Terriccio ed enormi massi fermati a strapiombo sopra la Gardesana occidentale

Un’altra frana s’abbatte sulla Ponale in agonia

28/10/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
p.t.

Pro­prio men­tre si tor­na a par­lare del futuro del­la Ponale, pro­prio men­tre la Provin­cia, attra­ver­so l’asses­sore Iva Berasi, las­cia capire di vol­er abban­donare a se stes­sa l’an­ti­ca stra­da, con­sideran­do eco­nomi­ca­mente trop­po onerosi gli even­tu­ali lavori per la sua mes­sa in sicurez­za, sul­la Ponale cade l’en­nes­i­mo macig­no. Anzi una frana enorme e peri­colosa — non fig­u­ra­ta, inten­di­amo­ci — che purtrop­po sem­bra avere tutte le carat­ter­is­tiche per diventare la pietra tombale delle molte sper­anze di rinasci­ta e di rival­oriz­zazione del­la panoram­i­ca via aus­troun­gar­i­ca. Lo smot­ta­men­to, cadu­to per­pen­di­co­lar­mente sopra la spi­ag­gia del­lo Sper­one, ha occu­pa­to tut­ta la car­reg­gia­ta e provo­ca­to inqui­etan­ti crepe nel man­to asfaltato.Le mac­chine sfrec­ciano sul­la , poche decine di metri più sot­to. Sem­bra­no pic­coli e frag­ili gio­cat­toli se parag­o­nati ai fram­men­ti di roc­cia che si sono anco­ra una vol­ta stac­cati dal­la mon­tagna e che incom­bono lassù, silen­ziosi ed invis­i­bili. Chissà che fac­ce fareb­bero le per­sone al volante se potessero vedere questo spet­ta­co­lo. Gli uni­ci a sem­brare poco pre­oc­cu­pati sem­bra­no essere i bik­ers che, come al soli­to inar­resta­bili, non fan­no una pie­ga nem­meno di fronte alla mon­tagna che frana. Sono qua­si tut­ti tedeschi e pro­ce­dono come veri e pro­pri panz­er: scav­al­cano can­cel­li, aggi­ra­no osta­coli e quan­do si trovano fac­cia a fac­cia con la frana, dopo aver ped­ala­to per qualche min­u­to su quel silen­zioso e ago­niz­zante mon­u­men­to all’ingeg­ne­r­ia stradale, pren­dono la loro bici sot­to brac­cio e s’in­er­pi­cano tra gli enor­mi macig­ni. «Ho il caschet­to» risponde, impert­er­ri­to uno di essi a chi gli fa notare la peri­colosità del luo­go. Una rispos­ta che sus­ci­ta ilar­ità, ma che bene spie­ga l’at­teggia­men­to che questi par­ti­co­lari tur­isti han­no nei con­fron­ti di ques­ta stra­da, per per­cor­rere la quale si sor­bis­cono lunghe ore di viag­gio. Pre­tendere di fer­mar­li sem­bra un’u­topia, insom­ma, tan­to quan­to pre­tendere di ren­dere sicu­ra al cen­to per cen­to la Ponale o illud­er­si che, una vol­ta chiusa, riman­ga davvero deser­ta. L’u­ni­ca soluzione per far­la “soprav­vi­vere” sem­bra essere, para­dos­salmente, quel­la di far­la sparire come stra­da. Mon­i­torare costan­te­mente la situ­azione sulle pen­di­ci del monte, com­piere lavori peri­od­i­ci di manuten­zione e bonifi­ca, ma declas­sare la Ponale a ran­go di sen­tiero, toglien­do gli attuali inutili can­cel­li e dis­sem­i­nan­dola di cartel­li che informi­no i ciclisti del­la peri­colosità del­la zona.

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