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All’ENEL i danni dell’Autobrennero

“Chiederemo i danni all’ENEL. Per ora, però, la nostra prima preoccupazione è lavorare alla svelta per restituire la corsia Sud al traffico”. Il presidente dell’Autostrada del Brennero, Ferdinand Willeit, in questi giorni è a Roma con il direttore dell’azienda. E’ stato informato telefonicamente del disastro di Preabocco e quindi non ha potuto visitare personalmente quei cento metri di A22 mangiati dall’acqua. “Forse già domani (oggi, ndr) si potrà riaprire la corsia di sorpasso della carreggiata Sud. Potrebbe essere una soluzione che almeno garantirebbe un flusso regolare per chi viaggia verso Nord”. L’intero tratto, comunque, sarà reso agibile sabato mattina. Ma quanti sono i danni? “Non ci siamo preoccupati subito di valutare a quanto ammontano – precisa Willeit – anche perché c’erano cose più urgenti. Le relazioni dei periti non le ho ancora lette ma assicuriamo gli utenti sul lavoro che stiamo svolgendo il più velocemente possibile perché c’è la massima urgenza. Però, ripeto, è chiaro che chiederemo il risarcimento dei danni all’ENEL. Anche perché l’ondata si è portata via la recinzione e pure parte dell’asfalto”.L’ENEL, intanto, sta cercando di capire le cause del cedimento dell’argine del canale Biffis. Che fosse troppo pieno sembra assodato. La tracimazione, infatti, c’è stata e l’acqua defluita si è mangiata la sabbia del terrapieno che costituiva il vecchio argine. I lavori di rifacimento e consolidamento delle pareti erano previsti per il prossimo anno ma, vista la situazione, saranno anticipati.”Abbiamo predisposto un appalto urgente – spiega il responsabile degli impianti del Medio Adige Aldo De Bernardi – e sabato o domenica partirà il cantiere. Il Biffis, a Preabocco, dovrebbe essere riutilizzabile entro un mese o comunque per il 15 aprile, l’inizio del periodo irriguo. Il canale, infatti, serve gli agricoltori di tutta la parte alta della provincia di Verona e gli utenti, per quella data, lo vogliono giustamente in funzione”.I costi dell’opera dovrebbero essere contenuti. “Per la riparazione e gli interventi di contorno contiamo di spendere poco più di cento milioni di lire ma, visto che ci siamo, pensiamo di rifare completamente quel tratto anticipando quindi i lavori di sistemazione definitiva previsti per il 2001 “.Di cause ancora non si parla. L'”esplosione” del Biffis può essere stata determinata da un al funzionamento ma è difficile capire quale. “È prematuro parlarne – dice l’ingegner De Bernardi – stiamo analizzando i dati e ci siamo attivati per le misurazioni e i rilievi topografici del sito anche per capire quali danni sono stati causati al fiume Adige. Stiamo valutando anche i danni provocati in generale e la funzionalità delle apparecchiature che segnalano il livello dell’acqua ed eventuali guasti”. Una prima sommaria analisi parlava di riflusso. Una presunta ostruzione un chilometro più a valle, dove il Biffis entra nella galleria Preabocco che è molto più in pendenza del canale stesso, potrebbe aver provocato un ritorno del flusso che ha elevato di molto il livello determinando così la tracimazione. “Da una prima verifica lungo il canale non abbiamo trovato ostruzioni. Non c’erano ostacoli quindi è difficile capire se e come ci sia stato un ritorno dell’acqua”. Lo svaso, però, è stato confermato ma non si sa ancora a cosa sia dovuto. L’acqua uscita dall’alveo ha eroso il terrapieno mangiando la terra di riporto che costituisce l’argine. Le lastre di cemento lunghe sette metri non hanno trovato appoggio e la pressione dell’acqua nel Biffis ha premuto con forza fino a ribaltarle. La massa liquida liberata, seppure non improvvisamente ma gradualmente, ha travolto quanto ha trovato sul suo cammino. I vigneti dalla montagna all’autostrada sono stati distrutti, la recinzione dell’A22 divelta, lastroni di asfalto della corsia di emergenza sollevati e l’arteria allagata con picchi d’acqua alta un metro. Il flusso ha proseguito anche nella campagna oltre l’Autobrennero arrivando a ridosso della ferrovia. Il paesaggio, ai primi intervenuti, è parso irreale: un enorme acquitrino con detriti e piante sradicate in mezzo al lago. I danni, come si può facilmente intuire, sono ingenti. Si parlava di dieci miliardi anche se una quantificazione definitiva non è stata ancora fatta.

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