Anche sul Garda gli ospiti non si sottraggono alla tentazione di mettere in valigia asciugamani, boccettine di shampoo e saponette dell’hotel. E non solo

Vacanze finite, portiamo a casa un ricordino

Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Di tut­to di più. Suc­cede qua­si ovunque. Non impor­ta il numero delle stelle e il tipo di clien­tela, straniera o ital­iana. Il malvez­zo di portare a casa di nascos­to al ter­mine delle vacanze in hotel un ricordi­no del­la strut­tura ricetti­va è qua­si all’or­dine del giorno. Non esiste da parte delle asso­ci­azioni di cat­e­go­ria locali uno stu­dio speci­fi­co sul­la mate­ria e ancor meno la clas­si­fi­ca degli ogget­ti più get­to­nati. Bas­ta, però, alzare la cor­net­ta par­lare con la seg­re­taria di turno del­l’ho­tel o con il diret­tore per capire che ci tro­vi­amo di fronte ad una con­sue­tu­dine con­sol­i­da­ta. Asci­uga­mani da spi­ag­gia, boc­cettine di sham­poo, saponette, car­ta intes­ta­ta, buste bianche, bic­chieri, por­tacenere sono in cima alla spe­ciale hit parade. Ci sono poi le chi­avi, quelle delle stanze, ma qui più che di appro­pri­a­men­to indeb­ito si trat­ta di pura dimen­ti­can­za. Odd­io non suc­cede spes­so ma quan­do capi­ta occorre poi un giro di tele­fonate per rime­di­are con la sper­an­za, non sem­pre avviene, del pron­to invio tramite pos­ta. Ci sono poi i ??fur­ti?? di classe. Quel­li stu­diati a tavoli­no e non ispi­rati all’ul­ti­mo min­u­to al momen­to di chi­ud­ere le valigie. L’episo­dio è vec­chio di quat­tro anni fa ma per la sua sin­go­lar­ità meri­ta di essere rispolver­a­to e assur­to agli onori del­la cronaca. A riv­e­lar­lo è Giuseppe Loren­zi­ni, tito­lare del­lo stori­co hotel Garde­sana di Tor­ri del Bena­co e pres­i­dente del­l’U­nione garde­sana alber­ga­tori verone­si (Ugav). «Nel­la sala del­l’e­s­po­sizione dei vini fra cen­to bot­tiglie di qual­ità diver­sa è scom­parsa pro­pria quel­la di Brunel­lo di Mon­tal­ci­no. Evi­den­te­mente il sig­nore se ne inten­de­va. Sem­pre in pas­sato è scom­par­so dal cor­ri­doio un quadret­to di San Vig­ilio, un 30X40 molto bel­lo. Un dip­in­to uni­co non di gran­diss­mo val­ore eco­nom­i­co ma al sot­to­scrit­to molto caro dal pun­to di vista affet­ti­vo. Me lo ave­va regala­to il pit­tore Buf­fa di Paler­mo ospite nel­la nos­tra strut­tura pri­ma di trasferir­si negli ulti­mi anni di vita a Capri­no». Non ha però nes­suna inten­zione Loren­zi­ni di dipin­gere la realtà a tinte fos­che. «Negli ulti­mi due anni non ho reg­is­tra­to par­ti­co­lare fur­ti. Solo pic­colezze. L’u­ni­ca cosa di rilie­vo è il macini­no del sale e pepe in cristal­lo, val­ore quar­an­tami­la l’uno. Comunque, in dod­i­ci anni non mi è mai man­ca­to nelle camere un tele­co­man­do del­la Tv, ogget­to di soli­to a ris­chio. Stes­so dis­cor­so per gli asci­uga­mani. Ma cosa ben più impor­tante è che quest’an­no nes­suno è par­ti­to sen­za pagare il con­to». Nul­la da stupir­si. Qua­si tutte le strut­ture ricettive almeno una vol­ta a sta­gione sono vit­time di fur­bi paten­tati, di ogni classe e cen­so sociale. In questi casi non rimane che inviare a casa del cliente una let­tera dove in for­ma molto cortese gli si ricor­da che forse per dimen­ti­can­za è par­ti­to sen­za chi­ud­ere il con­to. Alla mis­si­va si alle­ga ovvi­a­mente copia del­la rice­vu­ta da pagare. Di fronte, com’è pre­sum­i­bile, al silen­zio si pas­sa ad una sec­on­da mis­si­va ques­ta vol­ta fir­ma­ta dal­l’avvo­ca­to del paese dove il tur­ista risiede. In due parole una ingiun­zione di paga­men­to. È chiaro che tut­ta ques­ta pro­ce­du­ra ha dei costi e diven­ta per­tan­to nec­es­sario val­utare se vale la pena di met­tere in moto l’istrut­to­ria per recu­per­are il con­to. «Il cred­i­to deve essere di una cer­ta entità, almeno supe­ri­ore al mez­zo mil­ione», chiosa Loren­zi­ni. «In caso con­trario non con­viene nem­meno iniziare tut­ta la trafi­la». Del­la serie pri­ma il dan­no poi la beffa.