Il primo cittadino Paolo Elena propone l’affidamento alla Statale di Milano

Villa Zanardelli:futuro universitario

28/09/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

«Sti­amo stu­dian­do la pos­si­bil­ità di val­oriz­zare Vil­la Zanardel­li razion­al­iz­zan­do mag­gior­mente le strut­ture che ospi­tano l’, ente assai ben­e­mer­i­to nell’assistenza ai por­ta­tori di hand­i­cap, e che attual­mente occu­pa anche la dimo­ra stor­i­ca», affer­ma il sin­da­co di Toscolano Mader­no, Pao­lo Ele­na. Giuseppe Zanardel­li morì il 26 dicem­bre 1903 nel­la sua vil­la al Bor­ni­co di Fasano, nel Comune di Toscolano, qua­si alla foce del tor­rente Bor­ni­co. La stor­i­ca dimo­ra, di pro­pri­età del­l’Am­min­is­trazione provin­ciale, è gesti­ta dal­l’ente morale «Vil­la Par­adiso» di Bres­cia, cos­ti­tu­ito nel 1936 allo scopo speci­fi­co di assis­tere i bam­bi­ni col­pi­ti da tuber­colosi; allo stes­so isti­tu­to appar­tiene anche l’at­tigua dimo­ra dona­ta dal pro­fes­sor Vit­to­rio Del­la Rosa e che oggi accoglie il Cen­tro Anffas.NEGLI ANNI TRENTA, Vil­la Zanardel­li ospitò un orfan­otrofio affida­to alle suore che vi ricavarono anche una cap­pel­la; dopo il 1938 venne costru­ito l’at­tiguo fab­bri­ca­to. Al ter­mine del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale gli edi­fi­ci furono trasfor­mati, per qualche tem­po, in tuber­colosario e quin­di in cen­tro di ried­u­cazione di minoren­ni. Rimasero poi abban­do­nati per decen­ni, sino al 1998 quan­do furono dati in comoda­to per dieci anni alla sezione Gar­da Occi­den­tale e Valle Sab­bia del­l’Anf­fas che avviò l’opera di restau­ro e di aggior­na­men­to del­l’im­mo­bile per una spe­sa di cir­ca un mil­iar­do e nove­cen­to mil­ioni di lire, recu­peran­do anche il ciclo di affres­chi delle sale al piano rialza­to e le dec­o­razioni dei sof­fit­ti in gravis­si­mo degrado.Esiste già un prog­et­to in propos­i­to? «C’è un’ipotesi che va appro­fon­di­ta. Abbi­amo, infat­ti, indi­vid­u­a­to e resa fab­bri­ca­bile un’area adi­a­cente a Vil­la delle Rose sul­la quale sarebbe pos­si­bile costru­ire un edi­fi­cio adegua­to alle neces­sità del­l’Anf­fas e quin­di lib­er­are l’uso del­la vil­la stor­i­ca che potrebbe essere des­ti­na­ta ad altre attiv­ità. L’intenzione sarebbe quel­la di recu­per­are, con un oppor­tuno restau­ro, l’edificio zanardel­liano e quin­di affi­dar­lo a un ente uni­ver­si­tario, pos­si­bil­mente alla Statale di , con la quale abbi­amo già rap­por­ti. Il dipar­ti­men­to di Stu­di giuridi­ci potrebbe uti­liz­zare l’importante edi­fi­cio per con­veg­ni, sem­i­nari di stu­dio, cor­si di spe­cial­iz­zazione pos­tu­ni­ver­si­taria e altro. In un set­tore si potrebbe anche alle­stire un museo zanardel­liano, per ricor­dare l’insigne statista».LA VILLA, d’impianto clas­si­co a pianta quadra­ta, pre­sen­ta tre piani a monte e quat­tro a lago con una scali­na­ta che rag­giunge il piano rialza­to, dove si trovano pregevoli sale, anche se prive di arreda­men­ti orig­i­nali: la sala da pran­zo, il salot­to di rice­vi­men­to, la grande sala di con­ver­sazione o stu­dio. Inter­es­san­ti sono pure la scali­na­ta inter­na e la scala a chioc­ci­o­la del­la tor­ret­ta che con­duce alla ter­raz­za belvedere. La sala da pran­zo, affres­ca­ta da Ettore Ximenes, ha sin­go­lari vedute del­la Valle Trompia e del lago d’Iseo alle pareti e sul sof­fit­to la bal­aus­tra alla quale si affac­ciano tre per­son­ag­gi: Zanardel­li (al cen­tro), lo stes­so Ximenes e l’im­pre­sario edile Baguzzi. Il salot­to da rice­vi­men­to con­ser­va le soprap­porte di Cesare Bortolotti.Nella sala di con­ver­sazione, o stu­dio, è rimas­to sola­mente uno dei due inter­es­san­ti affres­chi del­lo Ximenes, «L’amore divi­no» (Dante e Beat­rice), men­tre è sta­to cop­er­to da ridip­in­ture «L’amore pagano» (Cat­ul­lo e Les­bia); gli altri affres­chi sono di Cesare Bertolot­ti e rap­p­re­sen­tano scene agresti garde­sane. Sem­pre del­lo Ximenes è anche la grande stat­ua del par­co che raf­figu­ra la Qui­ete (don­na che regge un libro), forte­mente degra­da­ta dagli agen­ti atmos­feri­ci. Nel piedis­tal­lo, qua­si illeg­gi­bile, vi è inciso un ver­so di Cat­ul­lo (Carmi­na XXXI) così tradot­to da Qua­si­mo­do: «Questo il com­pen­so di tante fatiche!».

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