Flessione del 4 per cento al campeggio dell'Amsa (di solito immune) La crisi turistica avvertita anche a Prabi LA STAGIONE AGLI SGOCCIOLI

Un’estate da dimenticare

31/08/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Alto Lago

L’es­tate che ormai volge al ter­mine non ver­rà cer­to ricor­da­ta come una delle più profi­cue per il tur­is­mo altog­a­rde­sano. I ven­ti di crisi han­no imper­ver­sato un po’ ovunque tra gli oper­a­tori del set­tore. Qualche fola­ta ha rag­giun­to persi­no i campeg­gi di Pra­bi, soli­ta­mente “immu­ni” dal­la depres­sione del mer­ca­to vacanziero. Il camp­ing del­l’Am­sa sta reg­is­tran­do una fles­sione, rispet­to al 2001, di oltre il 4%.Fino ad ora i dati reg­is­trati dal campeg­gio del­l’ex munic­i­pal­iz­za­ta arcense par­lano di cir­ca 68 mila pre­sen­ze, qua­si 3 mila in meno rispet­to all’an­no scor­so (una fles­sione del 4,5 per­cento). Col seg­no neg­a­ti­vo anche il camp­ing al Lido di Arco che ha dovu­to seg­nare il pas­so, rispet­to al 2001, con un meno 1,5%. «Fles­sioni dovute all’an­da­men­to del mer­ca­to, soprat­tut­to a quel­lo tedesco — spie­ga il pres­i­dente del­l’Am­sa Gian­ni Caproni men­tre snoc­ci­o­la i numeri delle affluen­ze — stan­do a quel­lo che dicono gli altri oper­a­tori ques­ta non è sta­ta un’es­tate par­ti­co­lar­mente bril­lante. Noi ci siamo dife­si. Siamo sostanzial­mente sul­l’an­da­men­to del­lo scor­so anno e questo non può che far­ci piacere. Persi­no il pres­i­dente del­l’Apt Enio Meneghel­li, mem­bro del nos­tro con­siglio di ammin­is­trazione, si è stupi­to favorevol­mente quan­do gli ho for­ni­to i nos­tri dati». I campeg­gi arcensi sono da sem­pre un’iso­la felice al riparo da ogni biz­zaria del mer­ca­to vacanziero. Men­tre alberghi e ris­toran­ti ten­ten­nano le strut­ture all’aria aper­ta van­no a gon­fie vele. La crisi di quest’an­no, però, qualche trac­cia l’ha las­ci­a­ta. Occorre capire se si trat­ta sem­plice­mente di un caso o di un vero e pro­prio cam­pan­el­lo d’al­larme. «Cer­ta­mente non han­no aiu­ta­to le con­dizioni del tem­po — spie­ga Caproni — come dimostra­no le addirit­tura sei gior­nate di piog­gia in cui siamo sta­ti costret­ti a chi­ud­ere la pisci­na. Ciò nonos­tante i dati che riguardano la strut­tura sono ampia­mente con­for­t­an­ti. Abbi­amo reg­is­tra­to un aumen­to sen­si­bile, da 18.160 ingres­si siamo pas­sati a più di 18.500». Men­tre altri sono costret­ti a lec­ca­r­si le ferite l’Am­sa può cam­minare a tes­ta alta. Anche se non sono tutte rose e fiori. Il cruc­cio del pres­i­dente Caproni è rap­p­re­sen­ta­to dal bar del Cas­inò che nonos­tante gli sforzi pro­fusi non riesce a decol­lare. A tal pun­to che si è persi­no pen­sato ad una sua chiusura. «D’al­tro can­to ha un cos­to notev­ole — com­men­ta Caproni — vi sono imp­ie­gate 4 per­sone e non è poco. Nel 2000 il fat­tura­to è sta­to di 67 mila euro, l’an­no scor­so di 91 mila e quest’an­no di 99 mila. Ma la soglia gius­ta sarebbe quel­la dei 150 mila euro, altri­men­ti è solo un’us­ci­ta con­tin­ua. Pos­so dire sen­za tim­o­re di essere smen­ti­to che è il bar più bel­lo di tut­ta la regione, i prodot­ti che ven­gono servi­ti non sono infe­ri­ori agli altri locali e il per­son­ale è edu­ca­to e disponi­bile. Eppure non fun­ziona e non riesco a capire il moti­vo. Più di questo noi non pos­si­amo fare. Agli arcensi non piace e non ne capis­co il moti­vo. Forse per­chè è fuori mano. Per for­tu­na le cose si sono un po’ mosse e c’è sta­to un miglio­ra­men­to. Anche se non è suf­fi­ciente. Il pen­siero di chi­ud­er­lo ogni tan­to ci viene ma poi andi­amo avan­ti. Cer­to che di questo pas­so…». Molto meglio, invece, il dis­cor­so rel­a­ti­vo all’u­ti­liz­zo dei saloni del cas­inò, soprat­tut­to quelle delle feste. «Qui la situ­azione è diver­sa — con­clude Caproni — la ges­tione delle sale sta dan­do i suoi frut­ti così come la scelta di puntare sui mat­ri­moni». Lo svilup­po di Arco pas­sa per forza di cose dal­l’Am­sa Spa. Molto è sta­to fat­to ma la stra­da da per­cor­rere è anco­ra tanta.