Il presidente a Solferino: qualche minuto di raccoglimento all’ossario, poi l’incontro con la folla. V

«Volevo conoscere questi luoghi così importanti»

05/11/2001 in Storia
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Simone Bottura

Il pri­mo salu­to del pres­i­dente è per i bam­bi­ni di Solferi­no. Appe­na sce­so dal­l’au­to pres­i­den­ziale, nel piaz­za­le anti­s­tante l’os­sario del paese man­to­vano, Car­lo Azeglio Ciampi infrange il rigi­do cer­i­mo­ni­ale quiri­nal­izio, spez­za il fit­to cor­done degli uomi­ni del­la sicurez­za e si dirige sen­za esi­tazioni ver­so un grup­po di gio­vanis­si­mi che lo accla­mano in uno sven­to­lio di bandier­ine tri­col­ori. Sono le 11.15. Solferi­no è un paese blinda­to. Ogni stra­da d’ac­ces­so è con­trol­la­ta. Persi­no i tombi­ni sono sta­ti sig­illati. Quar­an­tadue anni dopo la visi­ta di Gio­van­ni Gronchi e Charles De Gaulle, un capo di Sta­to è tor­na­to sui luoghi del­la stor­i­ca battaglia risorg­i­men­tale. Ciampi, accom­pa­g­na­to dal min­istro del­la Dife­sa Anto­nio Mar­ti­no, a Solferi­no è accolto dal sin­da­co Lui­gi Lonar­di, dal pres­i­dente del­la Provin­cia di Man­to­va Mau­r­izio Fontanili, dal prefet­to Ser­gio Iet­to, dal vesco­vo Egidio Caporel­lo e da uno stuo­lo di autorità civili e mil­i­tari. La sos­ta del pres­i­dente in ter­ra man­to­vana è breve. Gius­to il tem­po per deporre una coro­na d’alloro nell’ossario allesti­to nell’ex chiesa baroc­ca di San Pietro in Vin­coli e per qualche min­u­to di rac­cogli­men­to al suono del «Silen­zio». Nes­suna dichiarazione. Il momen­to delle parole arriverà poco dopo, a San Mar­ti­no del­la Battaglia. Nell’ossario di Solferi­no Ciampi si limi­ta a bis­bigliare qualche frase al vesco­vo di Man­to­va. Mons. Caporel­lo ci dirà poi che il pres­i­dente ha sem­plice­mente man­i­fes­ta­to la pro­pria sod­dis­fazione per un deside­rio a lun­go carez­za­to e final­mente esau­di­to, quel­lo di vis­itare i luoghi del­la battaglia deci­si­va per le sor­ti del Risorg­i­men­to ital­iano e per il proces­so d’indipendenza del nos­tro Paese. Ciampi si intrat­tiene nell’ossario sei minu­ti per ren­dere omag­gio ai 28mila com­bat­ten­ti che, tra mor­ti e fer­i­ti, rimasero sul cam­po del­la battaglia del 24 giug­no 1859. L’ossario, isti­tu­ito nel 1870, cus­todisce i resti di 11mila sol­dati. Quan­do esce il pres­i­dente infrange per la sec­on­da vol­ta il cer­i­mo­ni­ale. Spi­az­za gli autisti e gli uomi­ni del­la e si incam­mi­na per un breve trat­to lun­go la disce­sa che dall’ossario del­la Roc­ca con­duce al paese. Lo fa per strin­gere mani e ricam­biare salu­ti. Sono migli­a­ia le per­sone accorse a Solferi­no. Poi, dal­la Roc­ca dell’ossario, il breve trasfer­i­men­to in auto fino al Memo­ri­ale del­la Croce Rossa Inter­nazionale, costru­ito nel 1959, in occa­sione del cen­te­nario del­la nasci­ta dell’associazione, con mar­mi prove­ni­en­ti da tut­to il mon­do. Una sos­ta breve ma obbli­ga­ta, per­ché San Mar­ti­no e Solferi­no non sono solo i luoghi sim­bo­lo dell’unità d’Italia. Qui infat­ti il ginevri­no Hen­ry Dunant, osser­van­do i fer­i­ti che a migli­a­ia giace­vano sul cam­po di battaglia, ebbe l’idea di creare un organ­is­mo che provvedesse a soc­cor­rerli e curar­li, la Croce Rossa Inter­nazionale. Il viale che por­ta al Memo­ri­ale è addob­ba­to a fes­ta. Accan­to ai tri­col­ori, sui davan­za­li delle finestre, sven­tolano le bandiere del­la Croce Rossa. Pri­ma di mez­zo­giorno il cor­teo pres­i­den­ziale, tra un «ciao pres­i­dente» e un «viva l’Italia» urlati a squar­ci­ago­la, si rimette in moto pun­tan­do ver­so San Mar­ti­no, in ter­ra bres­ciana. Ciampi si affac­cia al finestri­no e salu­ta con la mano. Il sin­da­co Lonar­di è un uomo felice: «Per Solferi­no — dice — è un even­to stori­co».

Parole chiave: