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Parco delle Colline, primo sì Il Veneto ha già dato il via libera per istituire sul Garda un’area protetta

Due proposte di legge popolare per un solo parco. È quello delle Colline moreniche del Lago di Garda. A distanza di ben sette anni dall’avvio del progetto di tutela della zona collinare che contorna il più grande lago italiano, arrivano al primo importantissimo traguardo le iniziative di carattere popolare.È stato depositato infatti nei giorni scorsi all’ufficio legislativo della Regione Veneto il progetto di legge. Bisognerà invece attendere poche settimane perché analogo intervento venga formalizzato in Lombardia. Poi i promotori potranno passare alla raccolta delle firme. Ne servono 5.000 per ciascuna regione.Se l’obiettivo sarà, com’è prevedibile, centrato, la proposta dovrà essere obbligatoriamente valutata e votata, come prevedono gli statuti dei rispettivi Consigli regionali di Lombardia e Veneto.Cementificazione sotto accusaL’idea di tutelare la zona collinare del Lago di Garda e la morena del Garda non è nuova. L’area costituisce infatti uno degli habitat naturali più belli d’Italia. Molti residenti sono consapevoli del fatto che l’ambiente è davvero un bene prezioso. Un bene che ha subìto, specie nell’ultimo mezzo secolo, notevoli trasformazioni e modifiche.Sotto accusa è finita in particolare l’eccessiva cementificazione, che ha fatto gridare all’allarme numerose associazioni ambientaliste. Cento sono quelle che nel 2003 hanno dato vita ad un coordinamento che, nella prima riunione svoltasi in Municipio a Sirmione, ha messo sul tappeto tutta una serie di iniziative per tutelare ambiente e paesaggio del Benaco. Per raggiungere l’obiettivo si puntò su un’azione di sensibilizzazione dei Comuni, dei sindaci e degli amministratori locali.Furono promossi dal Comitato del Parco delle Colline moreniche del Garda, che nel frattempo era stato costituito, incontri e convegni; furono arruolati testimonial come l’astrofisica Margherita Hack, il cantautore Roberto Vecchioni, lo scrittore Mario Rigoni Stern, il regista Franco Piavoli. Ma dopo anni di incontri e di dibattiti le associazioni del Comitato si sono rese conto che quella strada, al di là di molte promesse, non portava a nulla.Moltissimi i Comuni coinvoltiNemmeno l’idea di creare più parti locali di interesse sovraccomunale ha avuto fortuna. L’unico Comune infatti a muoversi in questa direzione è stato quello di Desenzano, che ha costituito il parco del Monte Corno, nascita ufficializzata dalla Provincia di Brescia nel 2006.«A quel punto, era la fine del 2007, abbiamo deciso di mutare strategia – spiega Gabriele Lovisetto, segretario del Comitato promotore -. È stata scelta un’altra strada, quella cioè delle proposte di legge di iniziativa popolare, l’unica che consentisse di arrivare a porre in primo piano il problema, costringendo, se supportati da firme sufficienti, i Consigli regionali a pronunciarsi formalmente».Il parco, secondo il progetto del Comitato e delle associazioni Salvavalpolicella e comitato Parco Baldo Garda di sponda veronese, ingloberà i territori di diciotto comuni bresciani compresi fra Salò e la Valtenesi e il Basso Lago di Garda. E ancora otto comuni della provincia di Mantova, mentre quelli di area veronese amministrativamente collegati alla Regione Veneto sono ben diciannove e arrivano fino al territorio di Malcesine.Proprio la differente competenza amministrativa, divisa fra due Regioni, ha richiesto una doppia procedura, cioè due proposte di legge di iniziativa popolare, una per la Lombardia e una per il Veneto.Un complesso iter burocraticoLe normative prevedono dapprima la richiesta di sostegno agli uffici legali da parte dei promotori, sulla scorta di una bozza di proposta. Il Veneto l’ha già esaminata ed ha dato il via libera e quindi la proposta è stata depositata, mentre l’ufficio legale della Lombardia sarebbe prossimo a fare altrettanto.A questo punto le Regioni devono consegnare ai promotori soltanto le schede per la raccolta delle firme. Il Veneto lo farà probabilmente fra poche settimane. Nell’arco di 6 mesi di tempo i promotori dovranno raccogliere almeno 5.000 firme di elettori a sostegno della proposta, traguardo che consegnerà definitivamente il progetto di legge ai Consigli regionali, che a norma di Statuto saranno tenuti a valutarli ed a sottoporli a votazione.In entrambi i casi, come recitano le Relazioni accompagnatorie, il progetto ha «l’obiettivo di tutelare un’area di grande valore ambientale e paesaggistico che nell’ultimo mezzo secolo è stata oggetto di un processo inarrestabile di urbanizzazione, antropizzazione, congestione, giunto ormai vicino al punto di non ritorno».Stavolta insomma a difesa dell’ambiente del Garda vengono chiamati a scendere in campo i cittadini.

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