Da Hayez a Boldini

30/01/2017 in Arte, Mostre
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Di Luca Delpozzo

L’Associazione Ami­ci di , in col­lab­o­razione con la Provin­cia di Bres­cia, gra­zie alla direzione artis­ti­ca effet­tua­ta da Davide Dot­ti, ha orga­niz­za­to per gli aman­ti dell’arte, l’esposizione, “Da Hayez a Bol­di­ni. Ani­me e volti del­la pit­tura ital­iana dell’Ottocento”.

La mostra fa conoscere e val­oriz­za la stra­or­di­nar­ia sta­gione dell’arte ital­iana del XIX sec­o­lo, peri­o­do nel quale si svilup­parono movi­men­ti pit­tori­ci orig­i­nali di alto val­ore cre­ati­vo, dinam­i­co, inci­si­vo a liv­el­lo europeo, dei quali dovrem­mo essere orgogliosi.
Il per­cor­so espos­i­ti­vo si apre con Amore e Psiche, gioiel­lo di Anto­nio Cano­va, il Fidia ital­iano, per la grazia con cui riprese canoni di estet­i­ca gre­ca, in ver­sione neo­clas­si­ca. Sulle pareti del­la sala l’opera è cir­con­da­ta da tele rap­p­re­sen­ta­tive di autori a lui ispi­ratisi. Andrea Appi­ani, predilet­to da Napoleone, gli evo­ca­va la per­fezione raf­faellesca nel ripren­dere miti clas­si­ci è pre­sente con Venere allac­cia il cin­to a Giunone.
La sezione seguente è ded­i­ca­ta al Roman­ti­cis­mo nel quale Francesco Hayez è pro­tag­o­nista sig­ni­fica­ti­vo: in Maria Stu­ar­da sale al pat­i­bo­lo, è pre­sente la sua capac­ità scenografi­ca com­p­lessa e sug­ges­ti­va. Fra i per­son­ag­gi sono ritrat­ti ami­ci con­tem­po­ranei e lui stes­so, con toc­chi di real­is­mo psi­co­logi­co e reg­is­ti­co pro­pri delle rap­p­re­sen­tazioni teatrali dell’epoca. Sig­ni­fica­ti­vo anche il Ritrat­to del Principe Fil­ip­po di Bel­gioso orgoglioso del suo stile aris­to­crati­co. Men­tre Pela­gio Pela­gi si sof­fer­ma sulle inter­pre­tazioni di even­ti stori­ci: New­ton sco­pre la rifrazione del­la luce; Gio­van­ni Carnovali det­to il Pic­cio, antic­i­pa fremi­ti dei maestri del­la Scapigliatu­ra: inten­so il suo autori­trat­to, come il ritrat­to di Bam­bi­na con bam­bo­la, dagli occhi sgra­nati.
Una stan­za uni­ca per Giuseppe Molteni: Ele­gante ritrat­to di un collezion­ista che con aria smar­ri­ta si accinge a pescare in vasi di por­cel­lana cinese con mani guan­tate.
La terza sala è ded­i­ca­ta agli Scapigliati milane­si, inno­va­tori dell’arte acca­d­e­m­i­ca del peri­o­do. Fra diverse tele inter­es­san­ti il grade­v­ole Ritrat­to dell’attrice Emma Ivon fino ai trat­ti ner­vosi sovrap­posti de la Far­fal­la, volu­ta­mente sospe­sa in pen­nel­late rapi­de e friz­zan­ti, opere di Tran­quil­lo Cre­mona. Vivacis­si­mo il coro che si prepara per la vig­ilia del­la sagra di Mosè Bianchi: una fola­ta di ven­to scuote una ten­da, un ragaz­zo lan­cia il suo acu­to, un anziano vio­lin­ista con­cen­tra­to solo sul­la musi­ca, men­tre altri coristi si gingillano dis­trat­ti. La nevi­ca­ta di Francesco Fil­ip­pi­ni: scor­cio di un bor­go sot­to la neve, da riman­di affet­tu­osi. Auro­ra di Pre­viati è tan­to graziosa che l’ammira lui stes­so estasi­a­to.
Negli stes­si anni, a Firen­ze, si face­va largo un grup­po di artisti gio­vani e agguer­ri­ti, e dava vita al Movi­men­to dei Mac­chi­aioli, pro­mosso, negli incon­tri al Café Michelan­ge­lo, da Gio­van­ni Fat­tori. Famoso per le sue scene mil­i­tari, come Le ordi­nanze e per le sue elegie sul­la natu­ra: La man­dri­ana, una gio­vane ten­ta di trascinare dietro sè, due placide muc­che bianche, nell’ampia dis­te­sa di campi, tra car­ro e cov­oni col fieno, sot­to un cielo pieno di nuv­ole e di ven­to. Di Sil­ve­stro Lega le Sorelle Ban­di­ni nel rose­to, momen­to di ser­e­na quo­tid­i­an­ità. Ne la veg­lia l’artista riprende una ragaz­za in un fram­men­to di fragilità, con le palpe­bre soc­chiuse si don­dola sul­la sedia, appiso­la­ta, ma ric­ca di calore, gra­zie al toc­co magis­trale del pit­tore.
Telema­co Sig­nori­ni, è inci­si­vo nei pae­sag­gi, con inten­si riman­di alla pit­tura di impeg­no sociale, come ne Il ghet­to di Firen­ze: fram­men­ti di luce spi­ovono su un vico­lo ani­ma­tis­si­mo; mat­ti­no sull’Arno: sot­to un cielo già nuvoloso ai pri­mi albori, sul fon­do di un ter­reno mel­moso avan­zano i reg­naioli.
Nelle sale suc­ces­sive seguono dip­in­ti a Sogget­to Ori­en­tal­ista, famoso per il gus­to del col­ore Caf­fi in Vedu­ta del­la piaz­za dell’ippodromo di Costan­ti­nop­o­li, Fontana con una son­tu­osa odalis­ca, Parisi con accam­pa­men­to per­siano e Sos­ta alla por­ta del bazar, men­tre Morel­li ritrae momen­ti di preghiera ara­ba. Sono sta­ti artisti e viag­gia­tori curiosi.
In dial­o­go con essi scene di vita quo­tid­i­ana tut­ta ital­iana, pit­tura di realtà: ven­ditri­ci di frut­ta, lavandaie, risaiole. Bam­bi­ni e ani­mali ripresi con tenerez­za in ges­tu­al­ità spontanee:il pesca­torel­lo di Induno, beffe al gat­to di Chieri­ci. Pit­tura retor­i­ca quan­do vuol diventare toc­cante, sin­cera quan­do Ingan­ni rende, con effet­ti lumi­nosi, gli scor­ci sem­pre affol­lati di Piaz­za del­la Log­gia, e Piaz­za del­la Scala sot­to la nevi­ca­ta. Ai pae­sag­gi del cuore Ange­lo Ingan­ni aggiunge il det­taglio vivi­do di Don­na che cuci­na lo spiego: il calore del fuo­co river­bera sul suo volto, sul bus­to e sul­la parete. Mile­si cel­e­bra lo spir­i­toso e spon­ta­neo corteggia­men­to al mercato;Tito è pre­sente con la rosa tra le lab­bra di min­uziosa inten­sità; Michet­ti con pas­torel­la che la pit­tura mossa e vibrante fa balzare sul pra­to all’improvviso.
Pros­eguen­do lun­go per­cor­so e nel tem­po, giun­giamo fino all’epoca dell’impressionismo francese, men­tre gli ital­iani si sof­fer­ma­vano su temi più pro­fon­di, ciò che è oltre il reale (Sim­bolis­mo), e uti­liz­za­vano come tec­ni­ca pit­tor­i­ca il divi­sion­is­mo, carat­ter­iz­za­ta da intrec­ci di bre­vi pen­nel­late cariche di col­ore. Gio­van­ni Segan­ti­ni si immedes­i­ma nel­la natu­ra con Alpe di mag­gio, ove traspare una sot­tin­te­sa sof­feren­za e la ricer­ca inces­sante di seren­ità sui mon­ti; ne l’ora mes­ta la mal­in­co­nia si fa umana, inti­ma, nel momen­to del vespro, sui campi accan­to al fuo­co appe­na acce­so, una don­na è inginoc­chi­a­ta, una muc­ca le si avvic­i­na.
Giuseppe Pel­liz­za da Volpe­do affronta temi sociali: Mem­bra stanche, la fat­i­ca di migranti:in un pae­sag­gio qua­si lunare, ma illu­mi­na­to dal sole, madre col pic­co­lo in brac­cio, due ragazz­ine guardano l’orizzonte, men­tre lui è sdra­ia­to a ter­ra. Pre­sa­gio auto­bi­ografi­co di una prossi­ma trage­dia?
Mor­bel­li, è l’artista che rac­con­ta meglio di tut­ti i suoi con­tem­po­ranei la soli­tu­dine: giovinet­ta mala­ta, antic­i­pa s’avanza…istantanea di una figu­ra fem­minile sul­lo sdraio, pos­to sul ter­raz­zo, con lo sguar­do riv­olto ver­so i gia­r­di­ni, in un atti­mo di atte­sa dolorosa, quan­do scende la sera…forse l’ ulti­ma?
Anto­nio Manci­ni pre­sen­ta saltim­ban­co con vio­li­no, ele­gante e cura­to in ogni det­taglio, uno scug­niz­zo immedes­i­ma­to nel­la parte che la sce­na gli offre, atten­to e curioso .
La mostra si chi­ude con la rie­vo­cazione del cli­ma cul­tur­ale parig­i­no ver­so la Belle Époque. Ecco Fed­eri­co Zan­domeneghi, impres­sion­ista veneziano, esporta­to a Pari­gi, ma con tut­ta la car­i­ca emo­ti­va del paese d’origine, rap­p­re­sen­ta la fres­chez­za del­la fem­minil­ità borgh­ese e la vivac­ità degli incon­tri. In Ser­a­ta di gala esprime una ric­chez­za cro­mat­i­ca che scende dall’abito, ai guan­ti, al man­to allo sfon­do, men­tre i gesti sono di inti­ma sug­ges­tione.
Giuseppe De Nit­tis rac­con­ta con toni pastel­lo, donne frag­ili e lumi­nose come in Sig­no­ra in gia­rdi­no e Il pas­to degli ana­troc­coli nel laghet­to dei gia­r­di­ni.
Gio­van­ni Bol­di­ni è il pit­tore del­la nobiltà, con pochi trat­ti esalta la bellez­za fem­minile altolo­ca­ta, da la visi­ta che nel rosa frus­ciante riman­da al ‘700 ele­gante, si lan­cia ver­so il ’900 con i sen­su­ali ritrat­ti di principesse e con­tesse: Ritrat­to del­la barones­sa Malv­ina-Marie Vit­ta, che pure ha uno sguar­do mal­in­con­i­co. Las­cia intravvedere aspet­ti mis­te­riosi e intri­g­an­ti come nel dip­in­to-logo del­la mostra, Ritrat­to del­la principes­sa Radzi­wil, potrem­mo dire che abbia ispi­ra­to il diavo­lo veste Pra­da.
Sicu­ra­mente dopo un pri­mo per­cor­so, sarete invogliati a ripeter­lo, per rivedere tan­ti ritrat­ti sug­ges­tivi e sof­fer­mar­vi in quel­li che più vi han­no emozion­a­to.

Note infor­ma­tive
Cat­a­l­o­go Sil­vana Edi­to­ri­ale.

DA HAYEZ A BOLDINI. Ani­me e volti del­la pit­tura ital­iana dell’Ottocento
Bres­cia, Palaz­zo Mar­ti­nen­go
(via dei Musei 30)
21 gen­naio — 11 giug­no 2017
Orari: da mer­coledì a ven­erdì, dalle 9.00 alle 17.30; saba­to, domeni­ca e fes­tivi,  dalle 10.00 alle 20.00; lunedì e mart­edì chiu­so
Bigli­et­ti: intero 10€; ridot­to 8€; ridot­to grup­pi 8€; scuole 5€
Vis­ite gui­date: grup­pi 80€; scuole 45€
Info e preno­tazioni:
tel. 380–4650533;
email: gruppi@amicimartinengo.it
Sito inter­net: www.mostra800.it

M.T.

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