Traubenkur, l'ultimo efficace esempio della «svolta» in Rocca. La cultura utilizzata anche come veicolo del turismo A fine anno saranno almeno 22-24mila gli ingressi a pagamento

Uva e mostre: il Museo raddoppia i fans

22/09/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

RIVA. Pianola e trom­ba sul pic­co­lo pal­co nel mez­zo del cor­tile; musiche d’in­trat­ten­i­men­to sal­is­burgh­ese; grap­poli d’u­va e mosto in abbon­dan­za («kosten­los», cioè gra­tu­iti). Una cop­pia di anziani tedeschi che dan­za, ten­era­mente allac­cia­ta, sui lunghi bal­la­toi del vec­chio maniero veneziano.Ci vol­e­va la Traubenkur ver­sione rivana (che pro­prio il sin­da­co ha volu­to felice­mente traslo­care dal­la tradizionale sede dei por­ti­ci munic­i­pali), per far­ci sco­prire — ieri mat­ti­na — la Roc­ca che non ti aspet­ti. L’ave­va­mo las­ci­a­ta, l’ul­ti­ma vol­ta, nel tor­pore di una cul­tura bel­la ma soli­taria. L’ab­bi­amo ritrova­ta viva, vivace, aper­ta in tutte le sue porte sia al «cazzeg­gio» di chi vuole soltan­to curiosare, sia all’idea di chi, atti­ra­to dal­l’u­va e dal , finisce davan­ti alla bigli­et­te­ria. E magari…entra al .Vuoi vedere che anche una Traubenkur è rius­ci­ta a dare ossigeno al vec­chio san­tu­ario del­la cul­tura rivana? Pro­prio così. «E’ fini­to il tem­po del­la sacral­ità di questi luoghi» — ci spie­ga uno degli addet­ti ai lavori. E così dicen­do con­fer­ma l’im­pres­sione che dopo anni di incertezze (dovute in gran parte alla pre­ca­ri­età del­la sede, eter­no cantiere; ma anche a delle pro­poste un po’ anchilosate ed eli­tarie), il Museo stia viven­do un risveg­lio d’in­ter­esse. Un risveg­lio dove pro­prio l’op­er­azione immag­ine (depli­ant nuovi, par­co nuo­vo, pro­poste «popo­lari» come la Mostra delle Erbe, aggan­ci e sin­ergie con l’Apt e gli alber­ga­tori) fa da traino a tut­to il resto: il pac­chet­to «serio» delle mostre e delle espo­sizioni permanenti.I numeri non ven­gono anco­ra uffi­cial­mente for­ni­ti dal­l’asses­so­ra­to alla cul­tura (che prob­a­bil­mente si ris­er­va un sipari­et­to, dopo gli anni delle «vac­che magre»), ma sco­prir­li, in una cit­tà chi­ac­chierona come Riva, non è un’ impre­sa da titani. Era­no meno di diec­im­i­la i buon­tem­poni che nel­l’an­no di grazia 2001 ave­vano var­ca­to — pagan­do di tas­ca pro­pria — i vari por­toni del Museo Civi­co. Bene: nel 2002, quan­do si tir­eran­no le somme, dovreb­bero essere, ed è una sti­ma per difet­to, non meno di 22–24mila. Rad­doppio net­to, un suc­ces­sone: anche se, come dicono sem­pre gli allena­tori di serie A, c’è anco­ra largo spazio per migliorare.Ferma restando la sostanziosa attiv­ità didat­ti­ca (che fa feli­ci le scuole, ma che ovvi­a­mente finisce solo sul capi­to­lo dei «costi»), il Museo in questo set­tem­bre anco­ra cal­do e affol­latis­si­mo sta insom­ma dan­do pro­va di pot­er onorevol­mente «servire e servir­si» del­l’at­tiv­ità eco­nom­i­ca più impor­tante del­la cit­tà: il tur­is­mo. Monaci tibetani che dan­no spet­ta­co­lo nel par­co, la visi­ta abbina­ta Mostre-Mas­tio-Apponale, prezzi spe­ciali per grup­pi e famiglie, ulti­ma la Traubekur e le sue facezie e i suoi sapori gen­ui­ni. Sono la nuo­va for­mu­la di una Roc­ca non più arroc­ca­ta in sè stes­sa, ma lib­era di spaziare, di piacere e di pagarsi.

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