A Vilmezzano, Rubiana e Gaon cerimonia sui luoghi della tragica notte tra 27 e 28 gennaio 1945. Ricordati i caduti nei rastrellamenti nazifascisti di 59 anni fa

Viaggio per non dimenticare

03/02/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

L’altro ieri viag­gio nel­la memo­ria di Capri­no, per cel­e­brare il ses­san­tes­i­mo anniver­sario del ras­trel­la­men­to del 28 gen­naio 1945 nelle local­ità di Vilmez­zano, Rubiana e Gaon. Una com­mem­o­razione ai cadu­ti, ai pri­gion­ieri e ai cit­ta­di­ni che nell’area baldense, la notte tra il 27 ed il 28 gen­naio 1945, subirono l’attacco delle brigate nere di Capri­no e delle SS di Avesa. Fu una notte di ter­rore per la col­li­na di Capri­no, che vide uccisi tre uomi­ni e ras­trel­la­ta l’intera popo­lazione. «Han­no pre­so tut­ti, vec­chi, donne e bam­bi­ni. In dieci ci han­no fat­to pri­gion­ieri e ci han­no por­ta­to a Verona, agli Scalzi, dove siamo rimasti cir­ca un mese, poi ci han­no manda­to ai for­ti San Mat­tia, San­ta Sofia e San Leonar­do, fino al 25 aprile 1945. Di dieci ne siamo usci­ti vivi in tre», rac­con­ta Assuero Mar­ti­ni, che oggi ha 78 anni e a quel tem­po ne ave­va 19 e da sem­pre vive a Vilmez­zano. Il cug­i­no Ange­lo Mar­ti­ni, 81 anni (all’epoca 22), è scam­pa­to all’arresto per pura fatal­ità. «Anco­ra oggi», dice, «non so spie­gar­mi per­ché mi abbiano rilas­ci­a­to. Però pri­ma mi han­no inter­roga­to per 18 ore: mi han­no mas­sacra­to sci­en­tifi­ca­mente. Quan­do mi han­no pre­so ero sen­za scarpe, con le sole calze e con un metro di neve. Le calze mi si sono rotte e arro­to­late al pol­pac­cio, stroz­zan­do­mi le gambe, così mi si sono con­ge­lati i pie­di. Non poten­do più cam­minare mi han­no las­ci­a­to a Capri­no». Assuero rac­con­ta: «Per tan­ti anni mi sono pen­ti­to ama­ra­mente di aver avu­to le scarpe. Sen­za, forse, me la sarei cava­ta anch’io come mio cug­i­no, che mi ha sal­va­to la vita, per­ché mi ha trat­tenu­to men­tre cer­ca­vo di scap­pare. Se lo aves­si fat­to mi avreb­bero spara­to come agli altri». Il viag­gio del­la memo­ria è inizia­to alle 9.30 nel­la chiesa del­la Madon­na del Carme­lo, di Vilmez­zano. Alla fine del­la mes­sa sono sta­ti deposi­tati i fiori sot­to l’epigrafe incisa sulle mura, con scrit­to: «Notte tra il 27–28 gen­naio 1945 Vilmez­zano. Ras­trel­la­men­to naz­i­fascista ricor­da ital­iano!». Alle 11, sec­on­da tap­pa nel­la piazzetta di Gaon. Sul­la lapi­de di Gaon c’è scrit­to: «La bar­barie naz­i­fascista qui si accanì con­tro gli iner­mi predan­do e ter­ror­iz­zan­do i gaoni­ti. A ricor­do, 29.1.1947». Alle 11.30 altra tap­pa alla chiesa di Sant’Eurosia, a Rubiana. Anco­ra fiori sul­la lapi­de che dal 28 gen­naio 1965 ricor­da: «Inco­lu­mi dagli spi­etati ras­trel­la­men­ti naz­i­fascisti i rubiane­si a ricor­do moni­to di lib­ertà nel ven­ten­nale». Mar­celli­no Arcan­geli, 86 anni, la notte del 1945, a Rubiana, ne ave­va 29. «Mi sono sal­va­to», rac­con­ta, «per­ché sono scap­pa­to sul Monte Cre­ta. Mi sono nascos­to per mesi, di notte scen­de­vo a casa per rifocil­lar­mi. Per chi scap­pa­va c’era la con­dan­na a morte. Chi veni­va pre­so men­tre scap­pa­va lo face­vano sbranare dai cani. Sul monte c’era la briga­ta Avez­zani dei par­ti­giani e chi ci aderi­va era con­dan­na­to per tradi­men­to». Mar­ti­ni con­clude ricor­dan­do l’altro viag­gio, quel­lo di 60 anni fa: «Quel­la notte il ras­trel­la­men­to è par­ti­to da Vilmez­zano. A mez­zan­otte ci han­no trasci­na­to per il Monte Cre­ta, pieno di neve e sen­za strade. Tut­ta notte alla ricer­ca dei par­ti­giani, siamo arrivati a Gaon e poi a Rubiana. Da lì ci han­no por­ta­to a Capri­no e infine a Verona, dove siamo sta­ti smis­ta­ti». La cer­i­mo­nia par­ti­giana si svolge dal 1995 e viene cel­e­bra­ta dall’amministrazione comu­nale su pro­pos­ta del­la sede capri­nense dell’Associazione nazionale par­ti­giani. Il sin­da­co Maria Tere­sa Girar­di e il vice sin­da­co Gian­car­lo Brunel­li quest’anno han­no reso omag­gio in modo spe­ciale ai pro­tag­o­nisti del­la sto­ria. Alle 12 la cer­i­mo­nia si è con­clusa in munici­pio con la con­seg­na di sei diplo­mi di ben­e­meren­za. Sin­da­co e vicesin­da­co han­no det­to: «Vogliamo ricor­dare soprat­tut­to ai gio­vani i val­ori di pace, lib­ertà e democrazia. Cercher­e­mo di orga­niz­zare anche con le scuole delle ricerche di tes­ti­mo­ni­anze sul ras­trel­la­men­to di quel­la notte».