Home Attualità I veronesi in America’s Cup

I veronesi in America’s Cup

La Coppa America è un affare gardesano e soprattutto di sponda veronese, ovvero della riviera degli ulivi. A Malmoe, in Svezia, dove si è concluso martedì l’Act 6, la sesta tappa di avvicinamento alla Coppa America, nelle regate match race, quelle uno contro uno, ha trionfato ancora una volta Alinghi, l’equipaggio svizzero detentore dell’America’s Cup, di cui fa parte il torresano Claudio “Ciccio” Celon, l’unico velista italiano che ha al suo attivo tre partecipazioni alle Olimpiadi (Los Angeles 1984, Seoul 1988, Atlanta 1996), il Giro del mondo ora Volvo Ocean Race, e a tre campagne di Coppa America, Italia 1987, Luna Rossa 2000 e ora con Alinghi. Ciccio e compagni, al timone il maestro — ovvero il tedesco Jochen Schuemann con ben quattro medaglie olimpiche in tasca — hanno dominato anche questa regata, che si è sviluppata su 66 incontri diretti (match race); Alinghi è tuttora imbattuto, dalla Coppa America del 2003 conquistata ad Auckland ha inanellato la bellezza di 22 vittorie consecutive. C’è da considerare che l’ingaggio di Celon da parte del patron di Alinghi Ernesto Bertarelli è coinciso con la clamorosa rottura con Russel Coutts, il timoniere più decorato di Coppa America (ha vinto le ultime tre edizioni della regata). Come dire, il tasso di classe di Celon ha funzionato come antidoto al divorzio, che ha privato gli elvetici del più forte timoniere del mondo. «Non c’è tempo per annoiarsi anche perché si lavora sodo tutto il giorno», spiega Ciccio Celon, «tra allenamenti, breafing cioè riunioni operative, preparazione delle barche, spostamenti da un posto all’altro dove si gareggia i mesi volano. Ogni tanto però posso tornare a casa, a Torri da mia moglie e i miei figli. Allora mi prendo delle pause salutari e per un po’ andiamo tutti in montagna. Per noi di Alinghi vincere è un obbligo; siamo l’equipaggio e la barca da battere e tutti contro di noi vogliono esprimere il meglio. Andando avanti però sarà sempre più dura; i nostri avversari sono sempre più allenati e bravi e tra poco, la maggior parte di loro, disporrà di barche nuove di zecca». Ma la presenza di velisti gardesani di sponda veronese interessa anche i tre consorzi italiani presenti in questa edizione della Coppa delle cento ghinee: + 39, Mascalzone Latino e Luna Rossa. E proprio + 39, che ha come skipper Luca Devoti, l’olimpionico veronese che ai Giochi di Sydney del 2000 ha conquistato l’argento con il Finn, è stata la rivelazione delle regate match race di Malmoe. + 39, che fa capo al Circolo vela Gargnano organizzatore della Centomiglia, ha conquistato il sesto posto in graduatoria generale pur gareggiando con un vecchio scafo dell’America’s Cup del 2000. La barca però è stata rivista e corretta da “Cavallo Pazzo” Devoti, che non è solo capo dell’equipaggio, a terra, ma una specie di regista, che sovrintende e coordina anche la parte progettuale di scafo, vele e attrezzatura, oltre al team. + 39 è riuscito a battere i fortissimi neozelandesi di Emirates New Zealand e a conquistare la sesta posizione in graduatoria generale, solo due punti dietro Luna Rossa, quarta alle spalle degli svizzeri di Alinghi, degli americani Bmw Oracle Racing e degli All black di Emirates Team New Zealand. «Quando i ragazzi di + 39 sono riusciti qui a Malmoe a battere i neozelandesi ho provato un’emozione simile a quando sono salito sul secondo gradino del podio olimpico a Sydney», confessa Devoti, «dietro a questa esperienza ci sono quella medaglia, oltre all’oro vinto da Iain Percy, l’attuale timoniere di + 39, la grinta di Ian Walker il nostro nuovo tattico, il lavoro di Rafa Trujillo alle vele, di Rizzi e Scherrer, di Ganga Bruni, di tutti gli altri, dai meccanici ai cuochi, da Edo a Igor, da Cristian a Michelino. Adesso speriamo nella nuova barca. Qui si è visto un grande equipaggio. In primavera navigheremo con il nuovo scafo. La scelta di velisti provenienti dalle classi olimpiche, con la mia stessa testa e preparazione, ci sta dando ragione». Su Mascalzone Latino c’è Daniele “Dede” De Luca, fratello dello scomparso Claudio, e di Massimo che con lui regata nella classe Maxi con Our Dream. “Dede”, il suo ruolo su Mascalzone è quello di trimmer, in Coppa America è stato svezzato da Flavio Scala di Porto di Brenzone, grande timoniere di Star e 12 Metri S.I., ma anche di Libera, Maxi e grandi barche d’epoca, che lo aveva portato assieme a un giovanissimo Celon su Italia nella Coppa America del 1987, che si disputò a Freemantle (Australia). «Qui c’è molto da lavorare e molto da imparare», racconta Dede De Luca, «questa esperienza per un velista è il massimo. Professionalmente la Coppa America è una inesauribile miniera proprio perché ti dà la possibilità di misurarti con i migliori. Ma non solo sotto il profilo sportivo, ma anche per quando riguarda i materiali, la tecnologia, le soluzioni progettuali, la gestione logistica del team». Manuel Modena di Castelletto di Brenzone, cugino di Luca, con il quale ha vinto tra l’altro un titolo europeo Asso 99 oltre a un italiano 49Er e il tricolore sempre con gli Asso 99, è nell’equipaggio di Prada Luna Rossa. Prada è stato il primo consorzio ad allestire la base operativa nel porto di Valencia, anche prima di Alinghi, e praticamente dalla fine Coppa del 2003 ha continuato a lavorare senza clamori : «La mia avventura con Prada è iniziata subito dopo il campionato mondiale 49ER 2003. In quasi due anni di lavoro abbiamo effettuato un’infinità di test. È servito ai nostri tecnici e progettisti per raccogliere i dati di navigazione rapportati alle condizioni della baia di Valencia. Su questa base si sviluppano i progetti per le nuove barche. Sono entrato a far parte del team Prada dopo che Michele Ivaldi, navigatore su Luna Rossa, mi ha visto all’opera su Clan des Team in occasione del Gorla e della Centomiglia del 2003, che abbiamo vinto gareggiando assieme. Il gruppo di Prada Luna Rossa è internazionale: su 40 velisti gli italiani sono 12; tra le nazioni più rappresentate c’è l’Australia che è la patria del timoniere James Spithill». Modena si occupa della regolazione della randa, «Sono anche stratega», spiega, «puntiamo ad affinare una miscela tra persone d’esperienza che hanno alle spalle diverse edizioni di Coppa America e persone motivate che provengono da altre esperienze agonistiche. Per quanto mi riguarda questa è una grande opportunità. Certo non è facile adattarsi ai ritmi e alle regole di questo ambiente, però il bagaglio di esperienza che si acquisisce è enorme».

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Exit mobile version