Appello per conservare il «poker dei poveri», molto diffuso sul lago ma che rischia di scomparire. Sempre meno i bar in cui si gioca. Ora si farà un regolamento

Uniti per salvare il trisacco

29/01/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Gabriele Pace ha vin­to il tor­neo di trisac­co orga­niz­za­to a Salò. Sigaret­ta in boc­ca, sguar­do con­cen­tra­to, mosse mis­urate, il guardiano giu­ra­to, conosci­u­to anche per la sua abil­ità di bal­leri­no, ha sbaraglia­to la con­cor­ren­za, iscriven­do il suo nome del­l’al­bo d’oro. I ses­san­taquat­tro iscrit­ti han­no reso incan­des­cen­ti le due ser­ate svolte­si all’Ar­ci, in vico­lo Orti. Il grande favorito, Aure­lio Bet­toni (lo chia­mano «il pro­fes­sore», anche se in realtà fa l’im­bianchi­no, per­ché in questo gio­co a carte non conosce rivali, e dà lezioni a tut­ti), ha dovu­to inchi­nar­si al sec­on­do turno, sor­pre­so da un ragazzet­to sconosci­u­to. Giampao­lo Comi­ni, pre­side di scuo­la media, è sta­to elim­i­na­to da uno stu­dente uni­ver­si­tario, Simone «Ten­ca» Ste­fani, già sal­i­to alla rib­al­ta alla cronaca (poichè lavo­ra in una coop­er­a­ti­va di Tren­to per il recu­pero degli emar­ginati e di ragazzi dif­fi­cili, tem­po fa il quo­tid­i­ano «L’Adi­ge» gli ha ded­i­ca­to una pag­i­na intera, tito­lo: «La sto­ria di Simone, obi­et­tore per caso»). Tra un piat­to di spiedo e un cal­ice di rosso, nel­la finalis­si­ma Pace ha scon­fit­to Gino Del Favero. Ter­zo Michele Kris­tic, imbianchi­no e pit­tore; quar­to Ste­fani. «Le ultime due gran­di man­i­fes­tazioni si dis­putarono all’o­ra­to­rio, una trenti­na di anni fa, con un centi­naio di parte­ci­pan­ti — ricor­da Dino Comi­ni, pres­i­dente del­la Mutuo soc­cor­so arti­giana e opera­ia, che ha orga­niz­za­to assieme all’Ar­ci -. Entrambe le volte vinse il miti­co «Bozam­bo» Rai­mon­di. Col suo gio­co rego­lare, tenne gli avver­sari sulle corde fino alle 3 di notte. Li prese per… sfin­i­men­to, un pun­to dopo l’al­tro». Al tor­neo han­no parte­ci­pa­to anche Pao­lo «Brat­te» Rodolfi, Lui­gi Zan­ca, Gian Pietro Caldera e Rena­to Rai­mon­di, che non è rius­ci­to a tenere alto il nome di «Bozam­bo», il papà. La par­ti­ta di trisac­co, defini­to il «pok­er dei poveri», assomiglia a una gara di ten­nis gio­ca­ta da fon­do cam­po: tic, toc, tic, toc. L’im­por­tante è man­tenere la cal­ma e raci­mo­lare qual­cosa ogni vol­ta. «Pur essendo un pas­satem­po autoctono (pare sia sta­to inven­ta­to a Gargnano), è sem­pre meno prat­i­ca­to, e sta scom­paren­do — dicono i pro­mo­tori -. Inoltre diminuis­cono gli spazi in cui è pos­si­bile prati­car­lo, vale a dire i bar che han­no con­ser­va­to le loro carat­ter­is­tiche rus­pan­ti. «La valen­za ludi­co-cul­tur­ale e il suo radica­men­to sul ter­ri­to­rio richiedono un’at­ten­zione al man­ten­i­men­to e al recu­pero del trisac­co. Il tor­neo ha volu­to essere un momen­to di incon­tro e di gio­co, non vizia­to dal­la pre­sen­za di pre­mi in denaro, e nep­pure da una com­pe­tizione ser­ra­ta e ner­vosa. Tan­to che non abbi­amo dis­tribuito pre­mi in denaro, ma ces­ti con spe­cial­ità locali. Noi inten­di­amo val­oriz­zare il gio­co in quan­to tale». I con­cor­ren­ti si sono dati l’ar­rived­er­ci alla prossi­ma occa­sione. Ma Pierange­lo Del Man­ci­no, rac­cogli­tore di car­to­line storiche, Dino Comi­ni, Aure­lio Bet­toni (elim­i­na­to, si è pos­to al servizio degli altri, dis­tribuen­do le carte e riceven­do il pre­mio ris­er­va­to al «giu­dice» più imparziale), Lam­ber­to Don­dio, il com­mer­cial­ista, revi­sore dei con­ti e criti­co musi­cale, il pro­fes­sore Pao­lo Cani­pari, ecc. han­no deciso di seder­si a un tavo­lo per cod­i­fi­care le norme del trisac­co. Non esiste, infat­ti, un rego­la­men­to scrit­to. E’ ora di col­mare la lacu­na. In questo modo si met­terà al riparo dal­la scom­parsa un gio­co che è anco­ra molto dif­fu­so sul Benaco.