Quattro rematori tradizionalisti (in piedi, mai seduti) danno prova di forza e volontà.
Laghi di Mantova, Mincio, Po e il canale («durissimo»), poi finalmente la laguna, Chioggia e l’agognata Serenissima

Vogano da gondolieri dal lago fino a Venezia

27/07/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Armati di pas­sione e a forza di brac­cia quat­tro ragazzi del­la scuo­la del remo , con sede a Gar­da, han­no rag­giun­to via acqua la Serenis­si­ma par­tendo dal più grande lago d’Italia. Pro­tag­o­nisti di ques­ta avven­tu­ra Pao­lo Tac­coni di Castel­n­uo­vo, Mirko Poz­zani di Albisano, Daniele Bertasi di e Michele Berton­cel­li. I quat­tro — nell’ordine metalmec­ca­ni­co, mec­ca­ni­co, prat­i­cante avvo­ca­to ed elet­tricista — han­no qua­si per scher­zo deciso di rag­giun­gere Venezia per­cor­ren­do a remi le vie d’acqua che col­legano Man­to­va alla laguna.Partiti dal Lago Infe­ri­ore di Man­to­va, risal­i­to il Min­cio, la pri­ma sos­ta forza­ta è sta­ta alla chiusa di Gov­er­nolo. Dopo più di 20 chilometri l’imboccatura con il Po, che si pre­sen­ta­va gon­fio, turbinoso e con una forte cor­rente. Dopo otto ore di voga la sos­ta all’imbarcadero del cir­co­lo ami­ci del Po e l’arrivo di sera dopo 100 chilometri di a Pole­sel­la. Il giorno suc­ces­si­vo la parten­za e l’arrivo alla chiusa di Vol­ta Gri­mana attorno a mez­zo­giorno: super­a­ta la chiusa la via d’acqua che por­ta ver­so la lagu­na veneziana diven­ta un cal­vario. «Sarà sta­to a causa del­la man­can­za di cor­rente o forse per l’accumulo di fat­i­ca, ma quei 25 chilometri di canale che sep­a­ra­no il Po da Chiog­gia sono sta­ti sen­za dub­bio i più lunghi e fati­cosi», rac­con­tano i voga­tori. «Il ven­to, incana­lan­dosi tra gli stret­ti argi­ni, sfer­za­va costan­te­mente con­trario alla nos­tra direzione di mar­cia, qua­si volesse osta­co­lare il nos­tro viag­gio. Dopo qua­si nove ore di remo final­mente l’odore salmas­tro dell’aria ci pre­an­nun­ci­a­va l’imminente arri­vo in lagu­na e l’incontro con la sug­ges­ti­va Chiog­gia, dove decidem­mo di sostare per la notte. Il giorno suc­ces­si­vo sveg­lia alle 5,40 alla vol­ta di Venezia. Quel­la mat­ti­na costeggiammo tut­ta l’incantevole peniso­la di Palest­ri­na, lem­bo di ter­ra che sep­a­ra la lagu­na dal mare aper­to, ma Venezia non si scorge­va mai.Per for­tu­na l’indicazione di un pesca­tore ci con­fortò: “Rema rema. che man­ca anco­ra diese chilometri!” Le indi­cazioni del pesca­tore si riv­e­larono esat­te e final­mente alle 11.30 imboc­cava­mo vit­to­riosi il Canal Grande! Ce l’avevamo fat­ta… ma non ave­va­mo nem­meno la forza di festeggiare».

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