Home Attualità «Il Chierego non resisterà a un altro inverno»

«Il Chierego non resisterà a un altro inverno»

Una volta era un rifugio, ora pare una decrepita dimora di spettri. Ha un aspetto lugubre il Chierego diroccato, con la facciata sfatta, i vetri rotti, le finestre sgangherate, l’intonaco scrostato. E con un altro inverno in arrivo pare inesorabilmente destinato alla rovina. Sembrano infatti caduti nel nulla gli accorati appelli alla ricerca di fondi lanciati dal presidente del Cai (Club alpino italiano) Gianfranco Lucchese. Deciso però a non mollare e ad iniziare i lavori l’anno prossimo, si sta ora apprestando a chiedere nuovamente aiuto alle amministrazioni locali. Neppure nell’anno internazionale della montagna è stato fatto alcun intervento per salvare dal degrado totale quel rifugio a quota 1.911 metri, chiuso ormai da quasi tre anni. Lucchese lo definisce la sua spina nel fianco, per non parlare del fastidio provato nel sapere che, ad una rassegna-concorso fotografico a Lazise (A futura memoria, bellezze e brutture tra Adige e Garda) una delle inquadrature vincenti è stata proprio una recentissima immagine del Chierego fatiscente intitolata appunto «Chierego, il brutto del Baldo». «Io non so più dove andare a bussare», commenta amaramente Luchese. «Per noi del Cai ogni anno è della montagna, ma questa tanto sbandierata ricorrenza ha dato ben poco a Verona: si poteva fare qualcosa di più per le nostre vette e i nostri sentieri. E sono molto dispiaciuto che proprio il Chierego sia stato additato in una mostra fotografica come esempio di bruttura». Senza contare che anche il rifugio Barana, al Telegrafo, avrebbe problemi di gestione causati dalla mancanza di servizi. Ecco dunque l’appello alle amministrazioni. «Pare che un decreto legge deleghi alla Provincia la collaborazione con gli enti locali», continua. «Stiamo quindi aspettando di sapere come eventualmente ottenere contributi per la ristrutturazione». Si è giunti infatti a un punto di non ritorno: «I lavori al Chierego devono partire: la manutenzione non è mai stata fatta in maniera rigorosa, niente lassù è a norma, la struttura è ora completamente fatiscente e un altro inverno causerà un ulteriore deterioramento, con un conseguente aumento delle spese per la ristrutturazione». I fondi del solo Cai non potrebbero mai colmare certe lacune. «Siamo un’associazione volontaristica senza scopo di lucro, le sole quote dei soci non bastano a mantenere le strutture, per questo abbiamo bisogno di sollecitare le amministrazioni pubbliche». Anche il Telegrafo è del Cai: «È a quota 2.147, in una posizione difficilmente raggiungibile con i rifornimenti. Serve una teleferica di servizio».

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