Home Attualità Maglia gialla per l’ospedale. Riparte la protesta antichiusura

Maglia gialla per l’ospedale. Riparte la protesta antichiusura

Una maglia gialla per protestare e salvare l’ospedale di Malcesine dallo stato di grave crisi e di smobilitazione in cui versa. Ne sono state stampate mille, di cotone, di tutte le taglie. E saranno distribuite stasera durante l’ assemblea pre-natalizia che si svolgerà in ospedale, a partire dalle 20. A creare le magliette è stata l’Aidm, l’associazione interregionale dei disabili motori presieduta da Roberto Bassi, difensore dell’ospedale da quando è iniziata la battaglia contro la delibera della Regione Veneto, che ne voleva la chiusura. «Barcollo ma?non mollo!», è la scritta che campeggia sulla maglia, a maniche corte e quindi adatta ai calori che le decisioni della Regione e dell’Ulss 22 evidentemente fanno venire ai disabili motori, ai medici e a quanti si sono finora battuti al loro fianco per la salvaguardia dell’ospedale dell’alto lago. Una rabbia che spesso è sfociata in manifestazioni clamorose, come il blocco della Gardesana; la consegna di 80mila firme da tutta Italia, poi consegnate al termine di una staffetta in carrozzella da Malcesine a Venezia al presidente Galan, «Che non ci ha nemmeno voluti ricevere», ricorda con rammarcio Bassi. Una protesta, però, «Che non ha mai travalicato i limiti della civiltà e del buon gusto»,hanno aggiunto alcuni amministratori comunali dei paesi dell’alto lago. E anche questa volta il presidente dell’Aidm, Roberto Bassi, ha inventato una protesta clamorosa e garbata. «Una ultima chicca», rivela Bassi, «che però dovrebbe fare riflettere e agire anche gli amici di Isola della Scala e Valeggio, accomunati a noi dalla volontà di difendere i propri ospedali, è contenuta nell’ultima pagina del periodico Obiettivo Sanità news edito dall’Ulss 22. Nell’ultima pagina, infatti, alla voce numeri utili, sono riportati i numeri dei centralini degli ospedali di Isola della Scala, Malcesine e Villafranca, mentre tre quarti di pagina sono dedicati agli ospedali di Bussolengo e di Caprino, dei quali sono specificati servizi, ambulatori e reparti disponibili. Questa operazione, secondo i disabili, «Contribuisce a far credere che l’ospedale di Malcesine, come pure gli altri non citati, siano già chiusi, e non rende conto dei servizi, delle degenze o dei poliambulatori presenti». Una dimenticanza o una precisa scelta? «Non lo so. Fatto sta», conclude Bassi, «che da maggio 2003 avevamo chiesto che l’Ulss desse corso a una campagna informativa per fare sapere che l’ospedale di Malcesine non è affatto dismesso né da dismettere, come invece molti pazienti e cittadini oggi credono, a causa della grave situazione in cui si trova. E nulla è stato fatto». Di qui l’idea della maglietta, che è anche autoironica, «barcollo ma?non mollo». Inevitabile allora ricordare le parole di Bruno Danzi, primario della riabilitazione dell’ospedale di Malcesine. «Speriamo», aveva detto Danzi in coda a un’assemblea in ospedale, in ottobre, «che la Regione e l’Ulss non costringano nuovamente i disabili a ricorrere a forme clamorose di protesta. Per persone con problemi fisici gravi come i loro sarebbe una grande fatica. E questo è inaccettabile. Anzi, è proprio una vergogna».

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