Il progetto Veronesi prevede sostanzialmente una più netta individuazione dei divieti di fumo già previsti dalla normativa precedente.

Vietato fumare!

30/05/2000 in Avvenimenti
A Dro
Di Luca Delpozzo

Il prog­et­to Verone­si prevede sostanzial­mente una più net­ta indi­vid­u­azione dei divi­eti di fumo già pre­visti dal­la nor­ma­ti­va prece­dente. La mate­ria è rego­la­ta sul­la base del­la «legge isti­tu­ti­va anti­fu­mo» — la 584 del 1975 — che vieta il fumo tas­sati­va­mente in alcu­ni locali come le scuole, gli ospedali, i musei, i cin­e­ma, le dis­coteche. Il divi­eto tas­sati­vo non com­prende gli uffi­ci pri­vati o i luoghi di lavoro in quan­to tali e, per alcu­ni locali è pre­vista la dero­ga in caso di instal­lazione di idonei impianti di con­dizion­a­men­to o ven­ti­lazione. Segue una serie di nor­ma­tive inte­gra­tive. Ecco le norme in mate­ria varate suc­ces­si­va­mente alla legge «quadro» anti­fu­mo del 1975. Decre­to legge 18 mag­gio 1976 fis­sa i cri­teri ai quali devono rispon­dere gli impianti di con­dizion­a­men­to per per­me­t­tere l’esonero pre­vis­to dal­la legge «584». Cir­co­lare 8 giug­no ’76 del Con­siglio di Sta­to, pre­cisa che a propos­i­to del­la 584 , bar ris­toran­ti e pub­bli­ci eser­cizi sono esclusi dal divi­eto. Il Dpr n. 753 del 1980 all’art. 28 intro­duce il divi­eto di fumare in tut­ti i mezzi di trasporto pub­bli­co, auto­bus, treni met­ro­pol­i­tane. Il Decre­to leg­isla­ti­vo n. 626 del 1994 riguar­da in par­ti­co­lare i luoghi di lavoro e det­ta un gen­erale dovere di pro­tezione del­la salute dei lavo­ra­tori, ma un incon­dizion­a­to divi­eto di fumo è pos­to solo per le aree esposte ad agen­ti can­cero­geni e bio­logi­ci. Inoltre, il provved­i­men­to prevede che siano prese adeguate mis­ure per la pro­tezione dei non fuma­tori nei locali di riposo e che chi lavo­ra in locali chiusi dispon­ga di aria salu­bre in quan­tità suf­fi­ciente. In sostan­za la leg­is­lazione e la preva­lente giurispru­den­za in mate­ria, las­cia al datore di lavoro il com­pi­to di trovare le soluzioni più adeguate in relazione al sin­go­lo caso con­cre­to. Diret­ti­va del pres­i­dente del Con­siglio del 14 dicem­bre 1995 su pro­pos­ta dell’allora min­istro del­la San­ità Guz­zan­ti: allarga il divi­eto di fumo a tut­ti i luoghi ove si erogano servizi pub­bli­ci come, min­is­teri, uffi­ci postali e in genere uffi­ci aper­ti al pub­bli­co. Atto d’intesa in data 21 dicem­bre 1995 che estende l’efficacia del­la sud­det­ta diret­ti­va alle Ammin­is­trazioni locali. Suc­ce­si­va­mente il dibat­ti­to, spes­so polemi­co tra le par­ti specie sull’applicabilità o meno del divi­eto nei pub­bli­ci eser­cizi, bar, ris­toran­ti, è pros­e­gui­to sul­la base di una ric­ca giurispru­den­za in mate­ria che, nel­la mag­gior parte dei casi non riconosce vigente il divi­eto di fumo in locali diver­si da quel­li espres­sa­mente pre­visti dal­la legge 584 del 1975 ma ammette, sia pur solo in lin­ea di prin­ci­pio, il dan­no da fumo