Si è ripetuta la tradizione instaurata dall’associazione più antica d’Italia, prima che Venezia inventasse il demanioA gara tra gli Antichi Originari i diritti di pesca: si fa da 555 anni

Un’asta animata per le rive

01/05/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Sot­to i por­ti­ci del Palaz­zo dei Cap­i­tani, dove un tem­po arriva­vano le acque del lago, si è svolto uno dei più antichi riti del­la tradizione garde­sana: l’asta delle rive. Si fa da 555 anni, tan­to che l’associazione pro­motrice si può forse con­sid­er­are la più anti­ca d’Italia. Dal 1452 la cor­po­razione degli Antichi Orig­i­nari ogni anno mette all’asta il dirit­to esclu­si­vo di pesca nelle acque di San Vig­ilio, zona chia­ma­ta Pescheria. Pos­sono parte­ci­pare all’asta solo i soci del­la cor­po­razione che abbiano licen­za di pesca. Le rive del­la Pescheria van­no dal Corno di Tor­ri all’Aguiolo di e dal­la spon­da fino al monte sub­ac­queo denom­i­na­to Monte Varà­na. Le aree di pesca, dopo sec­oli di liti e trat­ta­tive, ora sono divise fra le cor­po­razioni di Gar­da e Tor­ri e il Comune di Tor­ri. Il dirit­to esclu­si­vo di pesca è lim­i­ta­to al peri­o­do che va dal 15 mag­gio al 15 agos­to. A dirigere l’asta è sta­to il pres­i­dente degli Antichi Orig­i­nari, Fabio Gag­gia, assis­ti­to dai seg­re­tari Lui­gi Mon­ese e Alber­to Malfer. Han­no parte­ci­pa­to alla gara una trenti­na di pesca­tori, di cui solo sette si sono aggiu­di­cati un pezzetti­no di lago dove per tre mesi potran­no pescare solo loro: è questo il peri­o­do di mag­gior pescosità, per­ché le sar­dine depon­gono le uova. A rap­p­re­sentare l’ultimo sec­o­lo di sto­ria del­la Cor­po­razione, all’asta c’erano le più antiche Orig­i­nar­ie: Natali­na Dall’Agnola, 98 anni, e Rina Malfer, 92. «Gar­da ha quat­tro rive in comune con Tor­ri», spie­ga Lui­gi Mon­ese, «che alter­na un anno a tes­ta nell’assegnazione. Le rive in esclu­si­va per Gar­da invece sono cinque, men­tre una è divisa a metà tra i due pae­si». Aggiunge Fabio Gag­gia: «I soci di Gar­da sono 460, men­tre a Tor­ri sono cir­ca 150. Ques­ta dif­feren­za notev­ole è dovu­ta al fat­to che a Tor­ri sono soci gli Orig­i­nari mag­gioren­ni res­i­den­ti maschi e le donne capo­famiglia, a Gar­da invece fan­no parte tutte le donne e uomi­ni e anche gli Orig­i­nari non res­i­den­ti, cir­ca una ses­san­ti­na, che han­no chiesto l’appartenenza alla cor­po­razione. I proven­ti dell’asta ven­gono sud­di­visi fra tut­ti i mem­bri: una vol­ta ques­ta divi­sione dei beni era una grossa ren­di­ta. Oggi è solo sim­bol­i­ca, 5 euro a socio, ma ogni anno, il 20 agos­to, qua­si tut­ti i soci ven­gono a riscuotere la quo­ta spet­tante. È il giorno del­la fes­ta di San Bernar­do ed è per quel­lo che si svolge la sagra del san­to nell’omonima chieset­ta di via San Bernar­do, ai pie­di del­la Roc­ca. Ques­ta è sta­ta un’asta par­ti­co­lar­mente pos­i­ti­va», con­clude Gag­gia, «era­no anni che non si vede­va una così vivace parte­ci­pazione». Ecco l’elenco delle rive messe all’asta e dei vinci­tori: la pri­ma, «Macia, macioni e bat­ue», nel­la sec­ca al Pal del Vo, a Raf­faele Mon­ese, del­la coop­er­a­ti­va fra pesca­tori; «Voètt, por­ta boca de San Vili», a Gior­gio Pasot­ti, del­la «ras­sa dei Momoli»; riva del Lòvre, pri­ma di San Vig­ili, che con­fi­na con la riva del Voètt, a Enri­co Mario Mon­ese; riva de Sen­tremole, alla baia delle Sirene, ad Anto­nio Mafez­zoli, det­to Tara­bel, come anche le rive Erbe di Bran­col­i­no e Bianchet­ti, tra Bran­col­i­no e Tor­ri; Riva Tenài, pri­ma di Tor­ri, e riva erbe Val de Tor­ri, dal castel­lo fino ai Canevi­ni, a Omar Simonel­li; riva Erba Val di Gar­da, dal pon­tile di vil­la Canos­sa alla Vil­la Comet­ti, det­ta anche «promis­cole», per­ché per un anno va a Gar­da e per un altro a Tor­ri, e che com­prende quat­tro trat­ti (Làchett, Varà­na, Pozzetti e Ortaglia) a Enri­co Mon­ese; «Erbe pota e pos­sa», a Mario Malfer, det­to Pelomin. Gli apparte­nen­ti agli Antichi Orig­i­nari di Gar­da, che han­no con­cor­so a ques­ta asta, sono delle famiglie Simonel­li, Mon­ese, Pasot­ti, Malfer e Mafez­zoli. L’appuntamento è per saba­to 16 set­tem­bre, quan­do si fes­tegger­an­no i 555 anni dal­la nasci­ta del­la cor­po­razione, come risul­ta dal­la «Trans­ac­tio», l’atto notar­ile di com­praven­di­ta reg­is­tra­to all’antico uffi­cio del reg­istro, con indi­cati i nomi dei cit­ta­di­ni che nel 1452 si impeg­narono all’acquisto dei dirit­ti di pesca, insieme a Tor­ri e Sirmione, cir­ca 100 anni pri­ma che la Repub­bli­ca Vene­ta nel 1556, cod­i­fi­cas­se il con­cet­to di acque dema­niali a favore del­lo Stato.