Il Tar ha bocciato il ricorso del comitato contro l’inamissibilità della consultazione. Peretti: «Accolte le nostre ragioni», De Santi: «Esterrefatti ma non molliamo»

Val Masson, no al referendum

Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Il tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale per il Vene­to ha chiu­so il capi­to­lo ref­er­en­dum sul piano par­ti­co­lareg­gia­to di Val Mas­son: non si farà. Lo ha sta­bil­i­to il Tar l’8 mag­gio, riget­tan­do il ricor­so pre­sen­ta­to dal Comi­ta­to dife­sa di San Zeno di Mon­tagna, che ave­va chiesto l’annullamento del­la delib­er­azione del con­siglio comu­nale del 17 mar­zo 2006, con la quale veni­va boc­cia­ta la richi­es­ta di con­sul­tazione popo­lare. Il Tar ha sen­ten­zi­a­to così: «Ritenu­to di pot­er decidere la causa con sen­ten­za in for­ma sem­pli­fi­ca­ta, con­sid­er­a­to che la richi­es­ta di indizione di con­sul­tazione popo­lare è inam­mis­si­bile per man­ca­ta adozione del rel­a­ti­vo rego­la­men­to che ne sta­bilisce i cri­teri e le modal­ità, onde con­sen­tire lo svol­gi­men­to in maniera asso­lu­ta­mente imparziale: final­ità, ques­ta, non perseguibile nel caso in cui le regole fos­sero adot­tate di vol­ta in vol­ta dal con­siglio comu­nale; il ricor­so è infonda­to. Il tri­bunale lo riget­ta e com­pen­sa inte­gral­mente tra le par­ti le spese e gli ono­rari del giudizio». Il sin­da­co Adri­ano Peretti non pote­va che accogliere con favore il pro­nun­ci­a­men­to del Tar: «Ovvi­a­mente ci fa piacere la sen­ten­za, che ha accolto le ragioni da noi più volte espresse e cioè che in assen­za di un rego­la­men­to non si pote­va fare il ref­er­en­dum. Ora abbi­amo già pro­gram­ma­to di adottare nel Con­siglio di giug­no il rego­la­men­to che la com­mis­sione incar­i­ca­ta sta preparan­do». I rap­p­re­sen­tan­ti del Comi­ta­to, invece, non fes­teggiano di cer­to e com­men­tano così la deci­sione del Tar: «Siamo molto amareg­giati, la sen­ten­za ci las­cia ester­refat­ti, ne pren­di­amo atto ma non mol­liamo: ora ci riu­nire­mo per val­utare se ricor­rere al Con­siglio di Sta­to», spie­ga Mario De San­ti. Giuseppe Cam­pag­nari aggiunge: «Con ques­ta posizione il Tar crea una situ­azione che con­sen­tirà ad ogni Comune di fare statu­ti dove si preve­dono i ref­er­en­dum, per poi ren­der­li non eseguibili gra­zie all’assenza di delib­er­azioni che ne sta­bilis­cono le regole. La scelta del Comune è una pre­sa in giro, il con­siglio comu­nale con il quale è sta­to nega­to il ref­er­en­dum, al pun­to suces­si­vo ha vota­to la nom­i­na di una com­mis­sione per la stesura del rego­la­men­to». Cam­pag­nari con­tin­ua: «Il Con­siglio se avesse volu­to pote­va invece approvare un rego­la­men­to con una nor­ma tran­si­to­ria. È sta­ta una chiara manovra per non fare la con­sul­tazione, il tem­po se si vol­e­va c’era tut­to per approvare il rego­la­men­to e far­lo adesso, dopo il diniego al ref­er­en­dum, è anco­ra peg­gio, è un’ulteriore sber­l­ef­fo alla popo­lazione». Del­lo stes­so parere Michele Bertuc­co, pres­i­dente provin­ciale di Legam­bi­ente, che ha sostenu­to il comi­ta­to nel­la battaglia per ottenere la con­sul­tazione popo­lare: «È ver­gog­noso che il Tar dica che man­ca il rego­la­men­to, per­ché allo­ra tut­ti i Comu­ni pos­sono non fare le norme applica­tive e così nes­suno potrà mai fare i ref­er­en­dum. La sen­ten­za las­cia l’amaro in boc­ca, con­sid­er­a­to anche che si trat­ta­va di dis­cutere uno statu­to in vig­ore da anni a San Zeno e mai reso esec­u­ti­vo. I fon­da­men­ti del ricor­so pre­sen­ta­to sono comunque dimostrati anche dal­la deci­sione del Tar di com­pen­sare le spese legali tra le par­ti». Il sin­da­co riman­da al mit­tente i com­men­ti e spie­ga: «Il con­siglio comu­nale ha deciso questo per­cor­so, che può essere con­di­vis­i­bile oppure no. Il comi­ta­to e Bertuc­co se vol­e­vano assumere scelte ammin­is­tra­tive pote­vano pre­sentare una lista alle elezioni e far­si eleg­gere. Avreb­bero così potu­to anche assumer­si le respon­s­abil­ità delle votazioni di un Con­siglio che ha appli­ca­to le scelte fat­te quan­do è sta­to approva­to il piano rego­la­tore». «Ora le tappe per l’esecutività del piano par­ti­co­lareg­gia­to da parte dei pri­vati», spie­ga il sin­da­co, «saran­no la sot­to­scrizione del­la con­ven­zione, la pre­sen­tazione di fid­jius­sioni ban­car­ie per quat­tro mil­ioni e 200 mila euro. Poi, con il prog­et­to esec­u­ti­vo per il pri­mo stral­cio che prevede la real­iz­zazione del­la piaz­za e delle abitazioni intorno, potran­no ottenere l’autorizzazione a costruire».