor­bo incur­abile. Di qui il lun­go cal­vario di inter­ven­ti chirur­gi­ci, ricov­eri, sof­feren­ze, meno­mazioni. A 22 anni divenne sor­da, total­mente par­al­iz­za­ta, pri­va di ogni facoltà sen­si­ti­va. E infine, cieca. Fu costret­ta a las­cia­re l’ di med­i­c­i­na, a Milano, pro­prio all’ultimo esame. I suoi uni­ci mezzi di comu­ni­cazione: un filo di voce e la sen­si­bil­ità in una mano. Benedet­ta è sta­ta dichiara­ta ven­er­a­bile il 23 dicem­bre 1993. Il proces­so di beat­i­fi­cazione è ormai in una fase istrut­to­ria avan­za­ta. Sono numerose le per­sone di Sirmione e din­torni che ogni anno, il 23 gen­naio, giorno del­la morte del­la ven­er­a­bile, rag­giun­gono Dovadola, vici­no a For­lì, il paesino di Benedet­ta e nel­la cui abbazia di Sant’Andrea sono deposte le spoglie. «L’obiettivo», spie­ga Car­lo Spinel­li, pres­i­dente del­l’as­so­ci­azione milanese, «è avviare una cam­pagna di sen­si­bi­liz­zazione e di divul­gazione del mes­sag­gio las­ci­a­to da Benedet­ta soprat­tut­to nelle province venete e lom­barde. La sua espe­rien­za di fede e di amore per la vita è così forte e inten­sa in noi che non occorre nes­suna forzatu­ra al per­cor­so per la sua beat­i­fi­cazione». Nel suo libro biografi­co Cor­ra­do Bianchi Por­ro riper­corre a ritroso tut­ta la vicen­da del­la sorel­la, con l’aiu­to dei diari e degli scrit­ti di Benedet­ta. Una sor­ta di col­lo­quio inten­so e struggente tra fratel­li. «Benedet­ta come le sen­tinelle. Nell’antico tes­ta­men­to», spie­ga l’autore , «le sen­tinelle era­no i sac­er­doti del Tem­pio che veg­li­a­vano la notte, aspet­tan­do il sorg­ere del pri­mo bagliore di luce per tessere le prime lodi dell’alba.»