Due sorelle sollevano il problema del vajo del Corno, potenzialmente fonte di esondazioni. Intorno al caso anche un’intricata vicenda legale

Valle «tappata». Rischio di alluvioni

20/01/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Patrizia e Ginet­ta Peri­colosi, sorelle e pro­pri­etarie di rus­ti­co e ter­reni in local­ità Pis­sarot­ta, denun­ciano il peri­co­lo allu­vioni sul­la zona per la costruzione di una stra­da e di pon­ti «che non risul­tano da nes­sun prog­et­to». Spie­gano: «Una valle dema­niale, la val di Fies o vajo del Corno, è ostru­i­ta da una tombi­natu­ra real­iz­za­ta nel 1985, (tubo che incanala l’acqua del tor­rente su cui è sta­to costru­ito un pon­ti­cel­lo), di cui man­ca addirit­tura il prog­et­to. La fre­quen­za dei fenomeni allu­vion­ali, alcu­ni cat­a­strofi­ci come nel 1963, dimostra­no la peri­colosità del­la valle, che qui si chia­ma “Pis­sarot­ta” pro­prio per l’acqua che scende».«Tuttora non sap­pi­amo per­ché e con quali sol­di pub­bli­ci sia sta­ta costru­i­ta ques­ta “bom­ba a tem­po”», spie­gano le sorelle, «solo così si può definire un tubo pos­to in una valle di deflus­so di acque pio­vane che proviene dal Bal­do. Questo può ostru­ir­si con quan­tità min­ime di mate­ri­ale e frasche, devian­do il tor­rente, che si scaricherebbe così sul­la nos­tra casa, pochi metri sot­to e ver­so tut­ti col­oro che abi­tano fino al lago». L’area attigua alla tombi­natu­ra e al vaio, ora è des­ti­na­ta dal Comune alla costruzione dell’isola ecologica.Raccontano le sorelle Peri­colosi: «Nell’81, il nos­tro vici­no, ha ven­du­to i ter­reni con­fi­nan­ti ai fratel­li Domeni­ca e Cor­ra­do Berton­cel­li, lui alber­ga­tore, nell’85 vicesin­da­co di Bren­zone e dall’87 al ‘90 sin­da­co, sen­za comu­ni­care agli agri­coltori con­fi­nan­ti la ven­di­ta dei ter­reni su cui ci sarebbe sta­ta la prelazione. Tra l’85 e l’87, è sta­ta costru­i­ta una stra­da che pas­sa sul­la tombi­natu­ra e pros­egue ver­so la valle di Masse, finen­do nel nul­la con­tro la mon­tagna, dove c’è un altro ponte».«Per costru­ir­la», con­tin­u­ano le sorelle, «è sta­ta fat­ta richi­es­ta di tombi­natu­ra al Comune di Bren­zone nel 1985, quand’era vicesin­da­co pro­prio Cor­ra­do Berton­cel­li. Nel’87, nos­tra mam­ma Giu­lia, ha scrit­to al Comune per sapere che stra­da fos­se e chi l’avesse finanzi­a­ta. Non ha mai rice­vu­to rispos­ta esauri­ente, fino al 7 novem­bre 2007, quan­do il tec­ni­co comu­nale Ange­lo Comenci­ni, «sul prog­et­to del­la Vil­lano­va- Bren­zone, costru­i­ta cir­ca 25 anni fa» ci ha scrit­to: «Non è sta­to pos­si­bile reperire la doc­u­men­tazione richi­es­ta nell’archivio del Comune, inter­es­sato da più traslochi. Come evi­den­zi­a­to nell’allegata delib­era del Con­siglio comu­nale (9 feb­braio 1983), il prog­et­to è sta­to redat­to dall’ufficio tec­ni­co del­la Comu­nità del Bal­do “».La sto­ria si com­pli­ca: la stra­da sui ter­reni Berton­cel­li, sem­br­erebbe una vari­ante alla Vil­lano­va-Bren­zone, che da San Zeno di Mon­tagna scende a Castel­let­to. La stes­sa stra­da che ora Comu­nità Mon­tana e sin­daci chiedono sia ampli­a­ta per agevolare il traf­fi­co in alter­na­ti­va alla con­tes­ta­ta Affi-Pai. «Solo che la Comu­nità mon­tana, inter­pel­la­ta», pre­cisano le sorelle Peri­colosi, «dichiara d’aver real­iz­za­to la Vil­lano­va-Bren­zone solo fino al tor­nante pri­ma di casa nos­tra. Il trat­to suc­ces­si­vo e finale che pas­sa sui nos­tri ter­reni e che la nos­tra famiglia non ha mai autor­iz­za­to, nè è sta­to espro­pri­a­to, non si sa chi l’abbia fat­to. Guar­da caso, pro­prio dove inizia il per­cor­so che attra­ver­sa il ponte con tombi­natu­ra e che finisce nei ter­reni dei Berton­cel­li, dove è sta­to costru­ito nell’87 un muro di sosteg­no, alto tre metri, in cemen­to e lun­go cir­ca 200 metri, dove ora il Comune vuole real­iz­zare l’isola eco­log­i­ca, acqui­s­tan­do l’area dai Bertoncelli».«Inoltre», con­tin­u­ano Patrizia e Ginet­ta, «la stra­da Vil­lano­va-Bren­zone non esiste al cat­a­sto e finisce all’altezza del­la nos­tra casa; poi diven­ta un budel­lo che attra­ver­sa le con­trade di Biasa, arrivan­do sul­la Garde­sana a Castel­let­to. I Berton­cel­li, in segui­to ci han­no fat­to causa, poiché asseriscono che gli abbi­amo chiu­so uno stradel­lo che por­ta ai loro ter­reni. Ciò per­ché nel 1995, per riparare casa nos­tra dall’acqua pio­vana abbi­amo costru­ito con approvazione del Comune, un muret­to alto 50 cen­timetri di sosteg­no. Lo stradel­lo con­tes­ta­to però non è seg­na­to in nes­suna map­pa e la stes­sa Fore­stale dice non sia mai esis­ti­to, lad­dove invece c’è una mulat­tiera, pro­prio dieci metri più indi­etro. Quin­di Cor­ra­do Berton­cel­li, ci ha fat­to richiedere dal­la sorel­la, 24 mil­ioni per aprire un var­co di due metri nel nos­tro muret­to, su un prog­et­to che era sta­to approva­to e fir­ma­to pro­prio da lui, divenu­to sindaco».«Purtroppo», sot­to­lin­eano le sorelle, «il tri­bunale, in pri­mo gra­do, nel 2006, ha sta­bil­i­to che fos­si­mo noi a ris­ar­cire i Berton­cel­li anche delle spese legali, per l’apertura del pas­sag­gio. Così fino­ra abbi­amo spe­so 120 mila euro per la vicen­da. Abbi­amo pre­sen­ta­to ricor­so in appel­lo, fis­sato però nel 2012; e il 31 dicem­bre 2007, dopo che il Comune ha delib­er­a­to di costru­ire l’isola eco­log­i­ca, abbi­amo sporto denun­cia al Cor­po fore­stale di Bren­zone, chieden­do che sia tol­ta la tombi­natu­ra, peri­colosa per la nos­tra casa e la zona sottostante».

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