Lo scrittore Vittorio Messori lancia un appello per la salvaguardia di Maguzzano. Obbiettivo: evitare colate di cemento fino al monte Corno

Un’area protetta per l’abbazia

20/01/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Lonato

«Un par­co del­l’ che potrebbe con­giunger­si al Monte Corno di Desen­zano, già sot­to tutela, è da sot­to­scri­vere e incor­ag­gia­re». Il mes­sag­gio viene lan­ci­a­to dal grande sag­gista e opin­ion­ista cat­toli­co Vit­to­rio Mes­sori, che abi­ta a Desen­zano da oltre dieci anni, ma che si è inse­di­a­to con il suo stu­dio nel­l’Ab­bazia di Maguz­zano, ospite dei reli­giosi del­la Comu­nità di Don Cal­abria. L’in­ter­ven­to di Mes­sori segue quel­lo — di alcu­ni anni fa — del can­tau­tore milanese Rober­to Vec­chioni (che ha abi­ta­to a lun­go ai Bar­cuzzi). Di recente, anche numerosi res­i­den­ti del­la splen­di­da «bal­cona­ta» sul Gar­da ave­vano pre­so posizione. L’obiettivo è sen­si­bi­liz­zare l’opin­ione pub­bli­ca, non solo di Lona­to ma del­l’in­tera area del , per­chè l’ab­bazia, il suo chiostro e i suoi incom­pa­ra­bili din­torni sono, in fon­do, pat­ri­mo­nio di tut­ta la comu­nità. La minac­cia che incombe su ques­ta zona è quel­la del mat­tone. Un paio di maxi-lot­tiz­zazioni, già approvate negli anni scor­si, com­in­ciano ora a far sen­tire il fia­to sul col­lo del­l’at­tuale giun­ta ulivista. Ecco la ragione di un aus­pi­ca­bile par­co. «La sua attuazione — dice infat­ti Mes­sori — più che aus­pi­ca­bile, sem­bra doverosa. Esso non dovrebbe tute­lare la sola zona attorno a via Mac­carona, la strad­i­na che col­le­ga l’ab­bazia alla tan­gen­ziale Padenghe-Desen­zano, ma dovrebbe esten­der­si in ogni direzione attorno all’ab­bazia. Su ques­ta già incom­bono, dalle colline ad ovest, due gigan­tesche ville con ter­ri­bili cop­er­ture in cemen­to arma­to a vista. Sul­la col­i­na di Bar­cuzzi, poi, si sta ter­mi­nan­do un grande com­p­lesso, vis­i­biliss­mo anch’es­so dal­la casa reli­giosa e che rov­ina il placido panora­ma del­la col­li­na». Il gri­do d’al­larme di Mes­sori si fa a questo pun­to più acu­to. Occorre sal­vare il salv­abile, sot­to­lin­ea il sag­gista, e bloc­care uno scem­pio, impedire la dis­truzione di un grande cap­i­tale nat­u­ral­is­ti­co che tut­ta l’Eu­ropa conosce. Mes­sori cita l’e­sem­pio del­la Fran­cia, dove pure si edi­fi­ca mas­s­ic­cia­mente ma dove anche si preser­va il ter­ri­to­rio più pre­gia­to, cre­an­dovi delle aree pro­tette o dei parchi. Che poi la zona attorno a Maguz­zano sia di grande inter­esse stori­co e arche­o­logi­co non è cosa nuo­va. A parte il val­ore del­l’ab­bazia, «che è tra le cose — dice Mes­sori — più belle del Rinasci­men­to lom­bar­do, c’è poi la via Mac­carona che rap­p­re­sen­ta l’ul­ti­mo sito super­stite del­la grande via romana Aemil­ia-Gal­li­ca che da con­duce­va all’Adri­ati­co. Inoltre i monaci benedet­ti­ni che abitarono l’ab­bazia — come sot­to­lin­ea anco­ra lo scrit­tore — fecero degli impor­tan­ti lavori di bonifi­ca del­l’area palu­dosa che cir­con­da­va la zona. Tem­po fa, dice­va­mo, un grup­po di abi­tan­ti riv­olse un appel­lo al sin­da­co Peri­ni per­chè si inter­venisse per bloc­care l’a­van­za­ta del cemen­to. Inter­pel­la­to dal nos­tro gior­nale, Peri­ni rispose che «si trat­ta­va di autor­iz­zazioni già delib­er­ate, ma che si sareb­bero potu­ti prospettare inter­ven­ti meno inva­sivi». Sarà accolto l’ac­co­ra­to appel­lo di Mes­sori e di tut­ti quel­li — e sono tan­tis­si­mi, cre­di­amo -, a cui stan­no a cuore le sor­ti di Maguzzano?

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