Una vita, una storia: El Trento, ossia El Profe, ovvero Vittorio Bozzini raccontato in un volume

15/04/2018 in Attualità
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Di Sergio Bazerla

Nove anni sen­za  “El Profe”, anda­to avan­ti nel­l’aprile del 2009, Vit­to­rio Bozzi­ni, sin­da­co, pre­side, ma soprat­tut­to alpino e Reduce di Rus­sia. Un con­den­sato di sto­ria di vita pre­sen­ta­to da Sante Pasquali­ni alla bai­ta alpina, in piaz­za Bar­barani a Cav­al­caselle nel 65° di fon­dazione del grup­po e nel­la aduna­ta degli del­la zona del bas­so lago.

Ho volu­to pre­sentare una inter­vista uni­ca real­iz­za­ta oltre dieci anni fa con il Profe — spie­ga Sante Pasquali­ni — di fat­to inedi­ta, uni­ca, dove il Tren­to, ovvero Vit­to­rio Bozzi­ni, risponde ad alcune mie domande, anche dure, sul­la sua sto­ria, soprat­tut­to sul­la Cam­pagna di Rus­sia dove fu pri­gion­iero con il 5° Reg­g­i­men­to Alpi­ni nel­la Divi­sione Tri­denti­na. Una videoin­t­er­vista dove io pon­go le domande ed Alber­to Scipo­lo real­iz­za le immag­i­ni, uniche , irripetibili, di un Vit­to­rio Bozzi­ni rilas­sato e pron­to alle risposte, a casa sua, dove tan­tis­si­mi ricor­di ripor­tano alla realtà di una riti­ra­ta ed una pri­gio­nia irreale, dove l’uo­mo è ridot­to ad una lar­va umana, ad un ani­male, ad un numero sen­za nome e sen­za iden­tità. Ma con la memo­ria luci­da e con un lin­guag­gio niti­do, for­bito, agget­ti­va­to, fotografi­co.”

Vit­to­rio Bozzi­ni, det­to El Tren­to, dopo la cat­tura da parte dei rus­si a Khari­cov, il 2 feb­braio 1943, fer­i­to a Sko­rorib il 19 gen­naio 1943 ad una gam­ba, subisce la pri­gio­nia bes­tiale e dis­umana negli ospedali e nei campi di con­cen­tra­men­to in Siberia. ” In treno, dod­i­ci giorni — dichiara nel fil­ma­to il Profe — con nul­la da man­gia­re se non il ghi­ac­cio, beven­do l’u­ri­na per non disidratar­si. In ospedale- anco­ra il Profe che par­la — solo qualche pez­zo di pane con del pesce sala­to che causa­va sola­mente sete  e quin­di malessere e dis­a­gi ulte­ri­ori.”

Il 26 gen­naio del 1946 Vit­to­rio Bozzi­ni riesce a salire su una tradot­ta che rim­pa­tria i reduci e fer­i­ti. Il 28 mar­zo attra­ver­sa il val­i­co di tarvi­sio ed entra in ter­ri­to­rio ital­iano, ed il 31 mar­zo final­mente riceve il caloroso abbrac­cio del­la madre nel­la sua Lazise.

Dopo lunghi ripen­sa­men­ti, not­ti inson­ni, la ripresa del­la vita ordi­nar­ia, la scuo­la, Vit­to­rio Bozzi­ni nel 1958, rior­di­na le idee e si mette a scri­vere il libro ded­i­ca­to a tut­ti gli alpi­ni: Neve Rossa. Tito­lo emblem­ati­co che rac­chi­ude il mar­tirio delle penne nere nel­la step­pa rus­sa. Un tor­men­to che l’ha perse­gui­tato tut­ta la vita e che è chiara­mente appar­so nel fil­ma­to proi­et­ta­to a Cav­al­caselle dove la com­mozione era pre­sente e viva in ognuno degli astan­ti, inten­si­fi­ca­ta dal­la tes­ti­mo­ni­an­za diret­ta, nel fil­ma­to, di padre Mario Tonidan­del, cap­pel­lano degli Alpi­ni, frances­cano che ha ded­i­ca­to la sua intera esisten­za al sosteg­no degli uomi­ni in armi.

A lui, infat­ti, El Profe ha ded­i­ca­to un libro che sarà tra poco ristam­pa­to a cura del­la sezione di Verona degli Alpi­ni.

La vita di Vit­to­rio Bozzi­ni, il sac­ri­fi­cio degli alpi­ni in Rus­sia, la tes­ti­mo­ni­an­za uni­ca di Padre Mario Tonidan­del — sot­to­lin­ea Sante Pasquali­ni — sono sta­ti momen­ti com­moven­ti per tut­ti, anche per me che queste sto­rie le ho sen­tite e vis­sute con Vit­to­rio più volte, ma la sua decisa fer­mez­za di vita e di cre­do nelle isti­tuzioni più aut­en­tiche sono state le pietre mil­iari di ques­ta inter­vista che ha desta­to la com­mozione di tut­ti ed il plau­so degli alpi­ni di oltre quindi­ci grup­pi del­l’area garde­sana.”

 

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