Vitigno del San Martino Doc nuova denominazione: si chiamerà Tuchì

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Di Luigi Del Pozzo

Nel video la storia raccontata da Michele Vescia, padre delle DOC bresciane, e non solo

Dopo molti anni di tor­men­tate dis­cus­sioni e di ricerche si è arrivati final­mente ad una soluzione per il vit­ig­no di San Mar­ti­no del­la Battaglia: gra­zie all’approvazione di un’istanza pre­sen­ta­ta al min­is­tero, ques­ta pic­col­is­si­ma chic­ca del ter­ri­to­rio bres­ciano riporterà alla luce le sue antiche origini.

Durante la pre­sen­tazione del nome scel­to per Il vit­ig­no del “San Mar­ti­no” abbi­amo avu­to l’occasione di par­lare con Sante Bonono, il nuo­vo pres­i­dente dell’Ente Vini Bres­ciani e con Luca For­men­ti­ni, respon­s­abile del­la Fil­iera del­la Dop San Mar­ti­no del­la Battaglia. Entram­bi han­no sot­to­lin­eato l’importanza del nuo­vo nome pro­pos­to, sem­plice­mente si chi­amerà “Tuchi”.

Il nome Tuchi trae la sua orig­ine dalle carat­ter­is­tiche dell’uva stes­sa, pic­co­la come aci­no e pic­co­la come grap­po­lo, trat­to carat­ter­is­ti­co che è sta­to por­ta­to alla luce attra­ver­so ricerche storiche svolte sul ter­ri­to­rio, gra­zie all’aiuto deter­mi­nante del pro­fes­sor Michele Vescia.

Michele Ves­cia, acca­d­e­mi­co del e Padre fonda­tore dell’enologia bres­ciana, ha riper­cor­so assieme a noi le prin­ci­pali tappe storiche di quest’area ristret­ta che da orig­ine a gran­di vini amati da molti intenditori.

In occa­sione del­la Battaglia di San Mar­ti­no e Solferi­no nel 1859, si rac­con­ta che vi fu una cena con il Principe d’Austria e i pro­pri­etari dei reg­ni di ques­ta zona. Tra i vari dis­cor­si par­larono di viti­coltura e bevvero questo vino che il Principe asso­ciò al suo vino di Tocai. Nei giorni suc­ces­sivi si sparse la voce che il vino era sta­to molto gra­di­to e assim­i­la­to al Tocai delle terre aus­triche. Da allo­ra venne ered­i­ta­to come suo nome”.

Nes­suno da quel giorno si pre­oc­cupò più di mod­i­fi­carne il nome fino alla fine degli anni Cinquan­ta, quan­do il Min­is­tero dell’Agricoltura Ital­iano decise di nom­inare tut­ti i vit­ig­ni pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio ital­iano per dar vita a nuovi piani di viticoltura.

Il prob­le­ma si pre­sen­tò quin­di in tem­pi più recen­ti quan­do negli anni Ses­san­ta si cer­cò di met­tere ordine e si sco­prì dalle varie ampel­o­grafie che il Tocai non esiste­va in ques­ta zona.

In pas­sato “Tocai” era uti­liz­za­to come sinon­i­mo che si dava a tan­ti vit­ig­ni diver­si tra loro, dal Mala­ga al Pinot Gri­gio e così arrivò anche a un vit­ig­no che esiste­va nel­la zona di San Mar­ti­no per dif­feren­ziar­lo dal Lugana adi­a­cente. Non si pote­va, infat­ti, dare vita ad un vino uguale da due ter­reni molto diver­si tra loro: il Lugana era argilloso-cal­careo men­tre in col­li­na era moreni­co e quin­di più sciolto”.

In dialet­to bres­ciano lo chia­ma­vo “Tuchi” per­chè era una pic­co­la pro­duzione e vici­no vi era­no vit­ig­ni impor­tan­ti come la Tur­biana del Lugana. il Min­is­tero alla fine decise di assim­i­lare le vigne di San Mar­ti­no a quelle chia­mate Tocai a Conegliano Vene­to e dif­fuse anche in Friuli.

Cosa accade oggi, il San Mar­ti­no è fat­to con il Tocai friu­lano ma se noi scriv­i­amo su una bot­tiglia che la pro­duzione del vino è sul ter­ri­to­rio bres­ciano ma con uva friu­lana ingene­r­i­amo una grande dif­fi­coltà e con­fu­sione pres­so il con­suma­tore. Ad esem­pio anche il Lugana crea con­fu­sione per­ché risul­ta fat­to con il treb­biano veronese, ma in loco quel vit­ig­no viene chiam­a­to Tur­viana o Tur­biano. Ciò risul­terebbe sec­on­do la log­i­ca di chi­unque che il Lugana è fat­to con il Treb­biano veronese e il San Mar­ti­no con il Tocai friu­lano ma questo non rispec­chia la realtà, poichè sono pro­duzioni da sem­pre sit­u­ate in queste zone indipen­den­ti da qual­si­asi altro terreno”.

Ricer­can­do quin­di una cor­ret­tez­za nel­la nomen­clatu­ra, i viti­coltori di San Mar­ti­no del­la Battaglia desider­a­no che lo Sta­to pren­da in con­sid­er­azione il vec­chio sinon­i­mo di “Tuchi” per il loro vino. Ciò per­me­t­terebbe loro di pot­er in qualche modo dire ai pro­pri con­suma­tori: “Guar­da che questo vino è fat­to con un’antico vit­ig­no che ave­va­mo noi già in pas­sato e non è fat­to con il Tocai Friu­lano ma con uva nostra.”

Un vit­ig­no autoctono quin­di, che gen­era vini ric­chi di per­son­al­ità pro­pria e che vuole riac­quistare la sua gius­ta posizione nel mon­do dei Vini.

 

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