Anniversario per «Solidarietà salodiana», l’associazione benefica presieduta dal dottor Gasparotti. Assistiti dai volontari 400 anziani in un profondo legame umano

Vent’anni col cuore in mano

15/02/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il grup­po di volon­tari­a­to «Sol­i­da­ri­età salo­di­ana» ha cel­e­bra­to i vent’anni di attiv­ità con un con­veg­no e, ora, con una pub­bli­cazione. «Il numero degli iscrit­ti — ricor­da il dot­tor Ange­lo Gas­parot­ti, pres­i­dente del­la asso­ci­azione — è 106, di cui 89 oper­an­ti, per un impeg­no di cir­ca 25mila ore all’anno. Abbi­amo inizia­to nell’84, con l’obiettivo di servire gli anziani, sia all’interno del­la casa di riposo che fuori». Ed ecco le voci dei volon­tari. «In 20 anni — ram­men­ta Alba- abbi­amo assis­ti­to a domi­cilio più di 400 anziani. Il nos­tro aiu­to ha con­sen­ti­to agli anziani di rimanere il più a lun­go pos­si­bile nel­la sua casa, fino a quan­do le malat­tie inval­i­dan­ti e l’esigenza di una con­tin­ua li abbiano costret­ti a entrare in casa di riposo. Abbi­amo dato una mano a per­sone sole e a cop­pie sen­za par­en­ti, con dis­crezione e uman­ità». Non sono solo numeri, ma vicende umane «Ricor­do in par­ti­co­lare — dice la volon­taria — il sign­or D., che ave­va servi­to la patria com­bat­ten­do in Africa, riceven­do medaglie al val­or mil­itare. Quan­do la moglie morì, lui decise di rimanere nel­la pro­pria abitazione, finchè la soli­tu­dine e il decadi­men­to fisi­co lo obbli­garono a entrare nell’istituto. Accettò la nuo­va realtà con dig­nità. Con­tin­u­am­mo a seguir­lo. Intel­li­gente e ric­co di per­son­al­ità, D. apprez­za­va la nos­tra ami­cizia. Tan­to da des­tinare a Sol­i­da­ri­età un’offerta con­sis­tente». I ricor­di del­la sig­no­ra Glo­ria: «Alcu­ni anni fa mi sono trova­ta coin­vol­ta in un prog­et­to per aiutare i gio­vani. Ho accetta­to l’incarico. L’esperienza, dura­ta molti anni, mi ha arric­chi­to inte­ri­or­mente, e mi è sta­ta di aiu­to in momen­ti di grande scon­for­to. Per motivi famil­iari non ho più potu­to con­tin­uare a oper­are quo­tid­i­ana­mente, ma in segui­to ho ripreso con gli anziani bisog­nosi di com­pag­nia e di affet­to». Poi par­la la sig­no­ra Bian­ca: «K. era rimas­ta vedo­va da poco. Sono anda­ta a trovar­la, e ci siamo subito piaciute. Ho dovu­to abit­u­ar­mi a stare ad ascoltar­la con atten­zione e pazien­za. All’inizio il dial­o­go era fati­coso. Ma col tem­po tut­to si è risolto, e i nos­tri incon­tri sono carat­ter­iz­za­ti da un con­tin­uo scam­bio di idee e pareri. K. è una per­sona col­ta, ama vestire bene, con gus­to ed ele­gan­za. Non è mai in dis­or­dine, mai con una gonna non abbina­ta alla cam­i­cia. Io cer­co sem­pre di por­tar­le dei fiori. E’ un’esperienza pos­i­ti­va, a volte pesante quan­do bisogna seguire il lavoro, la casa e la famiglia. Ma se non riesco a pas­sare da lei almeno una vol­ta alla set­ti­mana, qua­si mi sen­to in col­pa». Anche Mirella ha vis­su­to le stesse vicende: «Assis­to a domi­cilio una per­sona anziana, che ha bisog­no di aiu­to per la spe­sa, le med­i­cine e altre pic­cole com­mis­sioni. A noi sem­bra­no cose insignif­i­can­ti, ma che diven­tano fonte di pre­oc­cu­pazione e di ansia per chi è solo. Lei dice che io sono il suo sole, e questo mi rende felice». Poi Bet­ty: «Quan­ta fat­i­ca, per una come me che va sem­pre di cor­sa, dover­mi abit­u­are a cam­minare a pas­so lento, co n O. al brac­cio. La por­ta­vo a fare la spe­sa al super­me­r­ca­to, in pos­ta a riti­rare la pen­sione o in far­ma­cia ad acquistare i med­i­c­i­nali. Momen­ti per lei impor­tan­ti, poichè le con­sen­ti­vano di sen­tir­si parte di un mon­do atti­vo. Ma col tem­po non è più sta­ta in gra­do di cucinare, di lavare la biancheria e di occu­par­si di se stes­sa. Così è entra­ta in casa di riposo. All’inizio ha avu­to momen­ti di rab­bia e di rifi­u­to. E’ dif­fi­cile accettare di non avere più la pro­pria casa, i mobili, una vita autono­ma. Io le sono rimas­ta vic­i­na. Oggi i nos­tri rap­por­ti sono sereni. Per lei cre­do di rap­p­re­sentare un legame con il pas­sato e l’anello di con­giun­zione con il mon­do ester­no». «In cer­ti momen­ti — osser­va poi Daniela — ho prova­to stanchez­za e fas­tidio, ma sen­ti­vo che qual­cosa mi uni­va alla sig­no­ra I. L’importante è avere una per­sona vici­no, che conosca il dolore e ci dia una mano». «Sol­i­da­ri­età» orga­niz­za anche cor­si di edu­cazione san­i­taria. Prossi­mo incon­tro: giovedì, alle 14.30, nel­la sala con­feren­ze del cen­tro sociale, il dot­tor Felice Maugeri par­lerà di dia­bete mellito.

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