Il grido di dolore del parroco e degli abitanti della frazione, in ginocchio dopo l’evento sismico. Parrocchia inagibile, stop al centro sportivo. E chiude l’unico bar

Villa, tante ferite da ricucire

16/02/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Vil­la di Salò, la frazione che sorge lun­go la stra­da provin­ciale Tormi­ni-Maner­ba-Desen­zano, lan­cia un gri­do di dolore e chiede una mano per risol­vere i gravi prob­le­mi causati dal ter­re­mo­to del 24 novem­bre. Il par­ro­co, sfol­la­to (è l’u­ni­co del­la Riv­iera ad avere rice­vu­to ordi­nan­za di sgombero), ha trova­to un paio di stanze in zona. La chiesa è spran­ga­ta. La canon­i­ca, grave­mente lesion­a­ta, viene uti­liz­za­ta solo al piano ter­ra: l’u­ni­ca sala agi­bile è diven­ta­ta pluriu­so, dato che serve come stu­dio del sac­er­dote, per dire mes­sa, tenere cor­si per ali­men­ta­risti, con­cer­ti­ni e spet­ta­coli di burat­ti­ni. Il saba­to i bam­bi­ni van­no a fare cat­e­chis­mo un po’ ovunque: nel­la pizze­ria Ca’ dei Man­ni, dagli , all’ho­tel Panoram­i­ca, in case pri­vate. Non bas­tasse, dal 1 gen­naio ha chiu­so anche l’u­ni­co bar esistente: altra tego­la per la vita sociale del paese. E sì che, negli anni scor­si, con la real­iz­zazione degli appar­ta­men­ti delle coop­er­a­tive eco­nom­i­co-popo­lari (e altri ne stan­no anco­ra costru­en­do), Vil­la e la frazione vic­i­na, Cunet­tone, sono cresciute in maniera notev­ole, tan­to che i res­i­den­ti han­no ormai rag­giun­to quo­ta duemi­la. Il bar «Palmi­na», aper­to nel dopoguer­ra e gesti­to negli ulti­mi ven­t’an­ni da Amle­to Cobel­li, det­to Frig­nani (il cog­nome di un’ala del Milan cal­cio), fre­quen­ta­to anche per la cuci­na casalin­ga (bac­calà in prim­is), ha smes­so l’at­tiv­ità per vol­ere dei pro­pri­etari del­l’im­mo­bile. «Col risul­ta­to che al momen­to — spie­ga il par­ro­co, don Dino Bres­sanel­li- man­ca un cen­tro di aggregazione. La scor­sa pri­mav­era abbi­amo inizia­to l’in­ter­ven­to riguardante il cen­tro sporti­vo. Ma il ter­re­mo­to ci ha costret­to a fer­mare le ruspe, per con­cen­trare le nos­tre atten­zioni su altri obi­et­tivi». Il pre­ven­ti­vo per il cen­tro sporti­vo era di 450 mila euro: fon­di rac­colti attra­ver­so ered­ità, con­tribu­ti region­ali, offerte delle famiglie. Il prog­et­to com­prende il campet­to in erba sin­tet­i­ca, la pias­tra per il bas­ket, il vol­ley e il pat­ti­nag­gio, un cam­po in ter­ra bat­tuta per i bam­bi­ni, la tri­bunet­ta e gli spoglia­toi, con annes­so bar e locale per le riu­nioni. «Dal­la pri­mav­era all’au­tun­no — pros­egue don Dino — abbi­amo real­iz­za­to cir­ca il 40% del­l’­opera. Il sis­ma del 24 novem­bre ci ha obbli­ga­to a inter­rompere e i lavori e a cam­biare strate­gia». Così le atten­zioni si sono con­cen­trate sul­la chiesa, dis­eg­na­ta dal­l’ar­chitet­to Lui­gi Arcioni agli inizi del sec­o­lo e appal­ta­ta agli Arti­gianel­li di Bres­cia, che pre­sero manovali e mura­tori locali. All’epoca tut­ti gli abi­tan­ti si mis­ero all’­opera, andan­do a pren­dere le pietre con car­ri e buoi nel­la cava di Ponte Pier, ai Tormi­ni. La sab­bia veni­va dal Pradarì, il monte delle monache. Al momen­to del­l’in­au­gu­razione, nel 1914, ci si accorse che la chiesa era venu­ta un metro più alta del prog­et­to. La gius­ti­fi­cazione di un tes­ti­mone: «Erava­mo con­ta­di­ni, e di mis­ure non capi­va­mo gran che». L’ed­i­fi­cio, mes­so a pos­to nel sec­on­do dopoguer­ra da don Domeni­co Fer­rari, orig­i­nario di Cam­pov­erde (un par­ro­co che si face­va dare pezzi di ter­ra, per colti­var­li, e vendere fiori), con­tiene tem­pere del Bene­di­ni e, da tem­pi più recen­ti, vetrate e con­tro­fac­ciate dec­o­rate. «Il ter­re­mo­to — spie­ga Rena­to Cobel­li, geome­tra con due lau­ree, sca­la­tore di ses­to gra­do, pen­sion­a­to, pro­fes­sore, ex respon­s­abile del­l’uf­fi­cio tec­ni­co del comune di Salò — ha lesion­a­to in modo cospic­uo le volte, fat­te in mat­tonci­ni forati da sei cen­timetri. Da ter­ra si vedono due gran­di crepe, ma sopra sono centi­na­ia. Bisogn­erà con­sol­i­dar­le». Ieri la dit­ta Bena­co di Mus­co­l­ine ha inizia­to a col­lo­care i pon­teg­gi interni, per real­iz­zare un sot­topal­co. Poi si pros­eguirà con a met­tere in sicurez­za la chiesa. Occor­reran­no cir­ca 100 mila euro. Si andrà avan­ti di set­ti­mana in set­ti­mana, sec­on­do le disponi­bil­ità. Il con­siglio pas­torale si avvale del­la col­lab­o­razione del­l’ingeg­n­er Ange­lo San­dri­ni, del­l’ar­chitet­to Fed­eri­co Bana, del­lo stes­so Cobel­li (che ha parte­ci­pa­to all’im­pre­sa del Duo­mo), del­la Edil Effe di Cal­ci­na­to, degli alpi­ni, di Giuseppe Loren­zi­ni per la parte riguardante il restau­ro con­ser­v­a­ti­vo. «Con­ti­amo di rien­trare per la Domeni­ca delle Palme — affer­ma don Bres­sanel­li -. Cer­to che sarebbe gra­di­to l’aiu­to degli spon­sor. Anche per­chè bisogna riparare pure la canon­i­ca, costru­i­ta sul­la vec­chia chiesa del ‘500. E l’o­ra­to­rio col teatri­no o il piano sopras­tante l’asi­lo, sen­za dimen­ti­care la casa del cus­tode: la famiglia di ghane­si (papà, mam­ma, due bam­bi­ni) è ora ospi­ta­ta in un allog­gio di via Cav­agn­i­na». Vil­la vuole risoll­e­var­si. E per non diventare una frazione-dor­mi­to­rio deve recu­per­are in fret­ta i i pro­pri cen­tri di aggregazione.

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