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Il letargo dei telegrammi negli uffici di Arco

La storia infinita dei disservizi di cui è costellato il rapporto fra cittadino utente e Poste italiane, registra stavolta, nel territorio arcense, un episodio di cui potrebbe essere chiamata ad interessarsi la Magistratura, dal momento che si configurano ipotesi di fatti penalmente rilevanti. In quel che è accaduto rientra sicuramente la violazione della privacy, ma potrebbe trattarsi anche di una truffa bell’e buona ai danni di un consumatore cui si promette consapevolmente una cosa che poi non sarà mantenuta; forse un’estorsione o l’interruzione di un pubblico servizio: se ne sta occupando un legale e l’associazione dei consumatori. Il problema riguarda i telegrammi che, mancando i fattorini, non vengono più consegnati.La storia recente, di cui evitiamo di citare il protagonista, si sviluppa intorno ad un lutto. Molti portano di persona il segno della partecipazione al dolore dei famigliari, direttamente a casa o in occasione del funerale. Molti altri, impossibilitati a farlo diversamente, ricorrono ai telegrammi. Fra le 9 della mattina del 7 dicembre e le 19 dello stesso giorno, all’ufficio postale di Arco, arrivano 20 telegrammi di condoglianze. Impaccati per bene, rimangono sul bancone nel disinteresse generale per quattro giorni e mezzo: all’abitazione del destinatario vengono infatti consegnati esattamente a mezzogiorno del 12 in un’unica busta, aperta (tanto che chiunque avrebbe potuto leggerne il testo) e senza alcun timbro postale. Ai 20 telegrammi del giorno 7, se ne erano aggiunti altri due, uno dell’8 dicembre ed uno del 9. Quindi il giorno 12 ne arrivano in tutto 22. Il giorno dopo, 13 dicembre, altra consegna, di due buste, entrambe aperte, la prima senza timbro postale con tre telegrammi arrivati all’ufficio postale il giorno 9, prima delle 11 della mattina; la seconda, recante il timbro del 12, con un telegramma arrivato il giorno prima, 11 dicembre. I telegrammi, quando le poste erano ancora un carrozzone statale, prima dunque di essere privatizzate, riorganizzate e rese più snelle e rispondenti alle esigenze dei cittadini, venivano recapitati da un fattorino, se non proprio appena arrivati, sicuramente nel giro di qualche ora. Non risulta peraltro che all’accettazione del telegramma, l’impiegato che incassa i soldi abbia informato che quel testo sarebbe sì trasmesso subito, ma che per la consegna nessuno poteva garantire niente. Il nostro ha segnalato l’accaduto al direttore delle poste di Trento dottor Carlo Ferreri, interessato un legale e contattato l’associazione dei consumatori. I corrieri privati ringraziano della collaborazione: il loro futuro è assicurato.

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