Il proprietario restaura lo storico edificio per renderlo fruibile al pubblico: «Sono molto legato a questo luogo». Ospiterà convegni o party? Ruiz-Berdejo deciderà al termine dei lavori

Villa Sigurtà apre le sue porte

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Vil­la Maf­fei-Sig­urtà potrebbe avere una «nuo­va vita». Il suo recu­pero parte dai lavori sul tet­to. Così sono com­parse le impal­ca­ture ed è inizia­to un inter­ven­to che non era più pro­cras­tin­abile. «Quan­do abbi­amo vis­to che il tet­to com­in­ci­a­va ad avere troppe infil­trazioni d’acqua abbi­amo con­tat­ta­to la Sovrin­ten­den­za», dichiara José Anto­nio Ruiz-Berde­jo y Sig­urtà, che dall’anno scor­so è l’unico pro­pri­etario del­lo stori­co edi­fi­cio, «per­ché vogliamo seguire le sue indi­cazioni per un inter­ven­to del­i­ca­to ed oneroso, vis­to che si trat­ta di trem­i­la metri qua­drati di super­fi­cie, che ci per­me­t­terà di ridare nuo­va vita alla vil­la, ren­den­dola fruibile al ter­ri­to­rio». «L’obiettivo», con­tin­ua, «è quel­lo di com­pletare l’offerta tur­is­ti­ca di Valeg­gio, inseren­do la pos­si­bil­ità di vis­itare la vil­la». I lavori sono sta­ti affi­dati ad Arturo San­dri­ni, a suo tem­po prog­et­tista del restau­ro del­la Gran Guardia a Verona, il quale, pri­ma di sos­ti­tuire le par­ti rov­inate, sta cat­a­lo­gan­do atten­ta­mente ogni com­po­nente sig­ni­fica­ti­va del tet­to. Pro­prio Arturo San­dri­ni, in un libro del 1990 su Vil­la Maf­fei-Sig­urtà, da lui cura­to assieme a Bruno Chi­ap­pa ed edi­to dal­la Ban­ca agri­co­la popo­lare di Cerea, sot­to­lin­ea­va l’importanza dell’edificio e scrive­va: «La fab­bri­ca, sor­ta su antiche preesisten­ze quat­tro­cen­tesche anco­ra in parte con­ser­vate, si pre­sen­ta come una delle più inter­es­san­ti del Sei­cen­to veronese e una delle poche citate dal Maf­fei nel­la terza parte del­la sua «Verona Illus­tra­ta» (assieme a vil­la del­la Torre a Fumane, vil­la Bevilac­qua a Bevilac­qua, vil­la Alle­gri a Cuz­zano e la Musel­la a San Mar­ti­no Buon Alber­go)». In uno dei pri­mi lavori è sta­ta tol­ta dal­la fac­cia­ta la bouganville che per tan­to tem­po ne era sta­ta parte inte­grante. «Era mor­ta», riv­ela Ruiz-Berde­jo, «e pro­duce­va una notev­ole umid­ità su una fac­cia­ta che potrebbe anche dar­ci delle sor­p­rese per­ché ci sono più liv­el­li di intonaci e bisogna capire a quali epoche apparten­gono. Sti­amo anche stu­dian­do il modo per ridurre l’umidità alla base del­la vil­la». Il pro­pri­etario, che in questi ulti­mi tem­pi è spes­so a Valeg­gio nonos­tante gli impeg­ni di lavoro in Italia e in Spagna, con­fes­sa che il legame con la vil­la e con il ter­ri­to­rio è anche di tipo affet­ti­vo: «Mi ricor­do di quan­do ero bam­bi­no e vive­vo lunghi peri­o­di in ques­ta vil­la con mio padre Car­los e mio non­no, Giuseppe Car­lo Sig­urtà». «Allo­ra», pros­egue Ruiz-Berde­jo, «la vil­la mi sem­bra­va una costruzione davvero di impo­nente. Ma tut­to­ra mi affasci­na e mi accor­go che colpisce chi la guar­da, anche solo osser­van­dola dall’esterno. Per questo val­ore affet­ti­vo che sen­to, per i tan­ti ricor­di che mi legano ad essa e anche alla gente del pos­to, sen­to qua­si come un dovere morale quel­lo di riaprir­la e diren­der­la fruibile a chi ha la curiosità di var­carne il por­tone d’ingresso». «Poi, sul ver­sante eco­nom­i­co, ci aiu­ta la con­sapev­olez­za che lo “spir­i­to del tem­po” sug­gerisce delle nuove pos­si­bil­ità per inserire questo impor­tante edi­fi­cio nel mer­ca­to tur­is­ti­co del­la zona», con­clude. Come le idee pos­sano poi con­cretiz­zarsi Ruiz-Berde­jo lo fa solo trasparire, las­cian­do le deci­sioni finali al ter­mine dei lavori. Strut­tura di rap­p­re­sen­tan­za per la con­veg­nis­ti­ca o vil­la per par­ty e banchet­ti? Lo si saprà solo più avanti.