Nuovo importante ritrovamento archeologico. I mosaici scoperti sono più belli di quelli del '67

Villa romana, tesoro vero

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

A Toscolano Made­mo, nel­l’area del­la , tra la chiesa par­roc­chiale e la cartiera, su ter­reno di pro­pri­età del­l’Is­ti­tu­to di sos­ten­ta­men­to del clero, sono sta­ti rin­venu­ti nuovi mosaici, più bel­li di quel­li scop­er­ti nel ’67. Si trat­ta di dis­eg­ni flo­re­ali stiliz­za­ti e di sim­boli geo­metri­ci, a col­ori poli­cro­mi. “Dovreb­bero essere del quar­to o quin­to sec­o­lo ‑affer­ma l’arche­ol­o­go Ange­lo Ghi­rol­di, che ha effet­tua­to gli scavi -. Apparten­gono alla sala da pran­zo o di rap­p­re­sen­tan­za, la cosid­det­ta tri­co­ra”. Al cen­tro, il seg­no di tre pic­cole absi­di. Ghi­rol­di ha por­ta­to alla luce un quadra­to di cir­ca due metri per due. Ma la super­fi­cie del mosaico dovrebbe essere di ven­ti metri quadrati.Elisabetta Rofiìa, ispet­trice di zona del­la Soprint­en­den­za ai Beni arche­o­logi­ci del­la Regione, dice: “Per­ric­chez­za e vastità, la vil­la non ha nul­la da invidiare a quelle di Sirmione e Desen­zano. I ritrova­men­ti con­fer­mano, insom­ma, le ipote­si già fat­te. Ora bisogna avere il cor­ag­gio di pro­cedere alla val­oriz­zazione, ren­den­do fini­bile l’area”.La vil­la romana venne prob­a­bil­mente costru­i­ta nel 38 d.C. dal con­sole Pub­lio Non­io Aspre­nate, sul­la ter­ra regalatagli da Augus­to, a riconoscen­za dei servizi resi nel­la dife­sa del Reno con­tro i Ger­mani. Spaziosa, ric­ca di ter­razze, gia­r­di­ni, acque­dot­ti e fontane (ali­men­tati dal­la sor­gente di Pul­ciano), campi di gio­co, di tem­pli ded­i­cati a Giove e Bac­co, persi­no d’un por­to sul lago, occu­pa­va buona parte del promon­to­rio, fino al Bersaglio. Divide­va a metà la piaz­za e, seguen­do grosso modo la 45 bis, giunge­va fino all’at­tuale oleifi­cio Morani, per un fronte di ben cinque­cen­to metri lineari!Gli scavi del ’67 han­no por­ta­to alla luce pavi­men­ti ricop­er­ti di pregevoli mosaici. Inter­venne la Soprint­en­den­za alle Belle arti che, suc­ces­si­va­mente, tro­vò i resti di altre stanze e mon­ete. Per riparare l’area (dal mal­tem­po e dai mal­in­ten­zionati, che ave­vano por­ta­to via un po’ di roba), venne sis­tem­a­ta una cop­er­tu­ra (provvi­so­ria) in plex­i­glass. Nel ’97 l’ar­chitet­to Lodovi­co Regui­t­ti, allo­ra tec­ni­co comu­nale, studiò un inter­ven­to di con­sol­i­da­men­to e restau­ro (spe­sa 972 mil­ioni): un…incrocio fra la tec­nos­trut­tura a teli di Desen­zano e il lamel­lare, su lastirni in fer­ro. Le fon­dazioni su micropali. I teli, traspar­en­ti, non avreb­bero favorito il fenom­e­no del­la con­den­sa. Il Frisl, il Fon­do Ineves­tiomen­ti del­la Lom­bar­dia, accettò la richi­es­ta di finanzi­a­men­to. Ma i nuovi ammin­is­tra­tori comu­nali decis­ero di soprassedere, rite­nen­do più urgen­ti altre opere.Ora la nuo­va scop­er­ta, casuale, come quel­la di 33 anni fa, non lega­ta a una cam­pagna di sca­vo pro­gram­ma­ta. Poiché l’Is­ti­tu­to di sos­ten­ta­men­to del clero ha costru­ito lì, a quat­tro-cinque metri di dis­tan­za, una casa da des­tinare ad allog­gio di preti anziani (sei appar­ta­men­ti­ni): bisog­na­va effet­tuare gli allac­cia­men­ti ali’ acque­dot­to, al gas e all’en­er­gia elet­tri­ca. Pri­ma di pro­cedere alla real­iz­zazione di tali reti tec­no­logiche, l’arche­ol­o­go ha effet­tua­to i sondag­gi. La zona, infat­ti, è vin­co­la­ta, e la Soprint­en­den­za obbli­ga a pro­cedere coi pie­di di piom­bo. “Negli ulti­mi anni — aggiunge Ghi­rol­di ‑ave­va­mo con­trol­la­to una super­fi­cie di cir­ca 1200 metri qua­drati, trovan­do solo muri a liv­el­lo di fon­dazioni. Nul­la di par­ti­co­lare. Adesso la piacev­ole sorpresa”.E adesso, cosa suc­ced­erà? “Coprire­mo con sab­bia e mate­ri­ale espan­so, get­tan­do un leg­gero stra­to di cemen­to”, spie­ga il vicesin­da­co Vin­cen­zo Chi­mi­ni, asses­sore ai Lavori pubblici.“Nei prossi­mi giorni ci incon­tr­ere­mo con i fun­zionari! del­la Soprint­en­den­za, allo scopo di fare il pun­to del­la situ­azione, e decidere il piano di inter­ven­ti — aggiunge il sin­da­co Pao­lo Ele­na -. Recen­te­mente abbi­amo rin­un­ci­a­to al mil­iar­do del Frisi, che avrem­mo dovu­to resti­tuire. Spero che, in base alla legge sul­l’O­bi­et­ti­vo 2, riguardante le aree depresse (e l’in­tero ter­ri­to­rio del­la Comu­nità mon­tana rien­tra in tale provved­i­men­to), sia pos­si­bile ottenere con­tribu­ti a fon­do per­du­to, sen­za obbli­go di rim­bor­so. Intan­to la cosa più urgente è di spostare l’at­tiv­ità di Franz Domini­ci, che occu­pa una porzione del­l’area col suo depos­i­to di iner­ti. Lo trasferire­mo sul­la col­li­na di San Gior­gio”. Vici­no al cam­po di golf, ai con­fi­ni con Bogliaco.

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