L’azienda: «Una scelta strategica». I sindacati: «Decisione assurda». Lavoratori mobilitati. Il sito produttivo chiuderà entro la primavera dell’anno prossimo

«Wella», 200 posti a rischio

Di Luca Delpozzo
Diego Albano

La pro­duzione del­la «Wella Italia» di Cas­tiglione delle Stiviere cesserà nel giro di pochi mesi. La deci­sione è sta­ta annun­ci­a­ta ieri dal­la direzione a con­clu­sione di un ver­tice con i rap­p­re­sen­tan­ti di Cgil e Cisl. L’incontro era sta­to chiesto dai sin­da­cati per fare il pun­to del­la situ­azione del­lo sta­bil­i­men­to. Nei piani del­la multi­nazionale lo sman­tel­la­men­to del­la cate­na pro­dut­ti­va dovrebbe essere com­ple­ta­to «entro il pri­mo trimestre 2005». A ris­chio ci sono due­cen­to posti di lavoro. La chiusura del­la fab­bri­ca, han­no spie­ga­to i ver­ti­ci del­la Wella, è mat­u­ra­ta nel quadro di un rias­set­to «glob­ale delle strut­ture pro­dut­tive» vara­to sul­la scor­ta di uno «stu­dio inter­nazionale con­giun­to sulle pro­duzioni». Dal­la ricer­ca sarebbe emer­so che «il polo pro­dut­ti­vo man­to­vano scon­ta uno svan­tag­gio com­pet­i­ti­vo che dipende soprat­tut­to dal­la posizione geografi­ca e dalle dimen­sioni, con­tenute rispet­to agli altri sta­bil­i­men­ti del grup­po». Franz Maier, ammin­is­tra­tore uni­co di Wella Italia, ha defini­to la misura «dolorosa e dif­fi­cile ma inevitabile per il suc­ces­so a lun­go ter­mine del­l’azien­da». Il «numero uno» del­la soci­età ha comunque pre­cisato che «con l’eccezione del­la pro­duzione, tutte le altre attiv­ità azien­dali con­tin­uer­an­no ad avere sede a Cas­tiglione». Nonos­tante la direzione affer­mi in una nota di «aver imme­di­ata­mente avvi­a­to il dial­o­go con le par­ti sociali, nel ten­ta­ti­vo di ricer­care le migliori soluzioni pos­si­bili per garan­tire ai dipen­den­ti coin­volti adegua­ta e sostanziale assis­ten­za e per ridurre al min­i­mo l’impatto del­la deci­sione», la reazione dei sin­da­cati è sta­ta dura. «La chiusura — spie­gano in un comu­ni­ca­to con­giun­to fir­ma­to dalle Rsu azien­dali e da Cgil e Cisl di Man­to­va -, è grave per il meto­do e per le moti­vazioni che fan­no esplic­i­to rifer­i­men­to a una scarsa com­pet­i­tiv­ità». «È incom­pren­si­bile — pros­eguono i rap­p­re­sen­tan­ti dei lavo­ra­tori -, che una deci­sione di questo tipo riguar­di una realtà che negli ulti­mi anni ha prodot­to utili con­sid­erevoli con un incre­men­to del 40% nel 2003. Lo sta­bil­i­men­to van­ta inoltre una situ­azione eco­nom­i­ca e un pat­ri­mo­nio di pro­fes­sion­al­ità in gra­do di garan­tire trend pos­i­tivi». Subito è scat­ta­ta la mobil­i­tazione: oggi sono state con­vo­cate le assem­blee dei lavo­ra­tori che met­ter­an­no a pun­to un pro­gram­ma di scioperi ma anche un pac­chet­to di inizia­tive riv­olte a isti­tuzioni e par­la­men­tari «per difend­ere — spie­gano i sin­da­cati -, il lavoro, il val­ore pro­fes­sion­ale e umano del­lo sta­bil­i­men­to di Cas­tiglione». La sede ital­iana del­la «Wella» è sta­ta fon­da­ta a Cas­tiglione nel 1961 con il nome di «Labo­cos», in pieno «mira­co­lo eco­nom­i­co». Allo­ra, l’azien­da con­ta­va cir­ca ottan­ta lavo­ra­tori. Il 17 mar­zo 2003, la multi­nazionale «Proc­ter and Gam­ble» acquisì la mag­gio­ran­za delle azioni varan­do un pro­gram­ma di con­sol­i­da­men­to delle pro­duzioni. Attual­mente i dipen­den­ti coin­volti nel­la chiusura del­la cate­na pro­dut­ti­va sono com­p­lessi­va­mente 200, 143 dei quali imp­ie­gati a tem­po inde­ter­mi­na­to. Una venti­na i bres­ciani. Si chi­ude così un’es­tate da dimen­ti­care per le indus­trie da sem­pre sim­bo­lo del­la cit­tad­i­na aloisiana, com­in­ci­a­ta con il fal­li­men­to delle rubi­net­terie «Rapet­ti» del 25 giug­no scor­so, pros­e­gui­ta con il duplice incen­dio doloso del­la «Cas­tiglione rifiu­ti» e fini­ta con l’addio di una delle «colonne» del tes­su­to pro­dut­ti­vo castiglionese.