L’ospedale crea un coordinamento coi medici di base per evitare ricoveri inutili ma anche disagi. Il pronto soccorso collauda la «dimissione protetta» dei pazienti

Urgenze, Gardone risponde

26/02/2005 in Attualità
A Affi
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Di Luca Delpozzo
Laura Piardi

La san­ità pub­bli­ca deve fare i con­ti con tagli dram­mati­ci, e la rispos­ta, quan­do pos­si­bile, deve arrivare da una mag­giore effi­ca­cia dei servizi che con­sen­ta un «risparmio» non lesi­vo degli inter­es­si del mala­to. Una stra­da che nel pron­to soc­cor­so dell’ospedale di Gar­done stan­no cer­can­do di per­cor­rere, attra­ver­so quel­lo che viene defini­to «mod­el­lo sper­i­men­tale di ges­tione inte­gra­ta del paziente con il ter­ri­to­rio». In sin­te­si, la filosofia è ques­ta: sì al ricovero solo se nec­es­sario, in alter­na­ti­va una adegua­ta assis­ten­za a casa gra­zie ai medici di base in con­tat­to diret­to con Gar­done e con l’ospedale civile di Bres­cia. «La cres­cente richi­es­ta di salute e i cam­bi­a­men­ti inter­venu­ti in ambito san­i­tario negli ulti­mi anni — spie­ga Mau­r­izio Poli, respon­s­abile del pron­to soc­cor­so di Gar­done — han­no ridefini­to il ruo­lo del­la med­i­c­i­na di emer­gen­za-urgen­za. Per man­ten­er­la adegua­ta, si è introdot­ta innanz­i­tut­to l’Osservazione breve inten­si­va, che rap­p­re­sen­ta una pri­ma soluzione nelle situ­azioni al lim­ite fra la dimis­sione imme­di­a­ta e il ricovero ospedaliero». Ma non è così sem­plice. E le crit­ic­ità sono emerse soprat­tut­to nel­la ges­tione del­la fase acu­ta dei pazi­en­ti «frag­ili», ovvero anziani, i por­ta­tori di più patolo­gie, pazi­enti­non auto­suf­fi­ci­en­ti, in con­dizioni di iso­la­men­to sociale anche i malati ter­mi­nali. La rispos­ta? «Sul­la base del­la nos­tra espe­rien­za abbi­amo ipo­tiz­za­to — pros­egue il dot­tor Poli — un ulte­ri­ore svilup­po del per­cor­so del paziente acu­to, che inte­gra la fase ospedaliera con la fase ter­ri­to­ri­ale: è la “dimis­sione pro­tet­ta” dal pron­to soc­cor­so, che cer­ca di ottimiz­zare le risorse del ter­ri­to­rio; in par­ti­co­lare il rap­por­to coi medici di famiglia, con lo scam­bio di infor­mazioni che eviti­no dis­a­gi al paziente e dupli­cazioni di prestazioni». Il prog­et­to è già sta­to avvi­a­to, e prevede «la for­ni­tu­ra di un servizio di qual­ità, nell’ambito de quale la per­sona mala­ta è al cen­tro di tut­to. Lo scopo di questo mod­el­lo è la definizione di un nuo­vo per­cor­so ges­tionale diag­nos­ti­co-ter­apeu­ti­co del­la fase acu­ta del paziente frag­ile e ultra­ses­santac­inquenne. o l’intento di creare un cir­cuito che val­orizzi il legame con l’ospedale e i medici di famiglia». Come fun­ziona il mec­ca­n­is­mo? «Nel caso in cui non sia nec­es­sario ricov­er­are il mala­to — pros­egue Poli — pos­so effet­tuare la dimis­sione pro­tet­ta, con la quale il mala­to viene segui­to a casa dal medico di famiglia. Oppure, se nec­es­sario, trasferir­lo nell’ospedale civile di Bres­cia, che garan­tisce cure di alta spe­cial­ità. L’obiettivo che inten­do perseguire come medico è quel­lo di miglio­rare il sis­tema nell’urgenza; sem­pre per il bene del mala­to». «Allo sta­to attuale delle cose — con­clude il respon­s­abile del pron­to soc­cor­so gar­donese — e in vista del­la prossi­ma atti­vazione dell’informatizzazione san­i­taria, sarà pos­si­bile garan­tire sia la con­nes­sione con il ter­ri­to­rio, sia la ges­tione dei dati in col­lega­men­to con il Sis­tema infor­mati­co sociosan­i­tario che ver­rà mes­so in fun­zione dal­la . In ques­ta arti­co­lazione orga­niz­za­ti­va, L’Azienda ospedaliera Spedali Civili ha un ruo­lo fon­da­men­tale, con il dipar­ti­men­to di Emer­gen­za e di alta spe­cial­ità diret­to da Pao­lo Mar­zol­lo che con­sente l’integrazione del pre­sidio di Gar­done con le alte spe­cial­ità pre­sen­ti a Brescia».

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