Una lettera al presidente della Regione, agli assessori, alla Comunità e ai sindaci dell’area

Wwf a Galan:la Affi-Paiuccide il Baldo

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Di Luca Delpozzo

La Affi-Pai non c’è anco­ra. Ma è come se ci fos­se: il dibat­ti­to sul­la nuo­va arte­ria per il traf­fi­co nell’area del Gar­da è già al calor bian­co. Ulti­mo atto, una let­tera tar­ga­ta Wwf (World wildlife fund), al pres­i­dente del­la Regione, Gian­car­lo Galan. Inoltra­ta anche a Elio Mose­le, al ver­tice del­la Provin­cia di Verona, all’assessore regionale alla mobil­ità, Rena­to Chisso, a Cipri­ano Castel­lani, a capo del­la Comu­nità Mon­tana del Bal­do e ai sin­daci di Affi, Coster­mano, Capri­no, Tor­ri, San Zeno di Mon­tagna, Bren­zone e Mal­ce­sine. Tut­ti i pro­tag­o­nisti, dunque, a vario tito­lo di quel­la che è già una «querelle». Dal­lo svilup­po e dal finale tut­to­ra incerti.La fir­ma in calce, con quel­la di Manuela For­men­ti, respon­s­abile di zona dell’associazione, è di Aver­ar­do Ama­dio, a lun­go pres­i­dente del Wwf del Vene­to e atti­vo da decine di anni nel­lo stu­dio e nel­la prat­i­ca del­la tutela e pro­mozione di natu­ra, ambi­ente. E pae­sag­gio: sul­la scia e a con­tin­u­azione dell’opera, affer­ma, «dell’esempio mite e del grande lavoro di Euge­nio Tur­ri». Un per­son­ag­gio stori­co dell’ambientalismo più «gen­uino». E come tale con le idee ben chiare sull’ipotesi del­la Affi-Pai: «Dopo almeno un decen­nio di silen­zio si tor­na a par­lare del­la sec­on­da garde­sana, da Affi a Pai, ritenu­ta inac­cetta­bile dal WWF, fin dal­la pri­ma pro­pos­ta». Sen­za se né ma.«So del suo propos­i­to», scrive a Galan, «di soprint­en­dere di per­sona alla cura del pae­sag­gio vene­to e conosco sue dichiarazioni rilas­ci­ate alla stam­pa sull’argomento, di tale chiarez­za da non las­cia­re dub­bi. Ciò mi ras­si­cu­ra nell’esporle il pen­siero del Wwf su ques­ta ipo­tiz­za­ta nuo­va arte­ria. A quan­to appren­do, in sin­to­nia anche con i sin­daci del Gar­da e il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana». Ama­dio invi­ta anche il pres­i­dente del­la Regione: «Sul Gar­da, che lei cer­to conosce, ma anche sul Bal­do, che forse non ha vis­i­ta­to». Una pro­pos­ta polit­i­ca di «spes­sore», per una pre­sa di con­tat­to diret­ta e sen­za inter­me­di­ari con il territorio.Amadio det­taglia: «Il no alla nuo­va opera, con­tes­ta­ta in pas­sato ed ora decisa­mente respin­ta appe­na annun­ci­a­ta, nasce da molte ragioni. La strut­tura viaria per col­le­gare Affi con Pai, dovunque sia trac­cia­ta, attra­verserebbe a bas­sa quo­ta il ver­sante garde­sano del Monte Bal­do. Fas­cia che deve invece essere man­tenu­ta inte­gra e tute­la­ta per le carat­ter­is­tiche nat­u­rali sub-mediter­ra­nee che la carat­ter­iz­zano», spie­ga. «Aggiun­gen­do la pre­sen­za di numerose inci­sioni rupestri si real­iz­za un quadro di grande val­ore nat­u­ral­is­ti­co e preis­tori­co, tale da scon­sigliare su quest’area manomis­sioni come quelle proposte».Per real­iz­zare un’infrastruttura di tipo autostradale, fa notare l’esponente del Wwf, è nec­es­sario costru­ire una serie impo­nente di opere: trat­ti di ret­ti­fi­lo, scavi a mez­za­cos­ta con for­mazione di scarpate o muri di sosteg­no a valle, pon­ti e viadot­ti, svin­coli, rac­cor­di con la ordi­nar­ia per rag­giun­gere i cen­tri a valle, con aree di servizio e piaz­zole di sos­ta. «Non serve grande fan­ta­sia», sostiene, «per capire l’impatto dell’opera sull’armonioso pae­sag­gio garde­sano e sul­la sua natura».Uno dei tim­o­ri fon­da­men­tali nei con­fron­ti del­la Affi-Pai res­ta comunque il fat­to che «la nuo­va autostra­da faciliterebbe l’afflusso al lago di numerosi ulte­ri­ori mezzi motor­iz­za­ti, auto e pull­man tur­is­ti­ci, generan­do code e ingorghi. L’accumulo dei mezzi in usci­ta dai casel­li», affer­ma Ama­dio, «non potrebbe essere smalti­to sol­lecita­mente da strade locali ver­so il lago. Il sur­plus di traf­fi­co ver­rebbe affida­to, per lo smal­ti­men­to, alla soli­ta garde­sana, già intasa­ta, che per­corre la costiera».Scontato, per il Wwf, il peg­gio­ra­men­to del­la qual­ità ambi­en­tale, non solo per il dan­no al pae­sag­gio, ma anche per l’aumento dell’inquinamento dell’aria e acus­ti­co nei nuovi ter­ri­tori aper­ti al traf­fi­co e dell’acqua del lago per gli scarichi dal­la nuo­va strada.«Si trat­ta», dice, «di una pro­pos­ta dalle carat­ter­is­tiche urban­is­ti­ca­mente anti­s­toriche. Si assiste oggi allo stu­dio di modal­ità atte a ridurre, impedire ove pos­si­bile, l’afflusso motor­iz­za­to a cen­tri urbani o cen­tri tur­is­ti­ci (Stoc­col­ma, Lon­dra, , Zer­matt ). Si pro­pone, e già si è giun­ti in alcu­ni casi alla fase attua­ti­va che le auto vengano fer­mate fuori dai cen­tri abi­tati. Meto­di analoghi pos­sono essere stu­diati per tut­ta o parte del­la riv­iera garde­sana», rilan­ciano. «Altri meto­di pos­sono essere stu­diati e attuati, ma sem­pre fun­zion­ali a ridurre l’afflusso delle auto al lago, real­iz­zan­do il con­trario di quan­to provocherebbe la nuo­va autostrada».Progetto fuori bersaglio, la Affi-Pai, in ogni caso, sec­on­do il Wwf: «Quan­do si prog­et­ta un’autostrada il fine è decon­ges­tionare il traf­fi­co. Ques­ta arte­ria che si ipo­tiz­za avrebbe invece l’effetto oppos­to, poiché facil­i­tan­do l’accesso al lago favorirebbe il con­ges­tion­a­men­to dell’attuale costiera». Inter­rog­a­ti­vo-chi­ave degli ambi­en­tal­isti: «Cosa vuole la gente del lago? Alber­ga­tori e negozianti? Desider­a­no forse un’autostrada che con­d­u­ca nei loro pae­si più auto, inquina­men­to, con­ges­tione, veloc­ità, o il con­trario? Con minor oppor­tu­nità di lavoro, mag­a­ri. Questo il noc­ci­o­lo del­la ques­tione. La nos­tra tesi, tesi di ragionev­olez­za, sup­por­t­a­ta da espe­rien­ze mutu­a­bili fuori dai nos­tri con­fi­ni, è che chi vive del tur­is­mo sul lago (alber­ga­tori, ris­tora­tori, com­mer­cianti, che abbiano a cuore il loro futuro ) non può far­si com­plice del tur­is­mo fret­toloso, “del­la mez­za gior­na­ta”, che arreca più oneri che van­tag­gi». E un invi­to: «Questi oper­a­tori pos­sono essere il “fil­tro” per ridurre le pre­sen­ze, non di per­sone, ma di auto, con l’ambizione di invitare la clien­tela in luoghi ove la vita abbia un rit­mo più paca­to rispet­to a quel­lo ordi­nario, qual­ità tale da indurre il tur­ista a tornare».

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